Burkina Faso. Diario dell’ascolto e dell’azione solidale. 4/5 : Un pozzo, la Scuola ( e un’ambulanza)

E venne il giorno dell’inaugurazione del primo pozzo . Venerdi 4, Clement con la sua auto ci ha condotto a Bou Gou – un posto introvabile anche col Navigatore -dove, circondato da donne indaffaratissime coi secchi, ci attendeva il pozzo da poco terminato. Abbiamo/avete finanziato diverse opere qui in Burkina; ma nessuna suscita in noi l’emozione che proviamo quando ci affacciamo sulla bocca di un pozzo e vediamo il cielo riflesso nell’acqua. Questo è il terzo che offriamo a questo popolo, ma anche stavolta ci siamo commossi. Potrei scivolare nella retorica: noi che sprechiamo l’acqua, che ne consumiamo 10 litri per lavare una lattuga, che laviamo l’auto ogni 15 giorni ( preciso: voi che lavate l’auto…: alla mia ci pensano le precipitazioni naturali), che facciamo scorrere l’acqua del rubinetto per 10 minuti prima di pranzare, “perché l’acqua di frigorifero è troppo fredda e fa male”.. : sì, sono scivolato nella retorica: W la retorica! Abbiamo inchiodato al pozzo la nostra targa (“ … amici di R e Cr”: ormai siamo/siete famosi, bastano le iniziali); quindi, attorniati da mezzo villaggio, abbiamo ascoltato Clement tradurci in francese il ringraziamento dell’anziano del villaggio. Prima che un groppo alla gola mi fermasse, ho potuto dire che avrei condiviso con voi il ringraziamento; ma che questo pozzo era un loro diritto e un nostro dovere, un dovere per tutte le rapine perpetrate in Africa dall’uomo bianco. Poi Clement, dopo aver ascoltato gli anziani, ci ha informato che quello è l’unico pozzo della zona ed è insufficiente per uomini e animali: tra Cristina e me non è stato nemmeno necessario uno sguardo per decidere, all’unanimità, che avremmo finanziato, subito, la costruzione del secondo pozzo. Applausi. Tutti contenti, meno le tre galline che il villaggio ha voluto donarci, le quali avranno intuito che “l’intervallo è finito!..”( Sappiamo che il regalo è veramente spontaneo, ma non riusciamo a non pensare a quanti di loro i tre polli avrebbero risolto il problema della cena; ma stavolta un escamotage l’abbiamo trovato: con la motivazione “per l’acquisto di caramelle per i bimbi”abbiamo almeno parzialmente rimborsato i bravi bougousiani (…o bougousiesi? O bouggousini?). 6 Gennaio: l’Epifania tutte le feste …: noi ‘abbiamo festeggiata invitando quattro bimbe (Bebè, Nadesh , Solange e Louise) e un ragazzino ( Soulimane) a pranzo al Ristorante “La Gazzelle”: i cinque sono diventati sette , ma le brochettes (spiedini) erano abbondanti, come lo era la “pasta all’italiana”. Tutti soddisfatti: Cristina come ideatrice dell’iniziativa, io per aver suggerito pragmaticamente di invertire il rapporto tra “primo” e “secondo”(meno cucina italiana, più carne per questi ospiti abituati alla polenta di miglio) e i bimbi, tra i quali la “nostra” Bebè ha brillato per educazione, aiutando gli altri a servirsi, facendo girare le portate…: è difficile credere che lei viva in un tugurio. Certo, la Scuola conta molto: nei sette mesi trascorsi qui, abbiamo imparato a distinguere subito, incontrando un gruppo di bimbi o ragazzi, chi frequenta la scuola. Ancor prima che si presenti ( moi, je parle francais), ancor prima di notare i sandaletti ai piedi, è lo sguardo che ne rivela la frequentazione scolastica: non guarda il nostro collo o il nostro mento, ci guarda negli occhi. E basterebbero pochi di quegli sguardi “orgogliosi “ e sorridenti per ripagare Cristina della sua fatica per gestire gli “Aiuti Scolastici “ ( impropriamente: adozioni). Come molti di voi sapranno, ci sono 50 amici che, impegnandosi a versare 60 E per ogni anno scolastico, aiutano 50 minori (numero aggiornato ad oggi) a frequentare la scuola ( iscrizione, zainetto,un pasto, libro, quaderni e Bic,.. e magari un paio di