Da Antonio, alla cucina dei pensieri / 8

NEONATO, MAMME E PAPA’

I LINGUAGGI DEL SONNO

Quando si diventa genitori per la prima volta, è il momento in cui si ritorna a casa dall’ospedale che forse ci rendiamo conto veramente del cambiamento che ci attende. Iniziano a farsi sentire le paure e le insicurezze, ma allo stesso tempo ci si rende conto con il passare dei giorni di quanto forti e capaci possano essere una mamma e un papà. C’è una cosa però che sembra preoccupare maggiormente i neo genitori, il Sonno del bambino. Lo faccio dormire in braccio? Lo metto nella sua cameretta o lo tengo nella mia? Starà respirando ? Mi rivolgo soprattutto ai papà : quante volte durante la notte vi siete alzati dal letto e siete andati a poggiare il dito sotto il nasino di vostro figlio per assicurarvi che stesse ancora respirando? Tranquilli, lo fanno tutti i papà.

Ad ogni modo sembra che intorno al sonno del bambino aleggi una sorta di preoccupazione intrinseca.

State con me fino alla fine e cercherò di spazzare via queste preoccupazioni dandovi gli strumenti giusti per preservare il sonno del vostro bambino e anche il vostro.

In questo articolo non entrerò nel merito di come far dormire un bambino perché ve ne ho già parlato in un altro articolo quando vi ho descritto il famoso quarto trimestre (beh, cercate nel blog…).

Il trucco è racchiuso tutto in un’unica parola: Osservazione!!!

Se imparate ad osservare e ad interpretare correttamente i segnali che il bambino vi manda riuscirete a vivere con più serenità il momento nanna.
–  Ci stai dicendo che dobbiamo metterci lì seduti e guardare nostro figlio che dorme? 

Sì, vi sto esattamente dicendo questo e ora vi spiego cosa sarete in grado di imparare.

Quello che sto per dirvi è frutto del lavoro del noto Pediatra Americano Thomas Berry Brazelton colui il quale considerava il neonato come un essere unico e speciale. Purtroppo per tutti noi è scomparso circa due anni fa ma ci ha lasciato numerosi studi e indicazioni.

Brazelton era convinto che il neonato nascesse già con un corredo di azioni e strumenti che gli permettono di comunicare fin da subito i suoi bisogni. Oggi sembra scontato ma ricordiamoci che Brazelton lo affermò negli anni 50. Partendo da questa convinzione studiò e mise a punto un protocollo che in uso tutt’ora per valutare e descrivere il comportamento del bambino e sto parlando della NBAS (Neonatal Behavioral Assessment Scale). Ma noi genitori non siamo dei clinici e non sappiamo somministrare test e protocolli. Quindi, cosa facciamo?

Giusto, per questo saltiamo tutta la parte diagnostica e andiamo direttamente a quello che ci interessa.

Brazelton delineò sei stati comportamentali del neonato e sono proprio questi sei stati che dovete imparare ad osservare.

  • Lo Stato numero uno è detto Sonno Profondo. In questa fase il bambino ha le palpebre completamente chiuse e non ci sono movimenti oculari L’attività motoria è scarsa, la respirazione lenta e il colorito della pelle è pallido o roseo. È possibile ascoltare dei sospiri o semplici singhiozzi e la reazione a stimoli esterni è ritardata. In questo stato il bambino è completamente avvolto nelle braccia di Morfeo.
  • Lo stato numero due è detto Sonno Attivo e qui compaiono movimenti oculari a intermittenza, possono in alcuni casi schiudersi le palpebre. Possiamo assistere a scatti, brevi pianti, respiro irregolare  e una variazione del colorito della pelle. Agli stimoli possono reagire con sbadigli , stiramenti e piccoli sorrisi.
  • Lo stato numero tre è chiamato Dormiveglia/Addormentamento. In questo stato il bambino si sveglia e si riaddormenta , passa dal sonno alla veglia e viceversa. Nella fase di dormiveglia il colorito è variabile e può irritarsi e piangere. Nello stato di addormentamento  gli occhi sono aperti o chiusi, a volte possono sentirsi dei sospiri, e in questa fase reagisce anche agli stimoli.
  • Lo stato numero 4 è la Veglia Calma ed è il momento in cui il bambino apre gli occhi e inizia a guardarsi intorno, ma non è ancora completamente reattivo. Se in questa fase cercherete di stimolarlo le risposte non saranno immediate, anzi potrebbe ricadere nella fase di addormentamento
  • Lo stato numero 5 è chiamato Veglia attiva e qui il bambino si attiva dal punto di vista motorio, può far percepire la sua irritazione con brevi vocalizzi, potrebbe dargli fastidio essere toccato e sul suo viso possono comparire piccole smorfie.
  • Lo stato numero 6 è il Pianto momento in cui il bambino ci sta esprimendo tutto il suo disagio perché potrebbe avere fame, ancora sonno o semplicemente sta reclamando il contatto. In genere il pianto termina al soddisfacimento del bisogno.

Conoscere e riconoscere questi stati è molto importante. Per esempio se un bambino salta da un sonno profondo ad un pianto senza passaggi intermedi degli altri stati probabilmente resterà per un po’ irritabile, per questo motivo noi dovremmo essere in grado di preservare il momento della nanna. Attenzione, non sto dicendo che debba esserci silenzio assoluto, anche perché molti bambini preferiscono il rumore perché li rimanda a fin quando erano dentro la pancia della mamma e ascoltavano il mondo esterno, ma sto dicendo che imparando a riconoscere questi stati sarete in grado di capire se e quando vostro figlio avrà bisogno di una carezza per riaddormentarsi oppure quando dobbiamo lasciare che sia lui da solo a trovare il modo di autoconsolarsi e autoregolarsi.

Antonio Viscardi

Dottore Magistrale in Psicologia Clinica e della Riabilitazione

Tel. 347.6256162

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