LA LINEA E LA STRISCIA A dialogo con ragazzini di scuola elementare. (Ricordando Silvio Ceccato, Maestro inverosimile)

Si tratta di un libro originale e per così dire fuori tendenza, quanto meno rispetto al panorama editoriale più corrente, dove l’attenzione dei lettori pare volta più a ciò che è nuovo e funzionale all’efficienza, meno a ciò che è rilevante e funzionale alla qualità dell’agire.

D’altro canto, il lavoro di Pier Luigi Amietta merita di essere affrontato e discusso perché ripropone, in modo gradevole e leggero, alcune “questioni” che sono di fondamentale importanza per chi si occupa di processi di conoscenza e di formazione. Mostra, infatti, la concreta possibilità di una prassi coerente con la libertà di pensiero, di parola e di azione, cioè con una modalità di intendere e di fare educazione alquanto dissonante rispetto alla superficialità oggi prevalente.

I contenuti e gli argomenti presentati e discussi nel volume risalgono ad oltre trent’anni fa, quando Silvio Ceccato tenne una serie di incontri o, come li qualificava lui, dialoghi con i ragazzini di una scuola elementare milanese. Tali incontri, che furono registrati, vengono riproposti con cura e fedeltà da Amietta, che allora vi partecipò ed ora li introduce con una ricca ed articolata presentazione, volta a delineare la figura del suo collega ed amico. Oltre a questo, commenta i testi uno ad uno evidenziando – in sintonia con il pensiero di Ceccato – concetti, parole e attenzioni metodologiche che, a distanza di tempo, sono più che pertinenti con le riflessioni oggi presenti nel mondo della formazione.

Un vero e proprio pensiero anticipatorio del Maestro.

I temi dei trenta dialoghi con i ragazzini sono interessanti (dall’università, al pensiero, al cervello, alla scienza, ecc.) ma ancor più interessante è la qualità del rapporto che Ceccato sapeva instaurare con i suoi piccoli interlocutori: è stimolante leggere come li ascoltava autenticamente, singolarmente e gruppalmente, prendendoli sul serio ed interloquendo con genuinità, realismo ed ironia. Si evince come concretamente può declinarsi un rapporto che faciliti la costruzione di domande, tra soggetti pur diversi per esperienza e ruolo. Un inno all’atteggiamento di ricerca, all’attribuzione di significato ai vari aspetti dell’esperienza, all’amore per un pensiero che tende a essere sia libero da mode e da conformismi.

Ne risulta una allettante testimonianza nei confronti di una persona che ha perseguito la conoscenza più che la carriera accademica, la costruzione di ponti tra teoria e pratica più che l’appartenenza ad uno specifico settore scientifico-disciplinare. Così permane viva la presenza di uno scienziato vero, di un pensatore che molto ha dato e molto sta continuando a dare. Ciò grazie ad Amietta, che in questo lavoro ci riferisce anche una frase emblematica pronunciata dal Maestro inverosimile, veloce e creativo, che era Ceccato, specie quando detestava gli ottusi, gli ignoranti arroganti e i burocrati convenzionali: “La felicità non è un dono, è un compito. Bisogna studiare”.

G. Trentini – M. Bellotto (a cura di), Silvio Ceccato, Pier Luigi Amietta “La linea e la striscia. Testamento pedagogico del Maestro inverosimile”, Franco Angeli, 2008.

Seppure di dieci anni fa, si tratta di un testo tuttora attuale e di grande interesse operativo per tutti coloro che incontrano, sul proprio cammino, bambini e ragazzi. In famiglia come nelle aule scolastiche.

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