QUANDO EVENTI GRAVI, INASPETTATI E IMPROVVISI IRROMPONO NELLE VITE DEI VIVENTI: LUCA BENVENUTO E FABIANA BONFIGLIO NE DISCORRONO, A PARTIRE DALLA SOLLECITAZIONE PROPOSTA DA FONTE A

La fonte A. da bravo grillo parlante ha messo il dito nella piaga: la pandemia e i due anni di Covid-19 hanno portato profondi cambiamenti nel mondo della comunicazione, e poiché la comunicazione ha effetti sul comportamento, anche lo stile di vita e le abitudini sono cambiate. Dall’11 marzo 2020, quando l’OMS ha formalmente dichiarato la pandemia, al mondo è stato comunicato che un evento grave, improvviso, inaspettato era entrato nelle vite di tutti.  Da allora abbiamo riprogrammato la quotidianità a causa delle nuove misure di protezione della pandemia da COVID-19. La realtà è diventata ciò che ci è stato comunicato: distanziamento, igiene delle mani, uso della mascherina, isolamento dagli altri e perfino dagli oggetti toccati da altri. Insomma, la comunicazione era stata: “Un periodo di lockdown sarebbe servito per eliminare la circolazione del virus!” Così abbiamo imparato a rispettare le regole, certo chi più chi meno, additando come untore chi non le rispettava. Ma l’economia non si muoveva, la gente scalpitava, non si poteva andare avanti all’infinito…. Nel frattempo che grafici di ogni tipo, bollettini quotidiani, discussioni più o meno accese di virologi e di scienziati scesi in campo, decreti legge di politici e capi di stato invadevano prepotentemente le nostre vite comunicando una miscellanea di nozioni, la gente percepisce la contraddizione della realtà nella realtà. Con l’evolversi della situazione e della pandemia che non cessa tutt’ora, la quantità sproporzionata di informazioni e di disinformazioni sul tema ha prodotto una vera e propria infodemia. Con tale neologismo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha voluto sottolineare che forse il maggiore pericolo della società globale nell’era dei social media era la deformazione della realtà nel rimbombo degli echi e dei commenti della comunità globale su fatti reali o spesso inventati. Il problema è diventato serio, in quanto la quantità eccessiva di informazioni, a volte fuorvianti e subliminali, ci hanno reso difficile orientarci per la difficoltà di individuare fonti affidabili.  Nella gente che vede scorrere titoloni sui mass media, spiegazioni che non spiegano, kermesse di virologi e di uomini di scienza in diretta, nasce il rifiuto di comprendere e ognuno di noi risponde alla comunicazione con un comportamento diverso. Il complottista accusa i cinesi di essere stati così scellerati da far diffondere un’arma mortale, forse costruita nei laboratori di Wuhan, forse proveniente dai pipistrelli che i cinesi sono abituati a mangiare…. Lo scettico non crede all’esistenza del virus e rifiuta di accettare una realtà che pensa  costruita ad arte, l’ansioso diventa ancora più ansioso, il menefreghista la ritiene una banale influenza e nega le morti, il complottista pensa ad uno sterminio di massa voluto dai poteri forti, il no-vax pensa che il vaccino sia un veleno, il credente pensa ad una punizione divina, il protestante all’opera del demonio e alla fine del mondo, il pro-vax dà la responsabilità di tutto a chi rifiuta il vaccino, la purezza si contrappone alla contaminazione, lo stile di vita ordinato si contrappone alla promiscuità, la fiducia si contrappone alla sfiducia, l’ottimismo in alcuni cede il posto al pessimismo (ma come, con tre dosi di vaccino sono positivo?), il positivo asintomatico continua ad uscire indisturbato, i manifestanti urlano slogan contro i poteri forti e  si riuniscono in piazze gremite, i malati si curano da soli, utilizzando ricette fai da te improvvisate, la DAD prima osannata diventa DID, adesso neanche questa ha valore e quindi si ritorna alla didattica in presenza, se prima con pochi contagi si contavano le persone che entravano in un centro commerciale e si misurava la temperatura, adesso tutti entrano, ci sono ancora più contagi e si muore lo stesso, basta avere il super green pass rinforzato, il super green pass semplice, il tampone, insomma una babele di regole che la gente non capisce malgrado si sforzi di capire, perché non è capita dalle istituzioni, dagli altri o dall’altro. Insomma, ognuno di noi parla lingue diverse e l’individualismo soggettivo e collettivo di una nazione non comprende che la lotta al coronavirus è una lotta globale, dove i saperi si scambiano e il piccolo passo di ciascuno serve alla battaglia del mondo contro il Grande Nemico. I linguaggi si sono confusi, i ruoli e gli schemi sono cambiati, la realtà si è frantumata in tante piccole realtà, che ciascuno di noi si è costruito. Si percepisce la confusione creata dall’accavallarsi di notizie a volte contradditorie, a volte fake news, ma come districarsi tra le notizie vere e quelle false?  La ricerca  del SocialCom-Blogmeter effettuata in occasione di #SocialCom21 – La comunicazione al tempo dei social,  ha messo in risalto che in seguito alla crisi pandemica, la nostra vita è risultata influenzata  dalla comunicazione digitale, che la modalità di comunicazione  dei decisori politici non coincide sempre con i sentimenti e con gli interessi dei cittadini, di come il bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti ogni giorno condiziona la formazione delle nostre opinioni e ci renda più vulnerabili e  meno capaci di discernere una notizia vera da una fake-news, di come sia aumentato l’utilizzo dei social network, a volte in modo perverso e subdolo.

