LETTERE DA YALGO, BURKINA FASO. Renato e Cristina, volontari-viaggiatori della solidarietà

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le prime sette lettere che, seppur di qualche anno fa, si caratterizzano in quanto esempio di come chiunque operi nel mondo del volontariato possa diventare cronista di vita vissuta in mondi lontani eppure a noi così vicini.
Facendo uno strappo alla regola del nostro Blog, la pubblicazione avrà una cadenza giornaliera. Tanto per non perderne il ritmo e la tensione emotiva.

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Carissimi, superati faticosamente i primi 10 giorni, eccovi le prime informazioni sulla nostra avventura africana. Siamo nel Paese economicamente più povero del continente, nella provincia di Kayà, a Nord -Est, 90 km dal Niger e 70 dal Mali, in un grosso villaggio, Yalgò, in pieno Sahel, senza elettricità ( non ci sono nemmeno i fili). Pochi privilegiati – diciamo un 20% – hanno l’elettricità ( frigo, internet..) grazie a pannelli solari: la missione che ci ospita ha una ventina di pannelli fotovoltaici donati da sottoscrittori toscani, ha l’acqua da fontane presa da pozzi scavati grazie alla Caritas toscana, pompata con alimentazione solare . La Missione è composta da edifici per la scuola elementare, il Dispensario-ambulatorio, una casa delle suore americane- canadesi- burkinabè. A 1 km dalla Canonica che ci ospita c’è un ristorante con cucina anche italiana e con punti Wi-Fi: aperto da quaranta giorni, dà lavoro a 8 persone e sta diventando un centro di aggregazione . Gli edifici della Missione, compresi la nostra camera , sono gli edifìci regolari che si vedono sulla destra della foto che spero di allegare alla prossima occasione: il paese è sulla sinistra, sullo sfondo ci sono le riserve d’acqua ( piovana, non ci sono fiumi) in via di esaurimento. Il periodo da noi scelto è brutto, ma peggiorerà: marzo è caldissimo, aprile insopportabile ( non escludiamo una ritirata anticipata). In attesa delle piogge di maggio -incrociamo le dita- la terra è allo stremo: il verde ( iperbole) è quello delle acacie alle cui spine ambiscono magrissime pecore che dall’alba all’alba vagano libere in cerca di cibo. Tra le loro zampe corrono magrissime galline seguite da pulcini immagino magrissimi, che sperano di beccare qualcosa scoperto dagli zoccoli delle pecore. C’ è anche una mandria di trasparenti mucche ( per farne i dadi di carne basterebbe segarle in cubetti ed incartarli : dadi di brodo magro, naturalmente) che viene portata al barrage (diga) sullo sfondo nelle foto. Ieri una mucca è stramazzata sfinita sulla pista a 100 m da casa : ho allontanato gli avvoltoi e l’ho osservata negli occhi. Sulle Alpi ne ho incontrate a migliaia, ma non avevo mai dedicato troppa attenzione al loro sguardo. Allontanandomi mi è sfuggito un “ti sia lieve la terra, sorella”; ma ero commosso: 37 gradi e si invecchia… Gli asinelli, preziosissimi per il trasporto, sono ben nutriti: ricevono un mannello di paglia al giorno. Per gli Umani datemi tempo : è morto un 15enne di meningite, è nato stanotte un bellissimo bimbo di 4 kg. Dopo 9 ore erano già “dimessi”. Non c’è il problema degli anziani, l’aspettativa di vita è 49 anni. Cristina sta facendo il lavoro più duro: pesare, “maneggiare “, accarezzare bambini sotto-sotto-sotto alimentati al Centro di Educazione e Alimentazione. e riuscire anche a sorridere è arduo; lei ci riesce, ma so che solo il caldo e la stanchezza impediscono agli incubi di svegliarla: l’appuntamento è solo rinviato. Ci “sentiamo” tra 10 gg. Scrivetemi se vi piace, ma no commenti tipo “Chi te lo fa…Bravo..”.
PS per gli amici Coro Cai : il sole sorge alle 6, 15, i galli cantano dalle 4 in poi! Come dice un canto trentino (‘Me compare Giacometo’, che insegnerò ai bambini), viva la “Padrona che tira il collo al gallo per far festa agli invitati”. E chissene… se le galline si incazzano!!
Renato e Cristina

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