E SE I BAMBINI DI OGGI VESTISSERO I PANNI DI ARISTOTELE?

Margaret Anne Doody, con alcuni dei suoi romanzi, offre interessanti spunti di riflessione a chiunque si stia occupando di educazione in senso ampio e lato. In quest’ottica il passaggio preliminare per garantire il successo di un qualsiasi percorso didattico-pedagogico riguarda la capacità di ascolto e di decodifica dei microsegnali.

La scrittrice canadese, professore di letteratura comparata, ha individuato e scelto Aristotele come protagonista dei suoi gialli. In un’intervista del 2001 ne spiega le ragioni: “Un giorno, più di vent’anni fa, stavo leggendo la Retorica di Aristotele e sono rimasta colpita dai suoi ragionamenti. Questo filosofo, mi sono detta, per conoscere gli uomini e le cose, usa la freddezza. Adoravo la sua passione per i particolari, per gli animali e la scienza, quel modo di privilegiare le cose materiali. La sua logica aveva qualcosa del metodo deduttivo di Sherlock Holmes».

Insegnanti, educatori, educatrici e specialisti delle più svariate scuole di pensiero, potrebbero trarre vantaggio dalla lettura dei “gialli” che vedono Aristotele primo e principale protagonista. Perché, a ben vedere e solo per esempio, i casi di tanto in tanto descritti e raccontati da Cristina Fratto (insegnante impegnata nell’analisi delle criticità sperimentate nello svolgimento della propria attività) sono dei “gialli” che impegnano il docente-detective nel rintracciare – prima di tutto – “movente” e ragioni delle varie “patologie certificate”.

Aristotele suggerirebbe di chiedere ai genitori di un bambino iperattivo e distratto di dar conto delle “pratiche” che a questo medesimo bambino vengono imposte nel corso della giornata: pratiche di risveglio (come, quando e in che modo il bambino viene svegliato alla mattina, prima di andare a scuola); di gestione del tempo post scolastico (merenda, giochi, amicizie, impegni di varia natura); gestione della cena (a che ora si mette a tavola, con chi e che cosa si dice/fa a tavola); pratiche di addormentamento (come e quando viene “accompagnato” al sonno). Solo dopo aver messo in chiaro gli aspetti di questo scenario esistenziale si potrà procedere con test e analisi finalizzate ad evidenziare l’eventuale esistenza di “patologie” di natura medico-psichiatrico-fisiologica. Naturalmente avendo ben chiare anche le dinamiche famigliari che coinvolgono il bambino (tensioni tra mamma e papà, rapporto con eventuali fratelli e sorelle, metodi educativi più o meno coerenti).

Margaret Doody ispira ogni suo noir a un’opera di Aristotele: Aristotele detective alla Metafisica; Aristotele e il giavellotto facile alla Fisica; Aristotele e la giustizia poetica alla Poesia; Aristotele e il mistero della vita alla Filosofia della Natura. Tutti pubblicati da Sellerio Editore, Palermo.

In tutti i romanzi Aristotele prende la parola (gliela dà Margaret Doody) e avanza il proprio punto di vista, come quando- per esempio – interviene in una discussione inerente il metodo: «Senza metodo, senza pensiero, tutto ciò che abbiamo sono solo elenchi. Potrei fare un elenco delle volte che mi taglio le unghie delle mani e sarebbe assolutamente vero ma anche assolutamente inutile se non avessi in mente uno scopo ben chiaro e definito. Lo scopo che ci proponiamo è non solo la conoscenza del mondo intorno a noi ma anche una reale comprensione di cosa sia vivere in questo mondo di cose che si trasformano e muoiono. L’argomento del nostro studio è nientemeno che la vita stessa!».

La missione educativa di maggior rilevanza consiste allora nel proteggere e coltivare le potenzialità creative dei bambini, a loro modo novelli Aristotele. In ciò dovrebbero impegnarsi (ascoltandoli, in primo luogo) genitori, educatori e insegnanti. Non dimenticando che i bambini sono in grado di cogliere il senso di dettagli e particolari con molta maggiore “intelligenza creativamente interpretativa” di quanto non possano fare gli adulti.

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