Una nuova Babele ci aspetta? Le diverse realtà andranno a disperdersi per il mondo? Il parlare linguaggi diversi ci condurrà a quel processo già avvenuto che ha via via smembrato l’umanità, le razze, i popoli, le genti?  La costruzione della finta globalizzazione dei diritti umani, può essere considerata come la torre di Babele? E Dio, ha risposto “Venite, adunque, e scendiamo a confondere il loro linguaggio in modo che non s’intendano più”. In effetti la globalizzazione ha creato divisioni e spaccature, ampliando la forbice tra nazioni ricche, sempre più ricche, e i luoghi dimenticati del globo, sfruttati, derubati, sedotti e infine abbandonati al proprio destino. Il booster fatto ai popoli occidentali stona con chi non ha ricevuto, pur volendolo, nessuna dose di vaccino.  Oppure dobbiamo fare nostre le parole di Paul Watzlawick, esistono molte versioni diverse della realtà, alcune contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non riflessi di verità oggettive, eterne.

Bibliografia

Leonardo Becchetti, Avvenire.it, 5 febbraio 2020, Opinioni

Luca Fazzo, Giornale.it, 3 febbraio 2020, Cronache

LUCA BENVENUTO

“Il tema è quindi il seguente:  è possibile capirsi…

  1. Quando i linguaggi sono stati confusi: “Venite, adunque, e scendiamo a confondere il loro linguaggio in modo che non s’intendano più” (Genesi, 11-7)
  2. Quando, per capire se stesso, l’uomo ha bisogno di essere capito dall’altro.

Per essere capito dall’altro ha bisogno di capire l’altro.”

Noi, appunta la Fonte, ci stiamo capendo? Stiamo capendo ciò che sta accadendo in questo nostro tempo pandemico?

Enrico Maria Secci, noto psicoterapeuta parla di Comunicazione trascurata e assertività.

Comunicare significa “mettere in comune”, dal latino cum, insieme e munis, responsabilità.

Nell’etimo antico “munis” vuol dire anche “fortificazione”, “muro difensivo”. In questa accezione, comunicare assume il significato profondo di oltrepassare le difese, ovvero approcciarsi all’altro con autenticità, con responsabilità e con la consapevolezza che l’interazione sia un processo naturalmente complesso.

La complessità è data appunto dalle difese psicologiche, più o meno inconsce, che opponiamo a modalità e punti di vista differenti dal nostro; sono dispositivi automatici azionati dalla mente quando incontra un’altra mente, finalizzati a conservare la propria visione della realtà, a volte a discapito di versioni alternative della realtà stessa.

Di frequente crediamo di comunicare sino a quando percepiamo che gli altri sono d’accordo con noi, quando avvertiamo un feeling immediato, mentre stentiamo a relazionarci non appena emergono divergenze. Sono molte le persone che precipitosamente ravvedono nel disaccordo un’incompatibilità caratteriale, e si barricano sulle proprie posizioni: si ritirano dalla relazione o ingaggiano diatribe estenuanti al solo scopo di “avere ragione”.

Perché è comune scambiare la comunicazione con la ricerca esclusiva dell’ “avere sempre ragione”, del comfort interpersonale illusorio in cui le altre persone hanno il compito di convalidare i nostri vissuti e le nostre idee, possibilmente senza particolari sforzi nell’argomentarli.

Così tante amicizie, amori e sodalizi professionali si sbriciolano di colpo, crollano fragorosamente e improvvisamente non appena il rapporto incappa in circostanze e questioni che svelano la scarsa qualità della comunicazione tra le parti.

