PSICOCOSE, PICCOLO GRUPPO PLURALE

Psicocose è indubbiamente un piccolo gruppo che, coltivando la pluralità dei propri pensieri e delle proprie emozioni, tenta di costruire mondi nuovi, inattesi e sorprendenti. Il come, il perché e il quando viene in parte chiarito dalle righe seguenti.

Scrive infatti Enzo Spaltro: «Oggi gli esseri umani stanno faticosamente compiendo una svolta di cultura e di mentalità, di cui non si rendono adeguatamente conto. Si tratta del passaggio da una mentalità individualistica ad una mentalità collettiva, dal singolare al plurale. Oggi, infatti, quando si parla di pensiero si parla di solito di individuo e l’idea di un pensiero collettivo stenta a farsi strada nelle idee e nelle speranze delle persone. Il pensiero permane una dimensione umana individualistica e l’dea di pensiero plurale diventa una delle svolte più difficili, ma anche più promettenti, per il futuro benessere degli uomini.

Questo pensiero plurale sta costruendo di questi tempi una nuova didattica, cioè una base per quegli apprendimenti e insegnamenti che si propongono di realizzare e utilizzare una tale mentalità pluralistica. E’ vero che questo dilemma occupa e preoccupa i discorsi umani da qualche millennio, ma è altrettanto vero che oggi siamo entrati precipitosamente nell’era delle connessioni di gruppo.

[…]

Oltre alla pluralità di persone esiste la pluralità di tempi, per cui non vi è gruppo senza futuro né futuro senza gruppo. Oggi appare chiaro che non si può fare progettazione senza gruppo. La ricerca scientifica non si fa più da soli ma in gruppo. La sicurezza lavorativa, domestica, stradale e cittadina dipende dallo spirito di gruppo. Ma per costruire un gruppo ci vuole tempo. Con un gruppo di tre persone può bastare una giornata; per un gruppo di dieci persone ci vogliono tre giorni; per uno di venti, una settimana e per un gruppo di cento persone, ci vuole un mese.

Il plurale è un modo di pensare che si può applicare a molte condizioni. L’organizzazione e l’istituzione, la collettività e la rete si basano su questa mentalità plurale che ha la sua espressione nell’idea di “soggetto plurale”, che è in apparenza un ossimoro, cioè un assurdo, ma che permette e potenzia l’attività dei piccoli gruppi. Da tutto ciò derivano le applicazioni e i contributi psicologici alla qualità della vita del lavoro e della scuola. Da ciò proviene l’uso crescente di piccoli gruppi nella scuola e ciò significa aumento dell’abbondanza e del benessere come effetto del pluralismo di gruppo e del cambiamento quantitativo e qualitativo delle risorse relazionali. Infine, il gruppo appare essere ancora una forte potenzialità per l’apprendimento».

Coloro che fossero interessati alla lettura del contributo di Enzo Spaltro, del quale si sono sintetizzati un paio di passaggi, può richiedere il testo completo alla Redazione di Psicocose.

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