DA ANTONIO. ALLA CUCINA DEI PENSIERI – 2 – EDUCARE IN POSITIVO

Come ho già scritto in un precedente articolo nessuno ci prepara d affrontare il ruolo di genitore e non possiamo pretendere di divenire tutti pedagogisti o psicologi. Pensiamoci un attimo. Se decidi di sposarti hai la possibilità di seguire un corso pre-matrimoniale, se sei una coppia e decidi di avere un bambino hai la possibilità di seguire un corso pre-parto,esistono perfino degli indumenti pre- maman, ma allora perché non è previsto anche un corso pre-papà e pre-mamma? Questo è un punto cruciale che apre molteplici riflessioni e che magari tratteremo in un prossimo articolo. Per adesso vi do il mio punto di vista che mi serve anche per introdurre l’argomento centrale dell’articolo.
Egoisticamente noi associamo la maternità o paternità alla nascita e non alla crescita. Quello che penso io? Che la maternità, la paternità o più in generale la genitorialità non è uno status biologico che acquisisci nell’atto fisico di mettere al mondo un figlio, la genitorialità la conquisti se sei qualitativamente presente nel percorso di crescita dei tuoi figli ed è per questo che dobbiamo noi genitori andare verso i nostri bambini e imparare a farlo nel migliore dei modi.
Oggi vediamo tre piccoli atteggiamenti che possono aiutarci ad andare verso i nostri bambini.
Dire di no in maniera positiva
Soprattutto nei confronti dei più piccoli ( 0-5 anni) si è soliti rivolgersi con frasi del tipo “ No, non si fa” , “ No, non si tocca”. Oppure quando nostro figlio ci chiede di fare qualcosa insieme, mentre magari stiamo preparando la cena rispondiamo “ Ora non posso” ,“Ora ho da fare” . Rivolgersi usando termini negativi alimenta nel bambino il senso di frustrazione e lo porta a fondere il suo comportamento con il suo Sé. Inizierà a pensare che non sono i comportamenti oggetto di richiamo da parte dei genitori ad essere sbagliati ma lui stesso . Come facciamo ad evitare di generare sensi di colpa e frustrazione nel bambino dovendo dirgli di no? Dicendoglielo in maniera positiva. Vediamo un esempio:
• Se nostro figlio ci chiede di giocare con lui mentre siamo impegnati a fare altro non rispondiamogli “Ora non posso….Ho da fare”, rispondetegli “Certo, finisco di mettere in ordine e poi giocheremo insieme“. In questo modo il bambino non prenderà il no come un rifiuto nei suoi confronti, non sentirà venir meno il legame di attaccamento, bensì concentrerà la sua attenzione sulla frase “poi giocheremo insieme” e attenderà che ciò accada dedicandosi ad altro nel frattempo.
I rinforzi positivi
Educare e crescere i nostri figli può essere equiparato ad una performance sportiva. Noi siamo gli allenatori e i nostri piccoletti la nostra squadra Immaginiamo una squadra di un qualsiasi sport che gioca e continua a perdere una partita dopo l’altra e l’allenatore dopo ogni sconfitta si rivolge ai suoi ragazzi elencandogli cosa hanno sbagliato, perchè hanno sbagliato e che se continueranno a giocare cosi perderanno anche le prossime gare. Se foste uno di quei ragazzi come vi sentireste? Non vi chiedereste “Ma è possibile che di tutta la gara non abbia fatto nemmeno una cosa giusta?” Il risultato sarà perdita di motivazione e ansia da prestazione. Con i bambini il meccanismo è lo stesso. Vi faccio un esempio così sembrerà tutto più chiaro e familiare
• Siamo nel nostro soggiorno di casa , sommersi da pile di costruzioni e giochini vari. Guardiamo nostro figlio e gli chiediamo di rimettere tutto in ordine. Nella totalità delle volte nostro figlio metterà, se siamo fortunati, in ordine metà dei giochi e la nostra reazione sarà quella di dargli nuovamente l’ordine di completare il lavoro. E cosa dovremmo fare Antonio? Farlo noi al posto suo? Lo so che questo è il vostro primo pensiero, ed in parte ci siete andati vicini. E’ proprio in questi casi che bisogna dare i famosi rinforzi positivi. Se insistete nell’ordinargli di mettere in ordine il bambino sentirà il senso di insoddisfazione dei genitori e penserà che anche il minimo sforzo messo in atto per riordinare sia stato inutile, e allora perchè rifarlo? L’atteggiamento corretto di noi genitori è quello di avvicinarci e aiutarlo nel riordinare tutto rassicurandolo e dicendogli quanto è stato bravo a mettere le costruzioni nel sacchetto e che la prossima volta dovrà provare a mettere a posto anche le macchinine. Un bimbo gratificato sarà sempre un bimbo motivato. Vedrete che dopo due o tre volte che vi comporterete così sarà lui stesso a prendere l’iniziativa e metterà tutto in ordine. Concentratevi su cosa di positivo fa il vostro bimbo e dategli l giusto rilievo.
Dimentichiamoci dei ricatti e dei castighi
I ricatti e i castighi non funzionano e non permettono al bambino di imparare. Dobbiamo mostrargli le conseguenze delle proprie azioni, perchè nostro figlio impari a comprendere che quel determinato comportamento non è corretto per lo sviluppo della sua persona. Se mettiamo i nostri figli in castigo e non li aiutiamo a comprenderne il perchè , l’unica cosa che capiranno è che ciò che hanno fatto non va bene per noi . Il cervello del bambino compie questo passaggio : Ho picchiato mio fratello – la mamma si è arrabbiata – la mamma mi ha punito – sono in punizione perchè la mamma si è arrabbiata e non perchè ho picchiato mio fratello. Ecco perchè il bambino in altre situazioni, magari dove la mamma non è presente, rifarà lo stesso gesto. Per fargli comprendere le conseguenze di un suo gesto dobbiamo andare verso i loro interessi e fargli vivere quella che l’emozione della conseguenza.
• Siamo a cena e come tutte le sere nostro figlio per terminare il suo pasto impiega un lasso di tempo interminabile fra continui ” dai mangia”, “sbrigati che è tardi” e tanti altri rimproveri. Questo incontro di box a tavola si ripeterà anche se adottiamo il castigo come rimedio. Come fare allora? Instauriamo una routine con dei tempi ben definiti. Se per esempio nostro figlio ama che gli si racconti la favola della buonanotte potremmo dirgli che la cena inizia alle 20:00 e terminerà alle 20:45. Una volta terminata la cena ci sarà la lettura della favola della buonanotte e chi non avrà terminato di cenare si perderà tutta la storia. La prima sera nostro figlio si comporterà alla stessa maniera di sempre, ma noi inizieremo senza di lui a leggere la storia e quando verrà piangendo perchè non ha fatto in tempo ad ascoltare la favola della buonanotte noi gli lasceremo vivere questa piccola frustrazione e gli ricorderemo che il giorno dopo varrà sempre la stessa regola. Scommettiamo che il giorno dopo sarà il primo a finire di cenare? Questo accade perchè ha vissuto come sua la conseguenza di una sua azione. Sua la conseguenza sua la risoluzione della stessa.

Questi sono solo alcuni dei piccoli accorgimenti che tutti noi possiamo mettere in atto. Se avete delle curiosità o domande a riguardo, se avete delle esperienze dirette che volete raccontare scrivetemi e sarò felice di leggerle e rispondervi.
Antonio Viscardi

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