Per questo è importante sapere che comunicare vuol dire “mettere in comune e superare le barriere”, soffermarsi sul concetto originario di comunicazione, che prevede l’ascolto, l’apertura, la condivisione, l’esplicitazione, l’accettazione e la concertazione congiunta delle differenze. Del resto, in latino, “munus” significa anche “dono”.

Non si tratta di una competenza intrinseca, né di un’attitudine geneticamente determinata, ma è il frutto di una ricerca duplice e importantissima: la consapevolezza di se stessi e la consapevolezza degli altri.

La capacità comunicativa non è una dote innata, necessita di applicazione e chi vuole migliorarla ha bisogno di lavorare per poter superare molti ostacoli.

La sfiducia, il pregiudizio, la timidezza, la paura, la tendenza a utilizzare l’altro per guadagnare un qualche vantaggio nella relazione (sicurezza, decisionalità, conferma di noi stessi) sono alcuni difetti del processo comunicativo.

La comunicazione aggressiva. Così, chi parla e parla, e parla… e argomenta, e inquisisce, pretende, sbraita o mette a tacere, o tace,  non sa comunicare, anche se lo crede con forza; né è capace, al di là della propria consapevolezza, di condivisione e di responsabilità.

Chi parla troppo e ascolta poco, insomma, non comunica e ignora l’essenza della comunicazione a proprio rischio e pericolo, a danno e detrimento di sé e degli altri.

La comunicazione remissiva. Le persone che, invece, si ritirano dall’interazione in modo passivo, quelli che simulano accondiscendenza per evitare il disaccordo e che subiscono a priori le altrui posizioni, salvo poi rifugiarsi in una solitaria dimensione di pessimismo e di amarezza, non comunicano. Appaiono recettive, eppure sono chiuse, rassegnate e inquiete.

Chi parla poco e ascolta troppo, in realtà simula l’atto comunicativo e arriva alla triste conclusione dell’essere solo ed incompreso, senza accorgersi appieno dell’inadeguatezza con cui agisce le proprie difese nella comunicazione, anziché adoperarsi nell’oltrepassarle.

La comunicazione manipolatoria. Né aggressivo, né remissivo, chi adotta questa modalità si consuma alla ricerca di consensi, seppure artefatti. Amico di tutti, nemico di chiunque, dispone di proprietà mimetiche: può essere allo stesso tempo in accordo e in disaccordo, dipende dalle convenienze. E, soprattutto, è talmente reticente ad esprimere le proprie emozioni e i propri argomenti, che finisce per dimenticarsi di quali siano, le une e le altre.

Vive nell’alienazione del consenso estorto al prezzo esorbitante di negare se stesso. Galleggia nella vanagloria di essere apprezzato da tutti e non si cura di quanto la sua incapacità di comunicare, che assurge a modello efficace ed efficiente, danneggi le persone vicine e invalidi le sue relazioni.

La comunicazione assertiva. Essere attenti, guardare a se stessi e agli altri con rispetto, modulare il giudizio, esprimere apertamente affetti, preferenze e intenzioni. Essere curiosi e aperti verso il nuovo.

Questa è la comunicazione assertiva, caratterizzata dalla laboriosa capacità relazionale di tollerare il conflitto e la frustrazione, ma soprattutto dalla possibilità di utilizzare l’intelligenza emotiva anziché la rudimentale reattività che contraddistingue e danneggia, seppur in buona fede, le nostre potenzialità.

Utilizziamo sempre più media per inviare messaggi senza pensare, viviamo nei social-network, ma il progresso dei mezzi di comunicazione non è stato accompagnato sinora da un’evoluzione dei modi della comunicazione, dallo sviluppo dell’assertività e dell’auto-consapevolezza che renderebbero finalmente rivoluzionari i nostri tempi.

L’evoluzione tecnologica sta surclassando l’evoluzione delle capacità umane, empatiche, relazionali, affettive e psicologiche. Infatti, siamo disposti a spendere più denaro e più tempo per gestire uno smartphone che per scoprire i dinamismi della nostra mente.

Preferiamo lasciare a briglia sciolta i nostri automatismi psichici, subire o infliggere aggressività, passività, manipolazioni che investire sul cambiamento personale.

 Eppure, da oltre un secolo, la psicologia offre strumenti pedagogici, sociali, psicoterapeutici che migliorerebbero  la qualità della vita più di ogni innovazione ingegneristica e informatica. Pochi investono davvero su queste risorse, soprattutto a livello istituzionale, dove l’istruzione sulla comunicazione assertiva e sul benessere psicologico sono relegate al rango di “accessori” nella miope e meccanica visione che la società si regga sui numeri e sull’economia, e non sulle persone e sulla loro capacità comunicativa, e non sul loro equilibrio psicologico…

Per dare una risposta alla Fonte: ci stiamo capendo? Stiamo capendo ciò che sta accadendo in questo nostro tempo pandemico?

