EMERGENZA CORONAVIRUS: IL VISSUTO E IL PUNTO DI VISTA DEGLI INSEGNANTI

Il mondo della scuola è stato uno dei primi a venire sconvolto dall’emergenza Coronavirus: la sospensione delle lezioni è stata una decisione epocale che ci ha messo a confronto fin da subito con la gravità della situazione e con tutte le difficoltà conseguenti.
Avendo lavorato a scuola come assistente alla disabilità per diversi anni, ho spesso sentito invocare dai ragazzi nevicate eccezionali che costringessero alla chiusura della scuola per qualche giorno: battute figlie dell’impossibilità, percepita da bambini e ragazzi, che quella condizione potesse realizzarsi davvero.
Ricordo in particolare che, a Febbraio, un ragazzino con cui lavoro, molto preparato sull’attualità ma anche abituato a lamentarsi di dover frequentare la scuola, mi disse esplicitamente : “in Cina hanno chiuso tutte le scuole e io invece devo venire ancora qui!”. Con il senno di poi, è stato profetico. All’epoca, avevo cercato di renderlo consapevole della fortuna che aveva nel poter uscire di casa tutte le mattine per andare a lezione, in risposta avevo ricevuto una risatina sarcastica ma anche la certezza che avesse capito cosa intendevo.
Nessuno si aspettava che la situazione cinese potesse arrivare ad intaccare seriamente la nostra vita quotidiana. Qualche settimana dopo le lezioni sono state sospese e, per quanto mi riguarda, non ho nemmeno avuto l’occasione di salutare i bambini e ragazzi con cui, fino al giorno prima, condividevo tante ore a settimana.
Gli insegnanti hanno vissuto la stessa situazione, si sono ritrovati a dover affrontare una situazione mai sperimentata e a dover trovare soluzioni alternative che permettessero di mantenere un rapporto con i loro allievi.
Lavorando a stretto contatto con loro, io stessa ho percepito in prima persona le varie difficoltà che queste figure, così importanti per i nostri figli, stanno vivendo attualmente.
La funzione didattica ed educativa degli insegnanti non poteva essere sospesa, nonostante non fosse possibile tornare in classe e tutti hanno iniziato a rimboccarsi le maniche!
Durante le prime settimane di chiusura regnava l’incertezza “quanto durerà tutto questo?” e l’incertezza si accompagnava alla difficoltà di “inventarsi” delle modalità che permettessero di restare comunque vicini emotivamente ai propri allievi. Più della didattica in quel momento era importante “esserci” per loro.
Da questa necessità sono scaturite tante iniziative: fotografie da inviare ai ragazzi, video di saluto, tanti piccoli gesti che potessero manifestare interesse e vicinanza in un momento preoccupante per la comunità scolastica e non solo.
La situazione generale intanto peggiorava, portando a continue proroghe della chiusura degli istituti e ponendo a tutti la questione della didattica a distanza.
Davanti alla necessità di procedere in questo modo, ho percepito la fatica di alcuni insegnanti, poco avvezzi alla tecnologia, ma anche la capacità di aiutarsi a vicenda: i più aggiornati hanno preso le redini dell’attività, supportando chi non aveva mai sfruttato questi strumenti.
Naturalmente nella pratica sono emerse tante problematiche legate alla “sostenibilità” della didattica a distanza, per gli insegnanti stessi, ma soprattutto per le famiglie.
“come raggiungere chi non ha una linea internet o un computer?”
“come aiutare persone che non hanno competenze informatiche all’utilizzo di strumenti tecnologici mai utilizzati prima?”
Quesiti a cui ogni realtà scolastica sta rispondendo in base alle possibilità disponibili, ad esempio fornendo dei supporti tecnologici, in comodato d’uso, agli studenti che non possedevano gli strumenti necessari per accedere alla didattica a distanza.
Ogni giorno gli insegnanti si stanno mettendo alla prova utilizzando nuove piattaforme virtuali educative tramite le quali è possibile caricare documenti, videolezioni ed esercizi, oltre ad organizzare lezioni a distanza con la possibilità, per gli studenti, di intervenire e fare domande.
Nulla di tutto questo potrà mai soppiantare una lezione vis a vis nella propria classe ma lo sforzo va apprezzato. Senza dimenticare che anche gli insegnanti stanno vivendo, come tutti, le difficoltà contingenti della situazione di emergenza. In particolare sono proprio loro che stanno svolgendo un ruolo di filtro tra l’istituzione e le famiglie: raccogliendo perplessità, problematiche e lamentele di genitori che vivono con allarme il progressivo allungamento del periodo di chiusura.
In un momento di tale incertezza e frustrazione credo sia importante pensare con gratitudine a chi, con tutte le difficoltà e le sicure mancanze, si sta occupando della formazione delle nostre nuove generazioni.
Seppur a distanza.
Nadia Gizzi

One Reply to “EMERGENZA CORONAVIRUS: IL VISSUTO E IL PUNTO DI VISTA DEGLI INSEGNANTI”

  1. Grazie per questa tua testimonianza Nadia. Da mamma capisco sia le difficoltà degli insegnanti di qualsiasi ordine e scuola che le fatiche degli studenti. Spero che fra le diverse lezioni imparate a causa di questo terribile contagio ci sia anche una maggiore consapevolezza da parte dei nostri figli e alunni di quanto siamo fortunati ad essere nati in questo lato del pianeta

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