LETTERE DA YALGO, BURKINA FASO. Renato e Cristina, volontari-viaggiatori della solidarietà (5)

Lettera numero 5.
Rubo a J.K.Jerome, ritoccandolo, il titolo del suo celeberrimo “Tre uomini in barca..” per descrivere il piccolo codazzo di animali che segue come un’ ombra il mio andirivieni tra la nostras stanza e l’edificio cucina-sala da pranzo della Missione. E’ composto da un montone, una pecora bianca ( con agnellino di 6-7 mesi ), una pecora nera e bianca ( con 2 pecorelle nate al ns arrivo ) e il cane Leo, un cucciolo di 7 mesi che si è subito affezionato a noi e ci accompagna in ogni nostro spostamento in bici : ormai è conosciuto in tutto Yalgo, ed è già stato cacciato tre volte dalla chiesa, dove si era intrufolato ( 1 o 2 “f” ? Nemmeno il Correttore Autom. mi aiuta..) durante la Messa. Quando attraverso l’aia, subito avverto un rumore di piccoli zoccoli: sono le pecore in arrivo ( sono quasi sempre libere, come tutte – pecore e capre – per poter vagare in cerca del cibo rarefatto ). La prima volta che ho portato loro i resti della ns verdura si sono ritratte impaurite; la 2° volta non si sono mosse: il terzo giorno si sono avventate sul cibo. Ora ( la loro “dieta si è arricchita : 2 verze locali per dì , 0, 30 Euro al mercato ) come mi avvistano, mi corrono dietro ed al mattino ce le troviamo in attesa davanti all’uscio aperto della ns stanza , tenute a bada da un Leo vigile ( e un po’ geloso , anche se gli abbiamo regalato la prima vaccinazione antirabbia ). Avrete notato che il tono delle mie prime cronache è mutato, si è un poco sdrammatizzato. Credo che ciò sia dovuto a 2 fattori : il primo è di ordine psicologico, sta intervenendo il mio spirito di sopravvivenza, quella risorsa che ci permette di non macerarci nella tristezza, e/o nella vergogna, e/o nel senso di colpa : insomma, “ ci sto facendo ( un po’) il callo” . Il secondo elemento è stato come l’uovo di Colombo : ho capito, e me ne sono finalmente convinto, che il problema del caldo è enorme solo per me. Ho avuto la “rivelazione” osservando come le persone stessero sotto il sole- senza protezioni- non solo quando costretti dal lavoro, ma anche nei momenti di tranquillità. Li osservavo chiacchierare, ridere, discutere, cazzeggiare allegri col sole quasi a picco sulla testa : loro non “sopportano “ meglio di me il caldo, ma lo “sentono “ molto meno per motivi biologici ; certo, anche loro hanno i picchi stagionali, duri come lo sono spesso per me luglio e agosto: ma niente di tragico come mi è parso fino a poche settimane fa. ( PS: questo mi porrà il problema di quanto sia duro vivere d’inverno a Milano per un africano : ma ci penserò a dicembre..) – Ma torniamo ai Burkinabè, agli abitanti di questo villaggio : anzi, ai BAMBINI. Li incontriamo ad ogni piè sospinto, numerosi, vivaci come tutti i bimbi del mondo ( a me lo sembrano di più, ma vorrei evitare la retorica terzomondista ). Li incontro, e osservo i loro piedini : se sono scalzi, sono al “primo livello “ della scala sociale: non vanno a scuola, non hanno appreso le norme igieniche basilari , tra le quali quelle sulla prevenzione della malaria, e troppo spesso devono rivolgersi al Dispensario della Missione ( circa la metà dei 60 malarici curati settimanalmente) o all’ospedale statale ( di cui non ho cifre). Alcune decine dì bimbi scalzi attendono lungo l’unica strada asfaltata ( la nazionale che attraversa da Nord a Sud il Burkina) con un secchiello di plastica al collo per chiedere l’elemosina. Mi dicono che sia un’usanza delle famiglie musulmane, all’apparenza è così, ma ci andrei cauto. Non parlano il francese, esprimono curiosità senza una particolare allegria. Temo siano destinati a perpetuare una vita di pura sopravvivenza anche se mi auguro di no ( il solito ottimismo ) , perché fanno veramente tener/tristezza. Al “2° livello “ metterei i bambini con i piedi calzati : se hanno una specie di uniforme vanno alla scuola statale, se hanno un pentolino con coperchio per la refezione frequentano la scuola cattolica ( aperta nel 2012 dalla cooperazione tra la Missione di Yalgo, quella gemellata di Massarosa –Lucca ed i vari Lyons Club toscani). Direi che sono i più fortunati, forse molti potranno proseguire gli studi. Già in prima si arrangiano col francese, incrociandomi salutano felici dell’incontro e vogliono stringerci la mano; le bimbe accennano anche ad un inchino, il che sarebbe un po’ eccessivo se non leggessimo nei loro occhi un sincero rispetto ed un’altrettanta sincera curiosa allegria. Abbiamo visitato le 4 classi – dalla 1a ( 72 alunni) alla 4° – accolti da applausi e cori talmente intonati che, nel presentare l’Italia alla lavagna, li abbiamo invitati a cantare alla “Scala”. INCONTRO BELLISSIMO-
Dei bimbi più piccoli, quelli sempre appesi alle loro mamme, racconterò nella prossima puntata, dedicata alle Donne Straordinarie del Burkina Fasò- Grazie, buona fortuna e buona notte.
Renato con Cristina

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