CUORE

Leggiamo nel Vocabolario della Lingua Italiana (Treccani): «Organo muscolare, cavo, che costituisce il centro motore dell’apparato circolatorio, situato, nell’uomo, tra i due polmoni, sopra al diaframma, davanti alla colonna vertebrale, dietro lo sterno […]».
In quest’ottica, vien da chiedersi: se – solo per un momento – consideriamo una qualsiasi organizzazione umana (e quindi anche un’Associazione di volontariato) una sorta di speciale organismo vivente, dove possiamo immaginare risieda l’organo pulsante che vi fa circolare pensieri e idee facendo in seguito in modo che le parole si facciano azioni? Difficile dirlo…
Sfogliamo allora qualche altra pagina dello stesso Vocabolario:

«[…] Dall’antichissima credenza popolare che il cuore fosse il centro della vita spirituale e affettiva dell’uomo, s’è formata nel linguaggio comune una serie ricchissima di locuzioni e frasi figurate nelle quali il cuore è inteso come la sede dei vari moti dell’anima:
Il cuore tenero, sensibile, ardente, compassionevole, generoso, duro, insensibile, feroce, crudele; di pietra, di ghiaccio, di sasso, di macigno.
Aprire il cuore, parlare col cuore, col cuore in mano, fare qualcosa col cuore, con tutto il cuore. “Il cuor mi dice che ci vedremo presto” (Manzoni)».

Interruzione ludica: per svolgere le attività che ognuno di voi svolge, quale “tipologia” di cuore pensate sia necessario possedere? E pensate di possedere un simile cuore…?
Facciamo un altro passo: come tutte le parole, anche la parola Cuore ha una sua antica e caratteristica storia. Deriva dal greco χαρδία (cardia): organo interno, viscere, sede delle passioni; stomaco, intelligenza, animo, amore.
Ecco allora svelato l’arcano, aiutati dalla sempre utile etimologia: quando si sottolinea l’esigenza che le parti impegnate in una qualsiasi attività, siano ac-cor-date e con-cor-di (concetti, guarda un po’, musicali…), l’attenzione viene richiamata proprio sulla necessità che i cuori battano all’unisono, metaforicamente parlando. Più precisamente e riferendoci alle attività svolte in quanto volontari e volontarie: il vostro cuore –inteso nel senso che ciascuno di voi vorrà intendere – dovrà “registrarsi” sul battito del cuore del vostro interlocutore, a maggior ragione se bambino o adolescente

Per concludere un paio di curiosità e un consiglio, dato di cuore…:
– Digitando la voce “cuore” in Google, vengono segnalati 15 milioni e settecentomila risultati. Abbastanza da impegnare il navigante per tutto il tempo che gli resta da vivere…
Massimo D’Azeglio (1798-1866) ebbe a dire «Abbiamo fatto l’Italia, si tratta adesso di fare gli italiani» e Edmondo De Amicis (1846-1908), con il romanzo Cuore – pubblicato nel 1886 dalla casa editrice milanese Treves – sembra indicare la via maestra per conseguire l’obiettivo segnalato da D’Azeglio: vi si respira e intuisce la diffusa esigenza di unità sociale, un’esigenza che si percepisce anche negli sforzi oggi in atto per favorire l’integrazione e l’inclusione (sociale, appunto) di cui tanto si parla in questo tempo storico.
Scuola, didattica e pedagogia sono gli unici strumenti necessari per favorire processi di inclusione, educando le giovani generazioni a sviluppare quella cultura del rispetto – per se stessi, prima di tutto e per gli alti – di cui attualmente il mondo adulto dà scarsissima testimonianza.
Per i volontari che operano a vario titolo nella scuola, la lettura di Cuore fornisce spunti metodologici di un qualche interesse, al di là del giudizio che dell’opera di De Amicis si desideri dare (si tratta di un libo per molti versi più che criticabile). Intanto, la procedura di raccolta dati: si tratta di una sorta di Diario, scritto da un ragazzo di undici anni (Enrico Bottini) in ordine all’anno scolastico 1881 / 1882. Così, dal 17 ottobre al 10 luglio, nelle pagine vengono fissati episodi e personaggi che animano la sua classe e la sua scuola, immaginata nella città di Torino.

Il romanzo prende via via corpo, vedendo la successione di capitoli in un qualche modo a se stanti e in ordine cronologico.
Ottobre: Il piccolo patriota padovano
Novembre: La piccola vedetta lombarda
Dicembre: Il piccolo scrivano fiorentino
Gennaio: Il tamburino sardo
Febbraio: L’infermiere di Tata
Marzo: Sangue romagnolo
Aprile: Valore civile
Maggio: Dagli Appennini alle Ande
Giugno: Naufragio.
Gianni Rodari, nel video normalmente proiettato e commentato all’interno del nostro Laboratorio dedicato ai neo volontari, ricorda di come, ragazzo, nascosto in una cassa vuota che il padre – fornaio – lasciava nel cortile, piangesse leggendo Cuore, libro che gli era stato regalato.

Ecco allora il consiglio, desumibile dalla Prefazione al Romanzo scritta dall’Autore:

«Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d’un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d’una scuola municipale d’Italia. – Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l’abbia scritta propriamente lui, tal qual è stampata. Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d’anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero, e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliuolo. Il quale poi, 4 anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il manoscritto e v’aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene».

Chi, tra i volontari, opera nelle scuole o nei cosiddetti Spazi Bimbi – fatte tutte le debite differenze e le indispensabili contestualizzazioni e aggiornamenti storici – potrebbe trarne un’indicazione operativa: annotare su un vostro personale Diario tutto ciò che i bambini dicono, fanno, pensano, raccontano, guardano. A voi poi la scelta del titolo da dare al libro, senz’altro bello e interessante. Da pubblicare, in attesa che se ne interessi un Editore, sul nostro Blog (albardelluvi.blog). Naturalmente a dispense.
Tenete poi presente anche la considerazione che Umberto Eco propone, nel suo Diario Minimo (1961), tessendo le lodi di Franti (esponente del sottoproletariato, Franti è violento e malvagio e sarà espulso da scuola per le sue bravate). Eco lo riabilita: Franti interpreta la figura del ribelle anticonvenzionale rispetto alla classe media, priva di stimoli e relazioni. Ci piace immaginare Franti che canticchia, nel corridoio della sua scuola «Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia […]», la canzone scritta e cantata da Claudio Lolli (Bologna, 1950).
Buona vita – quindi – e ricordatevi di essere felici.


Lo spirito folletto

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