SCENE DI VIOLENZA AL CINEMA, ALLA TV, SU SITI INTERNET…

…E NEL MAGICO MONDO DELLE FIABE?

Dario Varin scrive «La violenza ha sempre fatto parte della vita umana e pensare di risolvere il problema riducendo drasticamente la violenza sugli schermi, significherebbe favorire un altro tipo di visione deformata, in senso edulcorato, della realtà sociale in cui viviamo».

Detto questo, resta in ogni caso la domanda: l’assistere a scene di violenza – al cinema, alla televisione, nei più svariati siti Internet – favorisce e sollecita (in bambini, ragazzi e, perché no? adulti) processi imitativi o, al contrario, catartici?

In altre e più chiare parole: colui o colei che assiste ad una scena di violenza, indosserà in seguito la maschera di persona realmente violenta o – al contrario – ciò cui ha assistito ne favorisce la purificazione? In Platone e Aristotele, “catarsi” sta in effetti proprio per “purga”. Una “purga” che libera dalle tensioni che, in questo caso, spingerebbero verso azioni violente in senso stretto.

Una questione che ormai da lunghi anni ha comportato un gran numero di ricerche e osservazioni.

Varin annota: “Quanto più piccolo è il bambino, tanto più precari sono i confini fra fantasia e realtà. Per alcuni bambini di tre anni i personaggi stanno “dentro” al televisore in carne ed ossa e qualche bambino può chiedere come sia possibile che un animale grande come un elefante (che ha magari visto allo zoo) possa stare dentro al televisore; così, per altri bambini, una palla lanciata sullo schermo può colpire il personaggio e fargli male».

Ma anche dopo la scuola dell’infanzia resta precaria la distinzione tra realtà e fantasia. I bambini (e non solo) che vedono molti programmi a contenuto violento possono essere in seguito meno sensibili nei confronti di fatti violenti ai quali hanno l’occasione di assistere, quasi si trattasse di fatti normali. Non solo. L’elevata frequenza di programmi riguardanti malviventi, rapine, stupri e omicidi potrebbe far sì che la realtà sociale vissuta quotidianamente assuma un carattere persecutorio, suscitando la paura di essere aggrediti, il vedere nemici e pericoli dappertutto. Così, viene maggiormente accettata la violenza in quanto forma di difesa preventiva.

Secondo Cesare Musatti, la scena cinematografica ha un carattere di realtà che si differenza radicalmente da altre forme di rappresentazione, come il teatro, le fiabe o il romanzo. E mette in chiaro la questione di fondo, e cioè l’interpretazione delle relazioni fra i processi catartici, per i quali si verificherebbe un deflusso delle pulsioni attraverso la loro realizzazione al livello della realtà dello schermo e quelli suggestivi, per i quali lo spettatore, facendo propri atteggiamenti, sentimenti e tendenze dei personaggi nei quali si è identificato, tenderebbe a riprodurle nella vita reale.

Il prevalere della catarsi o della suggestione imitativa, dipende dalle caratteristiche della personalità dello spettatore e dal suo essere o meno culturalmente “attrezzato”.

Un fatto pare comunque certo: almeno per quel che riguarda adolescenza e età evolutiva, gli effetti di un ipotetico effetto catartico (derivante dall’assistere a scene di violenza sui più svariati schermi) sono meno probabili di quelli che favoriscono un comportamento aggressivo.

Alla riduzione del rischio di una tal natura, concorrono:

  • Autodisciplina e responsabilizzazione dell’emittenza televisiva e cinematografica (lasciamo perdere Internet, al riguardo ingovernabile), magari stimolata da un’utenza più consapevole.
  • L’educazione delle famiglie. I genitori dovrebbero abituarsi a discutere con i bambini dei programmi a contenuto fortemente emotivo, telegiornali compresi.
  • La scuola, che dovrebbe educare bambini e ragazzi ad un essere nel mondo più consapevole e costruttivamente critico.

Riprendere la sana, antica abitudine di raccontar fiabe potrebbe risultare di una qualche efficacia. La violenza colora molte delle avventure fiabesche: Hansel e Gretel con la strega che rapisce bambini per cuocerli nel forno e farne biscottini; Cappuccetto Rosso, con il cacciatore che apre la pancia al lupo e ne esce la nonna appena divorata; Pollicino, abbandonato dai genitori nel bosco; Biancaneve e la mela avvelenata, e via così. Ma non si tratta di messe in scena cinematografiche: nella fiaba è lasciato lo spazio di un’elaborazione fantasticamente creativa che favorisce il processo catartico e contiene e riduce la possibilità di passare dal pensiero all’azione imitativa.

Quindi: più fiabe e meno Internet, cinema, televisione. E poi, educare ad essere meno spettatori e più SPETT- ATTORI, dove ci si abitui ad essere registi del proprio vivere in un mondo meno persecutorio di come social e stampa tendano a descrivere e proporre.

Lettura al riguardo consigliata: Ambasciati, De Polo, Sigurtà (a cura di), Schermi violenti. Catarsi o contagio? Roma, Borla, 1998

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