FENOMENO PANDEMICO, APPROCCIO SERENDIPICO. LIMITI DELLA TECNOLOGIA

«A fronte di un qualsiasi problema, e medico in particolare, è fondamentale la capacità di ragionare per ipotesi e quindi mettere in moto una certa capacità immaginativa. Siamo in un’epoca in cui questa struttura di pensiero per cui ci si muove nel fare dei passi diagnostici o terapeutici solo in base a un’ipotesi, è piuttosto in crisi, almeno in campo medico. Curiosamente, colpevole di questo fatto è l’avanzamento tecnologico, che dovrebbe invece potenziare il ragionamento ipotetico-deduttivo o ipotetico-abduttivo, in quanto così aumenterebbero le possibilità di verificare le ipotesi formulate. La tecnologia ha invece messo in ombra questo modo di ragionare perché i medici, fiduciosi su quanto la tecnologia può dire immediatamente, anche se non interrogata, mettono da parte gli aspetti ipotetici. Ma la funzione ipotetica ha un potere conoscitivo straordinario, permette di muoversi di fronte a problemi complessi. Il medico attento fa osservazioni casuali quasi quotidianamente e quindi la serendipità è uno strumento fortissimo nelle sue mani che gli consente di arrivare a valutazioni cliniche importanti […] Molti scienziati non sono impreparati o addirittura cattivi, ma semplicemente raccolgono molte osservazioni senza seguire un’ipotesi particolare nella speranza di “trovare” qualche cosa. Così ci sono clinici, i cattivi clinici, che fanno tutte le indagini possibili e immaginabili, a tappeto, nell’attesa che arrivino i dati che risolvono il caso. Questi clinici non potranno mi sfruttare la serendipità e non sanno quale arma straordinaria perdono».

Questo è il punto di vista di Claudio Rugarli, citato da Pietro Dri (1994). Una prospettiva che può essere agevolmente declinata nel contesto “storico-pandemico” che ci vede attori e protagonisti, aggiornandone naturalmente lo sviluppo argomentativo. In estrema sintesi, possiamo dire che l’approccio serendipico (che rinvia al metodo abduttivo) è il primo momento del processo induttivo, quello della scelta di un’ipotesi che possa spiegare determinati fatti empirici.

Tutti coloro che di occupano di educazione in senso lato e generale, trarrebbero vantaggio dall’adottare una strategia “serendipica”. Ricordando, per esempio, che le pagine bianche di un compito in classe (non valutabile, secondo il protocollo istituzionale canonico e che anticipa la bocciatura) nascondono poesie insospettabili, che devono essere lette con calma serendipica.

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