COMUNQUE VADA…

…CI SARA’ SEMPRE UN VENTO AMICO CHE PORTERA’ PETALI DI PAROLE GENTILI E NUOVE.
O almeno auriamocelo. Dobbiamo in ogni caso considerare che amici e parenti di COVID19 ne hanno – nel passato remoto e recente – combinate più che Bertoldo: la peste, la Spagnola, Sars-COV 2, Ebola, HIV. Per non parlare delle vittime civili delle guerre di tutti i tempi e in ogni angolo del pianeta, ben maggiori delle vittime dei vari virus (che, in quest’ultimo caso, proprio non c’entrano per nulla). Non è del resto curioso che le fabbriche di armi, nel nostro paese, abbiano continuato e continuino la propria attività? A quando un vaccino per riconvertirne e farne cessare la produzione?
D’altronde la ragione per la quale la condizione umana non può dirsi pienamente felice, affonda le proprie origini nelle tenebre di un’antichità che solo il Mito rischiara debolmente: con l’errore dei nostri Progenitori (Adamo ed Eva) si chiuse per l’uomo il giardino dell’Eden. E, guarda caso, la principale responsabile di questo disastro epocale, non fu altri che la donna: «Indisciplinata, infida, superba, la donna s’era fatta attrarre dalle lusinghe del Serpente e aveva tradito l’uomo trascinandolo nella rovina agli occhi di Dio» (Francesco Furlan, La donna, la famiglia, l’amore tra Medioevo e Rinascimento, Firenze, Olschki, 2004). Ecco spiegata la prudenza che, in Italia, ha portato a concedere il voto alle donne soltanto nel 1946. Che sia stata – Dio non voglia – una scelta avventata…?
Comunque le cose siano andate e vadano, è oggi necessario predisporre anima e corpo a una radicale riconversione dei propri valori di riferimento, dei propri paradigmi comportamentali. Renzo Fabris pubblica su Avvenire (1969) l’articolo «La ricerca dei valori per fondare un nuovo contratto sociale». E scrive: «Molto spesso, nel nostro mondo, le idee subiscono la stessa sorte delle cose: circolando rapidamente, si consumano, perdono il loro significato originario e divengono luoghi comuni di una sola stagione. Ne è un esempio la sorte toccata all’idea di “partecipazione” che ha fatto bella, eccessiva mostra di sé in troppi discorsi, subendo un processo di palese mistificazione […] Eppure l’esigenza di una partecipazione nuova e più intensa alla vita sociale da parte dell’uomo di oggi è tutt’altro che irrisoria ed ha radici profonde». Ora come allora, verrebbe da dire. Tuttavia la sfida di oggigiorno riguarda la necessità di una rielaborazione critico-costruttiva (nonché intelligentemente creativa) di una contraddizione di fondo: una maggiore e piena vita sociale fondata sulla distanza costituisce di per sé un problema interessante. Tra l’altro, il rischio connesso è che la distanza sociale si radicalizzi in distanza emotiva. Dovremo e dovremmo spendere tutte le nostre energie perché ciò non accada.
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