BURKINA FASO. DAL DIARIO DELL’ASCOLTO E DELL’AZIONE SOLIDALE. 9. Lasciamoci con un sorriso

Bene, torniamo a casa trascinando diversi chili di souvenirs : un tamburo, oggetti di artigianato in bronzo, legno, e argento; qualche frutto di Baobab ( albero che a me sembra un errore della progettazione della Natura: frutti non numerosissimi dei quali servono solo i semi, utili ma non indispensabili all’alimentazione; foglie non abbondantissime per zuppe e salse, il legno fibroso è inadatto alla lavorazione, mi dicono serva a fare cordame. Insomma, un rendimento bassissimo.. Definirei il Baobab “Grande, grosso e ciula” ).
In valigia portiamo anche qualche ottima cipolla, acquistata da un contadino. . Naturalmente ci trasciniamo anche una grossa , invisibile bolla di sentimenti, sensazioni, ricordi difficilmente misurabili. La soddisfazione per quanto siamo riusciti a fare: la casa per una Levatrice sarà pronta in 2 settimane ( vi aggiorneremo dettagliatamente); lo scooter e la bicicletta donati alla Canonica funzionano bene; 19 famiglie alle quali abbiamo consegnato 4 asini e 15 caprette vivono meglio, abbiamo collaborato ad avviare il progetto per mandare a scuola qualche bambino in più col nostro/vostro aiuto; … 2 dei 3 palloni di gomma piuma portati da Milano rimbalzano ancora tra i piedi di ragazzini stupiti dalla resistenza di quel buffo pallone, e Leò è guarito e ingrassato. Inoltre, come previsto il tempo è stato l’ideale per noi ( solo ultimamente polvere e vento ci hanno disturbato: niente in confronto al caldo patito in Febbraio e Marzo dell’anno scorso), e probabilmente anche stavolta la Malaria ci ha risparmiato. Soddisfazione, ma anche molta malinconia per quello che non abbiamo potuto fare, per tutte le persone di Yalgò che abbiamo “aiutato” solo con un saluto, con un sorriso, con una caramella per l’immancabile bimbo. Però, a differenza della nostra prima visita , a Yalgò, “grazie” anche ai terroristi della strage di 2 settimane fa, abbiamo anche voglia di tornare a casa: di riabbracciare la figlia che è stata in pena per noi, e rivedere voi tutti che ci avete sostenuti e vi siete preoccupati per noi. Presto ci assalirà la nostalgia per questo mondo; ma per un po’ vorrei riascoltare Radio Tre ( Prima pagina, La Barcaccia…), che è quello che più ci è mancato , oltre alla quasi totale assenza di una Toilette appena decente- a parte quella della ns camera.. Tanti sono i ricordi; ma li riassumerò tutti in uno: il ricordo dei sorrisi. Il sorriso delle donne burkinabè, il sorriso dei bambini e ragazzini delle scuole, il sorriso di Bebè, 10 anni, buona allieva- parla bene il francese: ogni sera ci viene a trovare con altri bimbi facendo da interprete ( ed un giorno, chiedendole perché non era andata a scuola, ci ha risposto con mestizia: ” perché oggi abbiamo sotterrato il mio fratellino di 4 anni” …); e infine, il sorriso dei poliziotti e dei gendarmi Burkinabè. Vedo il vostro stupore ( il vecchio saggio dell’Epiro mi insegnò la visione a distanza ): il fatto è che ho girato oltre 30 paesi nel mondo, e conosciuto altrettanti tipi di militare; ma in nessun paese ho trovato poliziotti così gentili, educati, sorridenti. In oltre 40 controlli nei quali siamo incappati ho scambiato qualche parola con oltre cento soldati: nessuna impazienza ( nel viaggio con l’auto della parrocchia non riuscivo ad aprire né porte, né finestrini: ci ho messo quasi 10 interminabili minuti ad aprirne uno: il sergente attendeva senza impazienza, solo un po’ divertito) nessuno sgarbo, niente burbanza, men che meno arroganza . .
Tranquilli, non ho preso un colpo di sole; e il sorriso di quel poliziotto nero sotto un elmetto nero con un giubbotto antiproiettile nero attraversato da un mitragliatore nero (e marrone) che ci augurava” Bonne route” congedandoci con un “Vous ètes couragiouses” mi aiuterà a vincere l’immancabile e salutare nostalgia.
Ancora una domanda: ce la farà il Burkina? Bene: ci sono appena state le prime Elezioni Libere e Democratiche dalla nascita di questo nobile Paese. Non è poco, e se il Buon Dio avrà un occhio di riguardo per questo popolo, ce la faranno ( naturalmente, come mi correggerebbe il vecchio e cinefilo Saggio dell’Epiro, “purchè il Padreterno si dedichi esclusivamente al Burkina”..).
Concludo come ho concluso la nostra visita 10 mesi fa: Wenn’nin Burkinabè barkà! ( Dio benedica il Burkina).
Renato e Cristina

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