OSSERVANDO IL FIUME DELLA VITA CHE SCORRE

PER SCOPRIRE CHE LA SCHIZOFRENIA E’, ANCHE,  UN CALEODOSCOPIO CULTURALE.

Umberto Galimberti ne discorre con Eugenio Borgna

Cristina Fratto, docente e tirocinante in UVI, propone le proprie riflessioni a partire dalla registrazione video del colloquio che si è svolto tra Galimberti e Borgna. Il testo di riferimento (del quale si caldeggia la lettura: ne potranno trarre sicuro profitto anche i volontari, oltre a docenti, genitori, psicologi e psichiatri) è: “Eugenio Borgna, Il fiume della vita. Una storia interiore, Milano, Feltrinelli, 2020, € 16.00”.

****

La prima cosa che mi colpisce di questo video è che inizia con un’assoluta verità, almeno a mio parere: la pratica terapeutica non viene adoperata dagli psichiatri, che si basano su manuali diagnostici e statistici, mentre la cura è “la capacità di connettersi con l’interiorità del proprio paziente”. È un pensiero che ho sempre sostenuto e condiviso, ma è altrettanto raro. L’importanza di scavare dentro, di capire cosa c’è alla base, di capire cosa si è vissuto per poter comprendere le conseguenze.

“Interiorità e ricerca disperata dell’interiorità”, dice l’autore, anche a seconda dei luoghi dove la vita si è svolta. Ed effettivamente, quanto i contesti in cui viviamo la nostra vita, intesi non solo come contesti fisici, condizionano la nostra vita successiva? Troppo, e sempre, almeno secondo il mio modesto parere.

Parlano di comprensione attraverso i gesti, attraverso i silenzi, quindi attraverso tutto ciò che può in qualche modo essere definito linguaggio del corpo. In effetti troppo poco spesso ci soffermiamo a riflettere su quanto si possa esprimere attraverso quel linguaggio che dice ma senza parlare.

Quanto è raro ma anche entusiasmante sentir dire “la psichiatria non ha certezze”, perché non è possibile oggettivare un paziente. Forse tutti quegli psichiatri che vivono con la psicologia una sorta di sfida, dove la psicologia è sempre vista come “inferiore”, dovrebbero ascoltare queste parole.

Mai un intervento ha avuto così tanti messaggi che mi hanno colpita. “La psichiatria ha bisogno di sicurezze che poi vanno trasformate in apparenti certezze, che cambiano a seconda degli stati d’animo che abbiamo noi e che hanno i pazienti”, che meraviglia!

Si discute poi delle differenze tra follia femminile e follia maschile, sottolineando come la prima abbia “indirizzato” la sua scrittura e i suoi incontri. Racconta come anche gesti estremi, ad esempio il suicidio, portano l’uomo a non raccontare mentre la donna parla, e quindi secondo l’autore “si salva”. Intelligenza intuitiva e sentimentale caratterizzano la donna, e l’esempio della mamma è calzante: non credo esista intuito più forte e più grande di quello materno, che comprende ogni segnale del proprio bambino, che soddisfa i suoi bisogni anche quando questi non vengono espressi in maniera “facilmente comprensibile”.

L’importanza del vissuto, e quindi forse anche dei contesti, viene poi da loro traslata sul concetto fenomenologico del “corpo come corpo vissuto”, concetto particolarmente interessante. In questo loro disquisire mi colpisce particolarmente un messaggio: “guardare alla follia come un’altra forma di esistenza”, dove spesso vi possono essere significati veramente profondi, anche più di quelli che generalmente caratterizzano la “normalità”.

Un punto su cui sento di dovermi soffermare è quello che riguarda il momento in cui sostengono che la malattia della psichiatria sia la necessità di trovare un quadro di riferimento teorico. È una “malattia” che forse spesso, o almeno attualmente, riguarda anche noi laureati in psicologia che, quando scegliamo la strada della Scuola di Psicoterapia, non sappiamo quale sia l’approccio in cui  ci verremo a trovare. Ma realmente poi il nostro lavoro sarà caratterizzato da un singolo approccio? Realmente vi sono delle linee guida che seguiremo così rigidamente?

“Diagnosi: capire i sintomi non significa capire l’anima”, e qui mi permetto di fare una riflessione del tutto personale. È importante, dà quasi soddisfazione nell’ambito lavorativo arrivare ad una diagnosi, etichettare in qualche modo il paziente, ma in fondo fare una diagnosi non significare scavare, non significa capire il profondo, capire cosa ci sia alla base.

E poi ancora l’autore sottolinea l’importanza del linguaggio, del bene ma anche del male che può fare la parola quando viene usata in modo sbagliato. Bisogna usare le parole nel modo giusto, è necessario scegliere le parole giuste, perché anche e soprattutto di fronte ad una diagnosi ha una valenza non indifferente come questa viene comunicata, per il paziente e per i suoi familiari.

Inevitabile che scendano le lacrime di fronte agli occhi lucidi dell’autore quando vengono ricordate le frasi che dedicò alla moglie dopo la sua morte. Occhi pieni d’amore, un amore che è assolutamente ancora vivo. Un amore che, per quanto mi riguarda, fa parte di quei valori speciali che oggi sono assolutamente rari.

Sono tanti e grandi i contenuti di questo dialogo, talmente tanti che forse per coglierli tutti bisognerebbe guardarlo più e più volte. Il messaggio però che sento soprattutto mio è “curare con l’empatia”, che per me è una qualità tanto unica quanto affascinante, tanto che spesso, anche solo in un post scritto sui social, scrivo: “coltivate l’empatia… quella sconosciuta!”.

CRISTINA FRATTO

2 Replies to “OSSERVANDO IL FIUME DELLA VITA CHE SCORRE”

  1. Credo che nulla curi se stesso e l’altro come la relazione .
    I volontari lo sanno bene perché si prendono cura del prossimo proprio attraverso una relazione che diventa gradualmente sempre più significativa e stabile nel tempo. Rassicura e aggiunge senso alla vita propria e dell’altro..
    Sottolineamo spesso il bene della relazione d’aiuto di chi viene aiutato, ma dobbiamo considerare, in verità, che c’è un bene di altrettanto valore che il volontario riceve da chi incontra e aiuta.
    La relazione che cura è un’autostrada a due corsie, in cui si dona e si riceve in un processo di significativa guarigione dell’anima.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...