ciabattine). Non è un impegno da poco: qui non c’è internet, i bimbi non hanno il telefono, non c’è ufficio postale: gli unici contatti tra loro e i loro benefattori sono le foto che noi scattiamo, la scannerizzazione (bleah! ) delle schede e della pagella, e le informazioni che Suellen – che da quest’anno segue le scuole- riesce a mandarci ( WiFi permettendo…). In questa iniziativa, io svolgo quasi esclusivamente il ruolo di tassista e di fotografo: oggi, concluse ( vivement!) le vacanze scolastiche, ho guidato Cris a tre scuole dove ha consegnato il materiale richiesto per i recenti “adottati”; lì abbiamo fatto anche qualche foto- che potrete mettere sul vostro “Face–book” senza rischiare di essere denunciati per “ violazione della privacy”-. Ho detto “quasi esclusivamente…”, perché con mia moglie condivido soprattutto il senso di inadeguatezza che qui spesso ci prende: torniamo soddisfatti dalla visita ad una scuola, ma al cancello della missione che ci ospita incontriamo sempre un gruppo di bimbi, quello del coretto: “missiù le bon bon, missiù le chossìr”. Tra questi c’è “Bruttone”, un bambino con una gran testa, che da 4 anni riesce solo a ripeterci: donnè muà le bon bon”. Fa parte della corte cui, la Vigilia, abbiamo portato scarpette e giochini. Anche Bruttone ha avuto i sandaletti nuovi; ma ieri si è presentato zoppicante sui piedini nudi: l’ho sgridato, gli ho detto in francese e in morè ( Ayè chossur, ayè bon bon ) no scarpe, no caramelle. Ma lui, niente. Sguardo tra l’impaurito ed il rancoroso (pessima descrizione: vedrò di allegare foto) ha ripetuto il suo grido; poi è arrivata di corsa una donna ( madre? zia? sorella?…) e gli ha rifilato due scapaccioni e infilato i sandaletti nuovi. Risultato: oggi a mezzogiorno, durante la pausa pranzo della scuola cattolica- che confina con la Missione- come ogni giorno c’erano sotto ogni alberello gruppi di allievi che mangiavano, seduti in circolo per terra, il riso o il tò portato da casa: alcuni bimbi , non scolari, li osservavano: tra questi, Bruttone…senza scarpe! Abbiamo aperto un pacco di biscotti e l’abbiamo distribuito : cominciando da Bruttone. Ma ci era passato l’appetito. Basta così, vedo che sto scivolando sul drammatico, e quindi concludo con un piccolo aneddoto comico: un pomeriggio suor Pauline mi ha pregato di andare a fare “il pieno”dell’autoambulanza: non avendomi ben guardato negli occhi, mi ha consegnato fiduciosa le chiavi. Beh, il seguito l’avrete già indovinato: prima che il serbatoio fosse pieno avevo già individuato quale fosse l’interruttore della sirena … Così sono rientrato con alcune evoluzioni a sirena spiegata, rispondendo volentieri ai numerosi, divertiti saluti degli abitanti di Yalgò. S.Pauline ha rinunciato a darmi una lavata di capo, contenta del fatto che la Police non mi avesse rincorso. Su, ammettetelo: chi di voi non ha sognato di attraversare il suo quartiere guidando un’ambulanza…? Qualcuno ha fatto pure il volontario al Pronto Soccorso per averne l’occasione! Quattro giorni più tardi, mentre curiosavamo attorno al barrage di Bani, a 20 km da qui, un ragazzo mi è corso incontro spiegandomi che ..si ricordava del mio show con la sirena. Chiudo con un’informazione Meteo: a causa delle piogge abbondanti fortunatamente cadute quest’estate – e quindi dell’abbassamento di temperatura del terreno- sta facendo un inverno più freddo, all’alba il mio termometro segnava 14 gradi, 5 in meno della minima registrata da me tre anni fa. E’ la prima volta che, verso le 2, chiudiamo le finestre: se andrà avanti così, dovremo anche mettere una copertina… Eccezionale!!! Vado a godermi la frescura: buonanotte ( e ancora Grazie ). R con Cris
Si, Buona notte : ma … perché Bruttone non va a scuola? Bella domanda: qualcuno ha una flebo di camomilla?

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