IL SENNO DI PRIMA. IL BELLO DI ESSERE BISLACCHI DENTRO: I BAMBINI COME ESSERI DI CONFINE TRA RAGIONE E SENTIMENTO – 1 –

Riprendiamo alcune considerazioni tratte dagli Appunti che Fulvio Scaparro affida alla rubrica: Il Senno di prima. Ne riassumiamo i passaggi di maggior interesse per tutti coloro (genitori, volontari, psicologi, docenti, educatori) che si impegnano per favorire processi didattico-pedagogici funzionali al miglioramento della qualità dei nostri giovani compagni di viaggio.

Il punto è il seguente (scrive Scaparro): “bislacco” è un aggettivo in un qualche modo simpatico, che mette di buon umore. « Provate a togliere da questo mondo tutto ciò che c’è di balzano, bizzarro, eccentrico, imprevedibile, originale, picchiato, sballato, strambo, strano, stravagante, assurdo, strampalato, balordo, capriccioso, estroso, particolare, sui generis, mattoide, pazzoide, squinternato, svitato, schiodato, picchiatello, suonato, squilibrato, balengo, folle. Cosa ci resta? Un ordine tombale […] I bambini vogliono sicurezza, amano i rituali, non tollerano la perdita di persone care, di oggetti, animali, atmosfere, odori, sapori che identificano il loro ambiente. Eppure, sono bislacchi per natura e si divertono come matti a mescolare le carte, a scompigliare ogni forma d’ordine per poi ritrovare, ricomporre, il quadro delle loro certezze».

I bambini giocano con parole (dette e ascoltate), letture e immagini. In un convegno di molti anni fa, avendo come tema “Il bambino e la città”, uno dei relatori lesse la lettera che un bambino di Milano, in vacanza dalla nonna nella campagna veneta, scrisse alla mamma: “Cara mamma, qui i polli vanno in giro crudi”. Interpretazione creativa di un fatto inequivocabile la cui realtà tuttavia sfugge allo sguardo dell’adulto, ormai adulterato. La potenzialità creativa dei bambini viene “coltivata” dal modo, creativo e bislacco, di leggere ciò che accade nel succedersi delle giornate di vita diurna e notturna. Al riguardo, Scaparro ricorda i fumetti di Jacovitti, autore bislacco come bislacchi erano i suoi personaggi: Micro Ciccio, Pippo, Palla e Pertica e il loro cane Tom, Cip l’Arcipoliziotto (col cane Kilometro) con Gallina e Zagar, Giorgio Giorgio Detto Giorgio,la Signora Carlomagno, la terribile vecchietta dotata di un uppercut devastante…, il tutto firmato con una lisca di pesce e condito da una quantità inverosimile di salami affettati o comunque iniziati. Il piccolo lettore restava estasiato per la totale imprevedibilità dei personaggi. Anche Alice nel Paese delle Meraviglie è senz’altro un capolavoro della letteratura bislacca universale.

Scaparro si chiede se possa davvero esistere un racconto, un romanzo, un film, un’opera d’arte capace di catturare l’attenzione senza qualcosa di ‘storto’, che “non va per il suo verso”, “bizzarro”, inaspettato, insolito, fuori posto o almeno fuori del solito posto. Come, per esempio, le avventure di Monsieur Hulot di Jaques Tati.

Giocare a nascondino

Scaparro prosegue: «Uno dei primi giochi che compaiono nell’infanzia è il nascondino. Già in braccio alla mamma, il piccolo di pochi mesi osserva con curiosità, tensione ed apprensione il papà che fa capolino dietro le spalle della mamma per poi scomparire e ricomparire subito dopo. Alla ricomparsa del volto del papà, il piccolo sorride sollevato. E vuole ripetere il gioco più e più volte: tensione e rilassamento, preoccupazione per la scomparsa e gioia per il ritrovamento. Il piacere della vita non sta nell’assenza di tensione o nel continuo stress, ma nell’alternanza di queste esperienze, nel movimento, nel conflitto e non nella guerra. Una raccomandazione: niente sadismi, non spingete la scomparsa oltre il limite di una sopportabile tensione del bambino. È un piacevole allenamento. Per le scomparse definitive avrà una vita per allenarsi e non è il caso di bruciare le tappe».

Un qualsiasi percorso educativo dovrebbe – suggerisce Scaparro – far proprie le armi delle variazioni dell’espressione del viso, della voce, della mimica di tutto il corpo, insomma con tutto ciò che si ha a disposizione per sorprendere, senza spaventare, bambine e bambini. Il tutto contenuto della Valigetta delle sorprese di cui parla Guido Petter. Il noto deve essere apprezzato ma senza perdere la voglia di fare qualche incursione nell’insolito.

I bambini amano i rituali, è vero. Hanno bisogno di sicurezze. Vogliono sentirsi ripetere la fiaba, già sghemba di suo, esattamente allo stesso modo, per rivivere il piacere provato nelle sere precedenti, quando un adulto ha regalato al piccolo il suo tempo prezioso per viaggiare insieme nella stessa bolla di sapone. Ma è anche vero che i bambini adorano le sorprese.

Gli appunti di Scaparro proseguono ancora per molte pagine e avremo modo di scorrerli in un nostro prossimo intervento.

A mo’ di provvisoria conclusione, e facendo nostre le considerazioni fin qui svolte, potremmo provocatoriamente dire che la forza di UVI, la nostra Associazione, consiste proprio dell’essere ragionevolmente bislacca.

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