VARIAZIONI SUL TEMA: CRISI, PIACERE E STATO DI QUIETE

Scrive Aristotele: “ Non vi è soltanto l’attività del movimento, ma vi è anche l’attività dell’assenza del movimento, e il piacere si trova più nella quiete che nel movimento”
L’essere quindi attivi nell’immobilità potrebbe essere una strategia efficace per la gestione costruttiva degli stati di crisi quando, beninteso, la crisi stessa non sia fonte di piacere.
La crisi in briciole (filosofiche)
Scrive Remo Cantoni: “Nella propria inattualità, divenuta simbolo, Kierkegaard si chiude e nel navigare contro corrente, nel non essere capito, nell’urtarsi contro il proprio secolo, contro gli idoli della storia, avverte il significato e la missione della propria opera. Gli idoli del suo tempo erano le scienze naturali e storiche, l’analisi obiettiva e spassionata, la pura ragione, il pensiero astratto, il gusto di ordinare ogni cosa nell’unità compiuta del sistema, il mediare con la riflessione ogni contraddizione della vita, risolvere e superare i momenti impuri della fantasia e del sentimento, della soggettività e della passione, nella purezza universale del pensiero, in una zona rarefatta e irreale dove non giungono i lamenti, le gioie e il patetico quotidiano dell’uomo singolo che esiste nel tempo e nello spazio.
[…] Kierkegaard si scaglia contro i “professori” che riducono in pedanteschi paragrafi l’accesa realtà della vita”.
Agli idoli di allora potremmo aggiungere, tra i nuovi idoli di oggi, l’ossessione per un pareggio di bilancio la cui conquista (per altro, del tutto incerta) sembra costare molto e forse troppo alle singole individualità di questo nostro tempo. L’essere, allora, inattuali e fuori luogo come forma di contrasto al culto di un’ Economia fattasi dea maligna.
Crisi del culto del danaro
Scrive Giacomo Leopardi: “…Quasi che gli uomini, discordando in tutte l’altre opinioni, non convengano che sulla stima della moneta: o quasi che i danari in sostanza sieno l’uomo e non altro che i danari; cosa che veramente pare per mille indizi che sia tenuta dal genere umano per assioma costante, massime ai tempi nostri. Al qual proposito diceva un filosofo francese del secolo scorso: i politici antichi parlavano sempre di costumi e di virtù; i moderni non parlano d’altro che di commercio e di moneta. Ed è gran ragione, soggiunge qualche studente di economia politica o allievo delle gazzette in filosofia: perché le virtù e i buoni costumi non possono stare in piedi senza il fondamento dell’industria; la quale, provvedendo alle necessità giornaliere e rendendo agiato e sicuro il vivere a tutti gli ordini di persone, renderà stabili le virtù. Molto bene. In compagnia dell’industria, la bassezza dell’animo, la freddezza, l’egoismo, l’avarizia, la falsità e la perfidia mercantile, tutte le qualità e le passioni più depravatrici e più indegne dell’uomo incivilito, sono in vigore e moltiplicano senza fine; ma le virtù si aspettano”.
Nessun critico ha finora preso in considerazione le capacità divinatorie di Leopardi, le quali risultano essere di attuale e sicuro rilievo. Osservazioni critiche datate ma che paiono abito perfetto per i nostri strapazzati giorni.

Lo Spirito Folletto

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