Burkina Faso. Diario dell’ascolto e dell’azione solidale. 3 / 3: Montagne e Rock and Roll

Una mattina, appena alzati, svegliati dal solito coro : il trombone degli asini ( che prima di ragliare devono riportare in pressione i polmoni, con una serie di esercizi polmonari strazianti ma spassosi anche alle 5 del mattino); il cigolio delle Pentar ( galline faraone: il loro verso è identico al rumore del su e giù della leva della pompa dell’acqua: la prima notte che l’ho udito , 2 anni fa, mi ero ripromesso di andare con l’oliatore alla vicina pompa ; poi ho desistito ( oliare l’ ugola di decine di pollastre?…), una mattina, dicevo, siamo partiti per l’ascensione alla montagna che sovrasta il Dispensario. Sulla vetta, abbiamo innalzato il vessillo degli “Amici della Montagna “ di Camaiore, città cui abbiamo intitolato l’innominato picco.
(Traduzione: in mezz’ora abbiamo salito la collina che sorge a Est della casa del medico in costruzione, abbiamo lasciato un cartello con su ”Picco Camaiore, 2200 piedi slm, e abbiamo ricordato con un po’ di mestizia le salite precedenti, quando la nostra scorta era il fedele cagnolino Leò: amen). Alla sera siamo stati invitati a cena dalle suore per l’anniversario di suor Pauline: dopo lauta libagione, musica e balli conclusi da un” Rock around the clock” ballato con impegno giovanile ( mancava solo la giravolta) dalla coppia formata da suor Elvira e suor Suellen ( 152 anni in 2). Scrivo queste notizie frivole per tranquillizzarvi: non siamo sempre e solo impegnati a infilare ciabattine ai piedi scalzi di bimbi che ci scrutano con sguardo impenetrabile (impenetrabile un corno! Siamo noi che fingiamo di non capire il loro ” Si, va bene; ma ..il bon bon?” Beh, francamente, anch’io se 70 anni fa mi avessero posto la scelta tra la ricostruzione dell’ospedale bombardato e le caramelle Mou, sicuramente avrei optato per le Mou). Avendo superato lo shock della caduta -almeno quello psicologico: la piaga al piede è tuttora “attiva”- ci facciamo ogni giorno svariati km di pista rossa per curiosare o per verificare qualcosa: per es, siamo tornati al villaggio di Tambì-Faogò , da soli, ritrovando la pista malgrado lo scetticismo di Clement, grazie alla mitica capacità di orientarsi di mia moglie ( non sto scherzando: 30 anni fa giravamo per il Sahara : Tunisia, Algeria, Marocco con una piccola Renault R 4- e la figlia di 5 anni- senza navigatore, ma con navigatrice capace di seguire una pista solo con la carta Michelin 954, scala 1: 4milioni; di notte, però, ero io che seguivo le stelle..)- A Tambì-Faogò abbiamo verificato che il vostro/nostro pozzo si sta realizzando a vista d’occhio: è già un buco di 150 cm di diametro e una profondità di 3 metri ormai prossimo all’acqua: tra sette giorni ci assicurano che sarà terminato. E, a proposito di “terminato”: giovedi c’è stata “l’inaugurazione “ ( anzi: inaugurazione senza le“ ”) della casa per il medico. Presenti medico, infermieri e infermiere, le suore nordamericane e un gruppo di ragazzini curiosi, il parroco Clement ha benedetto l’edificio e vi ha solennemente e sinceramente ringraziato: noi abbiamo stappato un prosecco miracolosamente ancora fresco, con strette di mano e abbracci commossi . Il dottor Yussuf, che non ha bevuto perché mussulmano ( ma i pazienti non hanno notato il particolare: ma và?.!..) mi ha stritolato la mano, promettendoci che arrederà l’abitazione entro aprile, mese in cui sua moglie partorirà: una bimba di nome Fatematà. Auguri anche a te, Fatematà. ( Michel aveva dimenticato di appendere la targa, ma io, conoscendo i miei polli, giravo con 2 chiodi da muro, portati da Milano, e ho rimediato: poi Michel ha fissato la targa: bene, ma…alla rovescia (così ho scoperto che il nostro factotum è analfabeta).
Mercoledì al mercato degli animali, accompagnati dal buon Michel, abbiamo acquistato 2 asini e 6 caprette, che poi abbiamo donato a otto famiglie: così, “per non perdere le buone abitudini”.
Per “ammazzare il tempo”,con l’auto di Clement abbiamo trasportato un diciottenne e un bambino di 9 anni – fratello di H. e figlio di N.- all’ospedale oftalmologico di Kayà, 110 km da Yalgò. La madre del bimbo ci faceva da guida in città: per 4 volte ci ha dato indicazioni errate, ma la mia mostruosa conoscenza del Morè ci ha consentito sia di giungere all’ospedale, dove Cris ha trascorso con loro le 3 ore di attesa ( tutto spesato da noi e voi, of course), sia di trovare la residenza del vescovo dove io ho approfittato di una discreta connessione per”passare a Google”, crearmi un nuovo indirizzo Gmail.com, e smaltire un po’ di posta : però “Alice mail” era sempre latitante, e non ho potuto usare la sua Rubrica con tutti i vostri indirizzi, ragion per cui invio la presente solo ad alcuni di cui ricordo l’indirizzo ( invierò arretrati al nostro rientro: speravate di averla sfangata, eh?..). E’ arrivato l’Armatan, si va verso i 40 gradi: ma l’ostacolo maggiore al sonno notturno è il cervello, che continua a pormi domande anche alle 4 di notte…Va bè, ne riparleremo. Alla prossima.
Renato e Cris

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