CANESTRI DI PAROLE AL TAVOLINO DEL BARDELLUVI

Di tanto in tanto, al tavolino all’aperto del Bardelluvi, si ritrovano alcuni amici. Nel pomeriggio di qualche giorno fa si sono incontrati Pkkla (Senza filtro), Maria (Brezza d’essenza), Sara (Atti effimeri di comunicazione) e Daniele (Orme Svelate). Tra parentesi l’indicazione per coloro che volessero incontrarli al loro Blog.
Sul tavolino sono rimasti quattro cestini di parole:

Nel cestino lasciato da Maria:
Un uomo forte ha il potere di vivere l’attimo; una donna forte ha il potere di guardare l’oltre: proiettandosi nel futuro. Insieme dunque, l’uomo e la donna, formano l’uno il presente e l’altra il futuro. Allora, qualcuno, direbbe: “E il passato? Che ne sarà del passato?”. – “Andrà avanti, come dimenticato ma nuovo: ramificazione dei due, il nascituro.”

Nel cestino lasciato da Pikkla:
Salgo sul palcoscenico senza personaggio,
la regola del tappeto rosso e sei giù,
fuori dalla vostra sceneggiata.

Nel cestino lasciato da Sara:
Quel blu
dato dall’amaro intorno
è un ottimo pigmento
il più puro
per colorare i miei cieli dentro.
(Nei conglomerati del dolore, trovò uno spazio azzurro infinito. E’ un segreto)

E in quello di Daniele:
Le mie parole
non servono a niente
mi fanno solo sentire impotente,
le urlo, le scrivo, le sussurro
ma si sciolgono come il burro,
vorrei insinuare
nel tuo cuore speranza
invece la tua angoscia
riempie la stanza,
ho urgente bisogno di un tuo sorriso
eppure non guardo mai il tuo viso.
Il timore ci lascia soli
congestiona anche i pensieri,
ci nutriamo di silenzi
con cui il dolore semina dissensi,
forse hanno ragione le cicale
quando è troppo caldo
l’unica soluzione è cantare
ed io che non voglio bruciare all’inferno
partorirò versi per sfuggire alle fiamme
aspettando un pallido sole d’estate
per cominciare insieme a volare.

A sorpresa e inatteso, un quinto amico lascia un cesto di rugiada e. quasi a commento dell’emozione provata nell’ascoltare le voci lasciate nei quattro cestini, mormora tra sé e sé: Mi levigo come un marmo di passione (Giuseppe Ungaretti).

 

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