NEL VILLAGGIO DI PSICOCOSE SI DISCORRE DEL PIÙ E DEL MENO. OGGI ALICE GARBIN RIFLETTE A PARTIRE DALLE DOMANDE POSTE DALLA FONTE ANONIMA: CI STIAMO CAPENDO? E STIAMO CAPENDO CHE COSA STA ACCADENDO IN QUESTO NOSTRO TEMPO PANDEMICO?

Comunicare. Comunicare. Comunicare. Vi è questo bisogno imperante di comunicare da sempre, ma ancor di più negli ultimi anni in cui i mezzi per farlo si sono moltiplicati a dismisura, non permettendoci ma quasi obbligandoci a comunicare, perché senza, sembra che tu non possa esistere.

No, non si tratta dell’ennesima accusa ai social network e a come il loro potenziale si stia trasformando in una minaccia alla nostra libertà anche di non comunicare e mostrarci al mondo, quanto una riflessione su come la comunicazione e lo sviluppo dell’Io si stiano intrecciando in una spirale di cui dobbiamo cercare i lati positivi poiché ad una prima occhiata sembra che non ce ne siano.

In questa riflessione, il contributo di George Herbert Mead è stato per me importante: secondo questo sociologo e psicologo l’Io, che distingue dal Me, si definisce mediante le relazioni che devono essere considerate non intrapsichiche ma interpsichiche. Quando, durante la crescita, la nostra personalità si sviluppa, questo processo avviene sia interiorizzando le figure di riferimento del gruppo primario, quello con cui abbiamo i contatti più frequenti nei primi anni di vita, sia plasmando le esperienze che occorrono nel contatto con la realtà esterna. La realtà esterna è definita da Mead come “comunità fantasma” in cui, in termini gestaltici, il tutto è più della somma delle parti. Le persone con cui entriamo in contatto, le esperienze che accumuliamo vengono ridefinite e reinterpretate da ciascuno di noi assumendo talvolta significati diversi a seconda del proprio personale punto di vista. La comunità fantasma non è un gruppo di persone fisiche quanto più l’insieme delle esperienze di vita che definiscono la persona: il Me inteso come insieme di caratteristiche che la persona riconosce come proprie e l’Io da considerare come l’interpretazione di tutti gli eventi della vita e il potere plasmante che hanno sulla persona.

Questo già permette di comprendere come la comunicazione e l’Io siano strettamente connessi ma ancor di più quanto sia importante la relazione nell’ambito dello sviluppo dell’individuo. Estremizzando queste considerazioni, Lonnie Athens, sociologo e criminologo americano, ha condotto una profonda ricerca sulle vite dei criminali intervistati in carcere, applicando la teoria di Mead e mostrando come la comunità fantasma possa determinare anche lo sviluppo di personalità violente e come spesso l’interpretazione delle situazioni in cui è stato commesso il crimine, abbia determinato il comportamento del criminale, interpretazione sempre influenzata da come l’Io e il Me hanno trovato il loro percorso di sviluppo sin dall’infanzia.

Ma torniamo alla domanda posta dalla fonte A: noi ci stiamo capendo? E stiamo capendo cosa sta accadendo in questo nostro tempo pandemico?

Ebbene la mia ambizione, forse eccessiva, è riuscire a scrutare oltre le parole della persona con cui comunico e “usare” la comunicazione verbale come strumento per comprendere ciò che dalla comunicazione non verbale è possibile osservare: l’Io, il ruolo che in quel momento la persona sceglie di adottare e poi, magari una volta raggiunto un certo grado di fiducia, anche il Me dell’altro spoglio di tutti i ruoli e le convenzioni di cui ci si veste per rapportarsi agli altri.

Il mio punto di vista è che in questo mondo pandemico la comunicazione ha assunto un’importanza letteralmente vitale, ma sempre e solo una comunicazione superficiale: da una parte perché di carattere nozionistico, trasmettere un sapere per conoscere e senza ulteriori fini, dall’altra perché assume una forma perentoria, quasi di comando, che non lascia molto spazio al dialogo e al confronto.

Se ci si ferma a questo livello la vita risulta sicuramente più semplice: è rassicurante come avvolgersi una coperta sulle spalle quando si ha freddo; fermarsi al messaggio e al contesto che osserviamo attorno a noi ci permette di raggiungere delle certezze, fornisce quelle conoscenze di cui abbiamo bisogno per vivere e ci dà la sensazione che se seguiamo quanto imparato possiamo essere felici, che in fondo è una delle ambizioni della vita di ciascuno.

Ma se si prova a scavare oltre la comunicazione verbale, se si cerca nel contesto, nel canale usato per trasmettere il messaggio, nella comunicazione non verbale e paraverbale, è possibile scoprire qualcosa che va oltre il valore nozionistico del messaggio ed è la relazione che si sceglie di costruire e le caratteristiche intrinseche del mittente.

Da fan della, ormai definibile saga, di Matrix è inevitabile trovare un parallelismo tra i due livelli della comunicazione sopra descritti e la scelta di assumere la pillola blu oppure quella rossa: con la prima si resta nel mondo così come si presenta in superficie, la possibilità di godere della beltà della “ragazza con il vestito rosso” e della bontà di una bistecca al sangue; parallelamente una comunicazione dettata dalla scelta “della pillola blu”, è finalizzata a trasmettere contenuti, sono le fotografie filtrate e ritoccate in cui si è sempre sorridenti e si svolgono attività interessanti e sorprendenti di cui alcuni profili Instagramm e Facebook sono colmi, sono le frasi motivazionali di cui si abusa senza conoscere davvero il destinatario, sono la scelta dei telegiornali di trasmettere alcune notizie e altre no, non tanto in base alla rilevanza nazionale o internazionale del fatto quanto sulla base dell’impatto mediatico che può avere.

Assumendo la pillola rossa si va incontro a qualcosa di più complesso, difficile perché non ci si deve fermare a ciò che appare ma è necessario scavare al di sotto, anche se ciò che si trova può non piacere: l’ennesima vittima sul posto di lavoro a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza non è eclatante quanto la conta dei ricoverati in terapia intensiva a causa dei contagi da Covid-19 ma mostra che dietro la pandemia c’è una realtà che va avanti e che non è meno importante della pandemia stessa; il volto struccato e triste di una ragazza mostra che dietro la patina di perfezione ci sono emozioni complesse, non sempre positive ma non per questo meno reali.

La mia ambizione è quella di scegliere ogni giorno la pillola rossa.

Bibliografia e filmografia

Mead G. H., Mind, self and society, University of Chicago Press, 1934

Rhodes R., Perchè Uccidono, Garzanti, 2001

Zamperini A., Testoni I., Psicologia sociale, Piccola Biblioteca Einaudi, 2002

Wachowski A. e L., Matrix, Warner Bros., 1999

ALICE GARBIN

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