RICORRENZA: 11 aprile 1770 – 11 aprile 2020

L’11 aprile 1770 Leopold Mozart e suo figlio Wolfgang (allora di 14 anni) arrivano a Roma verso mezzogiorno. Nel pomeriggio visitano la basilica di San Pietro e la Cappella Sistina. Leopold scrive alla moglie a Salisburgo:
«L’11 a mezzogiorno siamo felicemente arrivati qui. Si sarebbe potuto facilmente convincermi che stavo arrivando a Salisburgo anziché a Roma, visto che per 5 giorni abbiamo dovuto viaggiare da Firenze a Roma con una pioggia orribile e un vento freddo. Ho appreso che a Roma stessa da 4 mesi hanno avuto sempre pioggia. Ne abbiamo davvero avuto la prova: siamo andati in San Pietro a sentire il “Miserere” (di Giorgio Allegri, NdR) del mattutino, nella Cappella Sistina e mentre tornavamo a casa siamo stati sorpresi da un rovescio talmente spaventoso che i nostri mantelli non sono stati mai battezzati come questa volta. Non ti voglio fare una lunga descrizione di questo viaggio spaventoso. Immaginati soltanto un paesaggio per lo più disabitato, con le locande più ripugnanti, sudiciume, niente da mangiare se non, per buona sorte qua e là, uova e broccoli; e talvolta si facevano pure scrupolo di servire le uova nei giorni di magro […]»
Wolfgang aggiunge qualche riga:
«Grazie a Dio sono in buona salute, come lo è la mia miserabile penna e bacio la mamma e Nannerl mille ovvero 1.000 volte. N.B. Desidererei soltanto che mia sorella fosse a Roma, questa città le piacerebbe certamente, visto che la chiesa di San Pietro ha una bellezza “regolare” (Wolfgang si burla del padre, che prediligeva le linee architettoniche dritte e regolari, NdR) così come tante altre cose a Roma sono “regolari”. Ora vengono portati qui davanti i più bei fiori, papà me l’ha detto in questo momento. Sono un matto, è risaputo, oh, ho un problema: nel nostro alloggio c’è solo un letto e la mamma può ben immaginare che a fianco del papà non ho un attimo di riposo; mi rallegro al pensiero del nostro nuovo alloggio. Ho appena disegnato San Pietro con le chiavi, San Pietro con la spada e, insieme, San Luca con mia sorella (Wolfgang si prende gioco della sorella, visto che l’attributo dell’evangelista Luca è il bue, NdR), etc, etc; in San Pietro ho avuto l’onore di baciare il piede della statua del santo e poiché ho la sfortuna di essere piccolo, il vecchio mattacchione ha dovuto sollevarmi. (Firmato)Wolfgang Mozart, sollevami fino a lui».
Da: Tutte le lettere di Mozart, Zecchini Editore, Varese, 2011, Vol. Primo,
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