La risposta psicologica ad una pandemia è molto complessa e può essere influenzata da moltissimi fattori che possono contribuire ad alimentare la propria vulnerabilità, quali difficoltà nel comprende la situazione, preoccupazioni per la propria salute, per quella dei familiari, per la diffusione incontrollata del virus, per l’isolamento obbligato e per i continui cambiamenti che stanno avvenendo nei luoghi di lavoro.

L’epidemia lascerà dietro di sé uno strascico di disagi psicologici legati allo STRESS che ha indotto nella popolazione il DPTS (Disturbo Post traumatico da Stress) colpisce le persone che hanno vissuto un evento traumatico che ha implicato gravi lesioni, minacce di morte, perdita dell’integrità fisica propria, dei propri cari o altrui. In questo periodo di lotta contro il nuovo virus COVID-19, il DPTS tende a svilupparsi maggiormente, anche a causa dell’eccessiva fragilità e vulnerabilità emotiva. I soggetti che risultano essere più a rischio sono i contagiati da Covid-19, chi ha vissuto l’isolamento da Covid-19, chi ha perso i propri cari a causa di tale patologia senza nemmeno l’ultimo saluto e soprattutto Medici o Infermieri e tutte le figure professionali che in questo periodo stanno lavorando duramente, stanno vivendo un forte stress che ha qualcosa di extraordinario e le conseguenze sono e saranno enormi sul piano psichico-nervoso- endocrino- immunologico emozionale. Indubbiamente, questi eventi traumatici vissuti in prima persona, lasciano delle ferite e cicatrici talmente profonde nella psiche umana tali da condizionarne l’esistenza.

Con quali interventi far fronte a un DPTS? Uno psicologo dovrebbe attuare una terapia cognitivo- comportamentale basata sull’ analisi ed assessment delle strategie di coping messe in atto per la gestione degli stati conseguenti al trauma, e soprattutto con gli operatori sanitari avviare un percorso di Counseling Psicologico, mirato alla definizione e soluzione di problemi specifici, alla presa di decisioni, ad affrontare i momenti di crisi, a confrontarsi con i propri sentimenti ed i propri conflitti interiori o a migliorare le proprie relazioni con gli altri. Il ruolo dello PSICOLOGO counselor è quello di facilitare il lavoro dell’utente in modo da rispettarne i valori, le risorse personali e la capacità di autodeterminazione.

L’obiettivo è offrire un supporto psicologico immediato in questo momento di difficoltà a:

  • operatori sanitari che in questi giorni si trovano impegnati in prima linea a fronteggiare l’emergenza e le sue conseguenze dal punto di vista emotivo
  • persone malate, ai loro familiari e più in generale ai cittadini colpiti da particolari disturbi di ansia o panico, insonnia e stress
  • medici di famiglia che quotidianamente si confrontano con i propri pazienti e possono segnalare situazioni di forte sofferenza.

Tra gli strumenti alternativi di COMUNICAZIONE, in sostituzione ai colloqui Vis- à-Vis al momento non attuabili sono:

  1. servizio mail dedicato
  2. servizi di assistenza psicologica telefonica 
  3. video chiamate su Skype o altre piattaforme social(offerta di uno spazio online, sicuro e protetto).

Ulteriori interventi psicoterapeutici alternativi in questo periodo di emergenza: 

L ‘ippoterapia (solitamente adottata nei bambini con disturbi della sfera psicomotoria, cognitiva ed emotiva), in questo particolare momento le terapie sono a disposizione di medici e infermieri, che stanno maturando un enorme stress fisico e psicologico nella lotta al Coronavirus. Relazionarsi con un cavallo ( tipo di Comunicazione non Verbale) può aiutare a ristabilire un proprio equilibrio e a percepire una positiva condizione di benessere ( Ospedale Niguarda Milano).

Bibliografia

  • La comunicazione strategica nelle professioni sanitarie. Psicotecniche d’interazione con il paziente (e non solo),Enrico Maria Secci,Youcanprint, 2019.
  • Craparo G., Il disturbo post-traumtico da stress, Carocci Editore S.p.A, Roma;

FABIANA BONFIGLIO

2 Replies to “QUANDO EVENTI GRAVI, INASPETTATI E IMPROVVISI IRROMPONO NELLE VITE DEI VIVENTI: LUCA BENVENUTO E FABIANA BONFIGLIO NE DISCORRONO, A PARTIRE DALLA SOLLECITAZIONE PROPOSTA DA FONTE A”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: