“LA PIU’ UMANA DELLE VITTORIE E’ QUELLA CHE VEDE LA MAGGIOR GIOIA DI VITE FIORENTI”. Il caso del dottor Giuseppe Volante (1870-1936), esempio di competenza, professionalità e impegno civile. Che neo volontari e volontari “storici” dovrebbero aver presente per essere a loro volta professionali, competenti e civilmente impegnati.

Verrebbe da chiedersi: che senso ha discorrere del traforo del Sempione (inaugurato nel giugno del 1906) quando – da allora – è passato oltre un secolo? E che profitto dalla lettura potrebbero trarne i volontari impegnati nel cercare di rendere un po’ più serena la vita vissuta dai bambini e dai ragazzi dei quali si prendono momentanea cura?
La chiave di lettura è limpida, semplice e lineare: la realizzazione del traforo del San Gottardo (1872-1882) comportò la morte di circa diecimila minatori. Un costo di vite umane intollerabile per il dottor Volante che si impegnò perché ciò non caratterizzasse anche i lavori per la realizzazione della galleria del Sempione, inaugurata nel 1906. La metafora è al riguardo intuitiva: che cosa è possibile fare – in quanto Associazione – per evitare che sul campo della vita rimangano i corpi esistenzialmente inerti dei nostri più giovani compagni di viaggio? Occorre non dar per scontato e acquisito il fatto che il vivere dei nostri bambini e dei nostri ragazzi non possa essere altro da ciò che è. Le strategie adottate dal dottor Volante sono di un’efficacia di massima attualità: anche ciascun volontario, in sintonia con la politica associativa, deve impegnarsi per scoprire la causa dei disagi e dei malesseri che hanno colpito e colpiscono i bambini, i ragazzi e le famiglie incontrate sul sentiero dell’impegno del quale UVI è testimone da oltre cinquant’anni. E provvedere al superamento delle criticità evidenziate. Come? Vediamo.

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Il più delle volte, le vie di fuga esistono, sono ben visibili e sarebbero facilmente praticabili se non fossero chiuse a doppia mandata dall’ignoranza e da stereotipati pregiudizi. Grate e griglie neanche tanto metaforiche che spesso assumono i connotati di un ritornello tanto noto quanto fastidioso: “Manca la disponibilità economica”. Il caso del dr. Volante e della Società tedesca che aveva l’appalto dei lavori per il traforo del Sempione, è al riguardo emblematico: l’Impresa titolare dei lavori si è dimostrata molto più sensibile alla salute dei lavoratori di quanto non siano molte Imprese del giorno d’oggi. Decidendo, appunto, di investire molto denaro per determinare migliori condizioni di lavoro.
Era ormai ben nota l’anemia che uccise più di diecimila minatori impegnati nel traforo del San Gottardo (1872 – 1882) e così sarebbe avvenuto per la galleria del Sempione (inaugurata nel giugno del 1906) se un giovane medico torinese, Giuseppe Volante (1870-1936), non avesse scoperto la causa di una tale strage di lavoratori: l’Anchilostoma Duodenalis Dubini, un parassita intestinale le cui larve si sviluppavano facilmente nelle deiezioni che i minatori facevano nel tunnel, senza che venissero in seguito asportate. Le larve rimanevano vitali per molte settimane potendo così penetrare nella pelle dei lavoratori che, spesso scalzi, camminavano nella galleria.
Un semplice problema di igiene, verrebbe da dire. Che tuttavia, fino a quel momento del tutto ignorato, causò molte migliaia di morti.
Il dott. Volante affrontò la situazione con puntigliosa energia, descrivendo prima di tutto le condizioni in cui vivevano e lavoravano le maestranze.
Aveva inoltre ottenuto dalla Società Brandt, Brandau & C, l’impresa che si era aggiudicata le opere di scavo, cospicui investimenti “per case, bagni e latrine disinfettate (anche mobili) e, non ultimo, anche per la costruzione di un ospedale, piccolo ma efficiente […] Di quanto fatto, Volante dà conto sul giornale speciale dell’Esposizione internazionale Milano e l’Esposizione internazionale del Sempione 1906”.
Volante ebbe anche grande attenzione alle condizioni di vita delle famiglie dei minatori: al Sempione erano state organizzate scuole per i figli in modo da combattere l’analfabetismo così diffuso tra padri e madri.
Adottò una prospettiva di analisi demografica, quando un simile approccio non era ancora diffuso, sottolineando come “i perenni ritardatari al lavoro, i maggiori frequentatori delle osterie e i più solerti utilizzatori del Fondo Malattie, provenissero in modo indistinto e paritetico da tutte le province d’Italia”.
Un’opera di attenta e generale prevenzione finalizzata al contrasto delle malattie, degli infortuni e, nella sostanza, al tentativo di assicurare ai 25.000 addetti un’accettabile qualità della vita. D’altro canto, non manca di stigmatizzare “la piaga più vergognosa del Sempione”, cioè la speculazione che molti abitanti della valle facevano alle spalle dei minatori, affittando agli operai baracche invivibili dove i più dormivano in due nello stesso letto. Speculazione contro la quale agì con il sostegno economico dell’impresa appaltatrice dei lavori.
Giuseppe Volante, portati a termine i lavori del Sempione, collaborò con Luigi Devoto, fondatore a Milano della prima Clinica del Lavoro, nel 1910. Durante la Grande guerra prestò servizio come capitano medico di complemento.
Morì nel 1936, a sessantacinque anni, “per una insufficienza respiratoria nella cui eziopatogenesi veniva sospettata anche una pneumoconiosi da inalazione di polveri di galleria”.
Vale senz’altro la pena di concludere riferendo le parole con le quali lo stesso dottor Volante ricorda “La più umana delle vittorie”, sottolineandone
“[…] Se vincere una guerra è rimuovere un ostacolo che non si oppone solamente colla pesantezza dell’inerzia, ma che offende e reagisce, le grandi opere di scavo sono vere guerre colle loro armi di offesa e di difesa, col piano generale, coi combattimenti particolari, le lotte corpo a corpo, le fughe, le sconfitte, gli inseguimenti, le tregue, gli eroismi, le vittime. […] Certo il genio e la costanza dell’uomo si coronano in fine di vittoria e il successo finale non può essere che per loro. Ma da una vittoria ad un’altra corre molte volte un tratto grandissimo, quando si noverano i combattenti caduti. Le vittorie del denaro e della costanza possono essere gigantesche, quelle della scienza meravigliose ed utilissime, ma la più umana, la più nobile, la più gloriosa è quella che ha minor compianto di vittime, maggiore gioia di vite fiorenti conservate”.

Giuseppe Volante, Condizioni igieniche e sanitarie dei lavori del Sempione, Cologno Monzese, Lampi di Stampa, 2012

Lo Spirito Folletto

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