PROFESSIONISTI IN CRISI: LA RIVINCITA DEI DILETTANTI, VOLONTARI COMPRESI Una discussione immaginata (e scherzosa) ma verosimile in un piccolo bar di paese

Il confronto è amichevole: dilettanti contro professionisti. Dopo la partita – sospesa per nebbia – le due tifoserie si incontrano al bar del paese, un “piccolo bar” sulle colline. Dove, tra un bicchiere e l’altro, la discussione prende una piega inattesa quanto imprevedibile: si polemizza a partire dallo studio delle scritture antiche e dimenticate. Incredibile ma vero, verrebbe da dire. D’altronde, è proprio nei discreti ritrovi di paese che spesso saperi, opinioni e punti di vista si confrontano con vivace animosità. La medesima animosità che caratterizza le discussioni attorno al tavolo da gioco, dove le strategie che hanno guidato la decisione di giocare il sette di quadri piuttosto che un carico qualsiasi, portano gli avventori a insultarsi amichevolmente.
Dunque, e per la cronaca, il tema è il seguente: i cosiddetti dilettanti possono il più delle volte riuscire meglio là dove non arrivano gli specialisti, così “ingessati” nelle strutture mentali accademiche che, per definizione, mal si prestano, di norma, a descrivere il reale dipanarsi del vivere quotidiano.

Arthur Schopenhauer, pessimista radicale
Prende per primo la parola Arthur Schopenhauer, turista di passaggio e di mestiere filosofo:
“Dilettanti! Dilettanti! Così vengono chiamati con disprezzo coloro che si occupano di una scienza o di un’arte, per amore di essa e per la gioia che ne ricevono, per il loro diletto, differenziandosi da quanti si sono dedicati agli stessi studi per il proprio guadagno, perché costoro si dilettano solo del denaro che con tali studi si procurano. Un tale disprezzo deriva dalla meschina convinzione, che nessuno possa prendere qualcosa sul serio senza lo sprone della necessità, del bisogno e dell’avidità. Il pubblico ha lo stesso atteggiamento e la stessa opinione: di qui nasce il suo rispetto per gli “specialisti” e la sua sfiducia verso i dilettanti. La verità è, al contrario, che per il dilettante la ricerca diventa uno scopo, mentre per il professionista rappresenta solo un mezzo, ma solo chi si occupa di qualcosa con amore e con dedizione può condurla al termine in piena serietà. Da tali individui, e non da servi mercenari, sono sempre nate le grandi cose.”

Documenti pro e contro
Al sentirsi definire servi mercenari, Facchetti e Negri (anch’essi di passaggio per andare a presentare in città una loro ricerca sulle più antiche scritture d’Europa e tifosi della squadra “professionisti”) non ci stanno e reagiscono con piglio deciso.
Uno dei tavolini viene liberato da chicchere e bicchieri in modo da rendere visibili a tutti un paio di documenti che dovrebbero risolvere la questione a favore dei professionisti.
Da una delle loro cartelle estraggono prima di tutto le fotografie di un reperto archeologico, il disco di Festo. Si tratta di un reperto ritrovato nel 1908 nella città di Festo, sull’isola di Creta, sotto il muro di un palazzo minoico. Si è dell’opinione che risalga al 1700 a. C.
Uno degli avventori (che non ha ancora preso posizione né a favore dei dilettanti né a sostegno dei professionisti) si prende la briga di contare i simboli totali del disco e ne conta precisamente 241. Su che cosa in realtà significhino questi simboli i pareri sono al momento diversi e discordanti. Chissà, magari una forma di scrittura sillabica. Vi è tuttavia da riferire (e lo ricorda una cortese avventrice) che potrebbe trattarsi addirittura di una truffa bella e buona.
Dal momento comunque che i segni del disco non rivelano alcuna somiglianza formale con nessuna delle scritture conosciute, resta il mistero della loro interpretazione.
“ Proprio questo è il punto ! “, afferma il gruppo dei professionisti. E via con una serie di esempi tesi a dimostrare che i dilettanti si sono nel tempo cimentati nel proporne le traduzioni più bizzarre e insostenibili. Il fatto che non sia possibile fare riferimento a parametri di definiti su basi scientifiche, ha scatenato fantasie dilettantesche.
Nel caso del secondo documento posto sul tavolino, la possibilità di traduzione legittima e scientifica era reale e tuttavia un dilettante ne ha proposto una strabiliante lettura: i geroglifici egiziani di questa semplice formula significano senza alcun dubbio: “parole dette (o da dire) da parte di Osiride”. Ebbene, continua un sostenitore dei professionisti, Athanasius Kircher – un dilettante della più bell’acqua – applicando il suo strampalato metodo, avanza questa pazzesca traduzione: “la vita delle cose dopo la vittoria sul tifone, l’umidità della natura, grazie alla vigilanza di Anubis”.
Per il gruppo dei professionisti il discorso pare quindi chiuso: senza un approccio professionale, scientifico e rigoroso, non si potrà mai fare né dire nulla di positivamente costruttivo. Ma facevano i conti senza l’oste.
Massimo Pallottino e Giovanni Semerano: un caso di arroganza accademica
Tutto questo argomentare, infatti, non convince la tifoseria dei dilettanti che zittisce gli avversari, ricordando la disavventura toccata a Giovanni Semerano, a suo modo “dilettante-professionista” degli studi di filologia. Sventolando un foglio di giornale (per la precisione: la pagina 41 de La Repubblica del 22 luglio 2005), leggono, rossi in volto, quanto al riguardo ebbe a scrivere Umberto Galimberti:

