Burkina Faso. Diario dell’ascolto e dell’azione solidale. 4/3: Mò vène ‘o Natale … anche a Yalgò

“Mo’ vene ‘o Natale/ non tengo denare:/ me leggo ‘o jurnale/ e me vaddo a cuccà”: contrariamente a quanto cantava Renato Carosone, noi un po’ di denaro ce l’abbiamo; ma è il giornale che ci manca ( e, per quanto possa sembrarvi incedibile, anche il Telegiornale…; ne riparleremo ). E’ arrivato il Natale, il nostro secondo qui in Burkina; ed è stato preceduto da una Vigilia per noi estremamente e faticosamente importante, perché abbiamo finalmente svuotato le due valigie da 23 Kg cadauna che ci siamo trascinati da Milano. Quasi mezzo quintale di vestitini, magliette, scarpine, pelouche, automobiline e giochini vari . Accompagnati da Helène ( una ragazza ospitata dalle suore che l’ aiutano, anche finanziariamente, ad inseguire il suo sogno di diventare medico, e che parla il morè) abbiamo trascorso due ore faticose ma gratificanti circondati da mamme e bambini in un “cortile” vicino : temevo il dramma della gelosia- qui spesso io vedo il “bicchiere mezzo vuoto”- ; ma il buon senso locale e l’ottimismo di Cristina sono prevalsi. Tutti hanno avuto le chaussures ( una corsa al mercato ci ha consentito di colmare qualche vuoto), tutti se ne sono andati stringendo tra le manine un giochino : magari una bagatella di quelle dell’ovetto Kinder, ma comunque per loro sempre un piccolo tesoro (Sic!..). Un effetto collaterale di questa distribuzione è stato che il coretto dei piccoli che staziona vigile all’uscita della Missione ha smesso di intonare “Mossiè les bon –bon” ed è passato a “Mossiè les chossures!”; credo che un po’ sfottano…ma va bene così. Dopo un pasto frugale, don Silvère ci ha guidati a una “frazione” (!) di Taparkò- 20 km da Yalgò: lì, guidati da gente del posto, abbiamo trovato il luogo ove finanzieremo la costruzione di un nuovo pozzo. Anche qui il primo scavo verrà effettuato da lavoro volontario e gratuito: quindi subentreranno gli artigiani specialisti per la parte in muratura (ferro e cemento). Scambiati calorosi ( erano le 3 del pomeriggio..) auguri di Buon Natale, siamo tornati a Yalgò dove abbiamo ripetuto l’”operazione Babbo Natale”: questa volta ce la siamo cavata senza Helène poiché i destinatari erano del “cortile” condiviso dalla famiglia di Bebè che, sfoggiando una bella t-shirt made in Italy è stata lieta e giustamente orgogliosa di farci da interprete. La prova delle scarpine ha avuto momenti Dysneiani (ricordate Cenerentola..?) ma di intensità emotiva incomparabile. E’ un po’ imbarazzante per me raccontare la nostra felicità per le loro espressioni di gioia ( Per così poco.?!.. Ce la siamo cavata con poco..!): vabbè, saremo anche noi due “anime semplici..”. L’imbrunire ci ha colto ancora tra i nostri amici: abbiamo augurato Buon Natale anche a loro, anche se , nel gruppetto, forse nessuno è cristiano : le famiglie si dichiarano musulmane , ma nessuna usa il velo, amano farsi fotografare… Probabilmente si tratta di sincretismo tra l’islam e la/le religioni tradizionali ( quelle che noi chiamiamo “animiste”); quello stesso sincretismo che qui troviamo anche tra i cattolici, alcuni dei quali- come Michel (v. cronache precedenti)- hanno una seconda moglie – “ovviamente “più giovane” di quella poveraccia della prima, sfiancata dai primi 4 o 5 figli e costretta ad ospitare nella capanna anche la seconda compagna in attesa del secondo figlio del baldo Michel…. Dopo una giornata così intensa, i nostri buoni propositi di fare il bis del 2015 e assistere alla Messa di mezzanotte della Vigilia sono durati molto poco: alle 21, al primo tocco di campana ( cioè, alla prima martellata battuta su un cerchione d’auto appeso ad una fune davanti alla chiesa), Cristina dormiva già, seguita a ruota dal sottoscritto . Amina(amen).. 25 dicembre, Natale: la Messa è durata 3 ore, delle quali solo l’ 1 % ( circa 2 minuti) in lingua francese: il resto tutto in morè ( nemmeno l’Adeste Fideles che nel 2015 era stato intonato in Morè, Francese, Inglese e Latino): il nuovo parroco si deve ancora organizzare. Malgrado i miei progressi nell’apprendimento del morè, ho capito solo che si parlava di una nascita speciale…Ops!, ( devo togliere , per questa mail, l’indirizzo della Parrocchia dai destinatari…). Al termine della funzione, nella quale donne e bambini – in forte maggioranza: molti mariti sono musulmani- hanno sfoggiato le loro acconciature ed i loro abiti migliori (una festa per gli occhi!) grandi strette di mano, poi balli vivaci con girotondi sul sagrato. Pomeriggio di riposo, quindi giro in bicicletta per osservare il “clima natalizio”: come tre anni fa, R.A.S.( rien à signalèr, nulla da segnalare): in giro il solito vivace tran tran: i cristiani probabilmente a festeggiare nelle loro casette, gli altri a godersi la giornata festiva. A proposito di Cristiani: il pastore evangelista ( “della 3° settimana del 12° giorno del …ecc ecc”) è rimasto vedovo da 3 giorni: questo spiega, forse, perché da 3 sere non risuona /rimbomba il suo sermone vivace, aggressivo, violento …insomma, francamente irritante e inquietante . Poi, a casa per i preparativi della nostra Cena Natalizia, preparativi con suspence fino alle 18, quando il Curè Silvère ha comunicato che non sarebbe venuto (con una dozzina di catechisti, come aveva minacc, cioè: promesso) Cristina ha potuto esibirsi in un ottimo Risotto alla Milanese: non è stato facile convincere i 3 burkinabè a non seppellire il risotto sotto una montagna di lesso, fagiolini, patate fritte, pezzi di pollo alla brace e di Panettone ( qui il riso viene solo bollito nell’acqua, “in bianco”, e fa da base a tutto il companatico: se ci fossero i gelati, ci metterebbero anche quelli); ma alla fine l’ hanno gustato anche loro ; ed il Panettone, milanese doc, ha trionfalmente suggellato il gemellaggio tra due scuole di cucina. Dopo il brindisi con vino rosso, alle 21,30 – ma in Italia erano già le…22 e 30- tutti a nanna.
PS: rileggendo queste righe, mi rendo conto di averla buttata un po’ sul faceto; avrei potuto dilungarmi sugli aspetti più “seri”, o drammatici, o.. Ma ormai voi siete dei miei lettori di lunga data, e non ho bisogno di ripetermi per “strappare” la vostra commozione ed il vostro consenso: a buon intenditor..E poi è Natale: auguri e GRAZIE.
Renato e Cristina

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