EDUCATI, LIBERI E PENSANTI

La Scuola dovrebbe essere Libera e Pensante, o almeno questo è l’auspicio espresso dal cantautore Luca Bassanese. Un auspicio che ben si coniuga con quanto a suo tempo ebbe a sostenere il Cardinale Carlo Maria Martini: “Non ti chiederò mai se sei credente o meno, ma: sei pensante o non pensante?”
Si tratta di un’indicazione – quasi un faro operativo – che trova quotidiano riscontro nei luoghi e negli spazi dove l’UVI (Unione Volontari per l’Infanzia e l’Adolescenza) svolge la propria azione didattico-pedagogica. Educatrici e volontari hanno ben presente l’importanza di “educare” i bambini e le loro famiglie prima di tutto al rispetto delle regole, nella prospettiva e con l’obiettivo di porre le basi perché nel futuro i nostri più giovani compagni di viaggio (che oggi hanno dai quattro ai cinque anni) imparino ad essere cittadini liberi e pensanti, attitudinalmente predisposti alla convivenza civile che vede nella tolleranza e nel buon senso (che è tutt’altra cosa rispetto al senso comune…) la chiave di volta di un’esistenza che valga la pena di essere vissuta.
Nessuno dei nostri bambini e dei rispettivi genitori si verrebbe a trovare nelle condizioni descritte da Massimo Gramellini nella sua rubrica “Il Caffè” pubblicata sul Corriere della Sera dell’11 gennaio dell’anno in corso.
Scrive Gramellini: «Vorrei ringraziare un pizzaiolo della provincia di Sondrio per il cartello con cui ha offerto quattro alternative agli accompagnatori dei pargoli che corrono e strillano nel suo locale: “Venire senza bambini; educarli; cambiare pizzeria; starvene a casa vostra” Firmato: L’Uomo Nero” » […] L’ultima volta che al ristorante ho fatto notare a un padre la spiacevole insistenza con cui suo figlio lanciava proiettili di mollica contro la mia nuca, mi sono sentito rispondere «Ma è un bambino!» […] L’unico modo per tenere insieme tanti diritti è fissare qualche regola e comunicarla, anche in tono risoluto, al piccolo teppista. Questo avrei voluto dire al padre del bambino, se proprio in quel momento suo figlio non mi avesse tirato una polpetta al sugo in faccia”.
Educare alla cittadinanza non è facile nell’attuale momento storico che vede dilagare violenza, intolleranza e maleducazione. Ma tentar non nuoce. Anzi.
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