“A 92 anni si è spento a Firenze Giovanni Semerano. Per lui e per la nostra cultura mi auguro che, almeno dopo la morte, egli abbia quel giusto riconoscimento che non ha avuto in vita perché la sua tesi, circa l’origine accadica e non indiana delle lingue europee, smontava un’antica tradizione e, con essa una gran quantità di studi, di competenze, di libri, di cattedre, di potere…A proposito degli etruschi, dobbiamo sapere che l’allora massima autorità in materia, Massimo Pallottino, sosteneva l’indecifrabilità di quella scrittura, in quanto quella cultura aveva in Toscana la sua origine senza altre derivazioni, nonostante Erodoto avesse scritto nelle sue Storie che gli Etruschi provenivano dalla Lidia in Anatolia. Semerano, partendo dall’accadico, decifrò quella scrittura, ma la sua scoperta, per l’autorità di Pallottino, non ebbe alcun seguito e la scrittura etrusca rimase inutilmente avvolta nel suo enigma.”

Nel piccolo ritrovo si fece un silenzio carico di tensione. Era evidente che il prof. Pallottino, professionista accademico, aveva impedito a Semerano di rendere nota la sua scoperta. Come ? Mettendo per esempio in campo, presso tutti gli editori, i critici e le strutture accademiche, la forza del suo potere nuocendo, di fatto, alla cultura. Se si fosse occupato della lingua etrusca da dilettante, questo forse non sarebbe successo. Guidato, viceversa, dall’amore per il proprio potere, si è opposto alla verità. E che questo non sia stato bello è un’opinione che ha cominciato ad essere condivisa dalla maggioranza degli avventori.

La proposta metodologica di Frank
Le voci, nel piccolo bar, si accavallano, raggiungendo toni e volumi decisamente elevati. Ma proprio quando la discussione stava riprendendo con vivace animosità (le pattuglie dei dilettanti e dei professionisti non desistevano dal sostenere ognuna il proprio punto di vita), il canale televisivo sul quale era sintonizzata la televisione del locale trasmette lo spezzone di un film di Silvano Agosti, “Si vive d’amore” dove Frank, il bambino intervistato dal regista, sembra quasi voglia intervenire nella discussione, suggerendo ai “grandi” una più valida metodologia dialettica: “Gli adulti credono che i bambini non siano buoni da far niente. Invece, magari, i bambini son superiori dei grandi. Perché hanno un modo diverso di pensare. Immaginano le cose più belle, più pure. Invece i grandi con malizia. Come te”.
Sia come sia, le due squadre fino a quel momento in acceso conflitto, hanno abbassato le armi di un confronto che era giusto rileggere alla luce delle considerazioni di un bambino.
E così piano piano tutti se ne vanno, ognuno con le proprie convinzioni ma tutti un po’ più bambini e meno adulti in modo tale da eliminare l’adulterazione derivante da schemi mentali sterilmente rigidi. E questo vale sia per la squadra dei dilettanti come per la squadra dei professionisti.
La partita di ritorno è stabilita per una data imprecisata.

Lo Spirito Folletto

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