Una festa festosa in via Paravia

E’ successa una cosa strana, a Milano, in via Paravia, alla Scuola Radice. Strana, bella e sorprendente. Giovedì 21 dicembre, di mattina, è giunto in visita Babbo Natale in persona. All’inizio si era fatto l’idea che, al primo piano, non ci fosse nessun bambino ad aspettarlo. D’altronde, si trattava di famiglie quasi tutte di cultura islamica e una delle sue renne gli aveva sussurrato che nei paesi arabi non solo pochi lo conoscevano ma – soprattutto – coloro che ne avevano sentito parlare, non lo avevano in simpatia.
E poi: un certo numero di carrozzine, nel giardino e ai piedi della scala, erano vuote.

«I bambini se ne sono andati via. Non vogliono proprio vedermi!», ha pensato il povero Babbo Natale. E invece…

…E invece, nell’aula detta “Di Angelica”, si era raccolto un gran numero di mamme con i loro bambini e le loro bambine.

“Strano” – pensò Babbo Natale – “a prima vista mi sembra di essere nel quartiere periferico di una cittadina araba. Ma qui siamo vicino a piazzale Segesta, a Milano (è lì che ho lasciato le mie renne a brucare quella poca erba rimasta)”. Oltre all’albero che porta il suo nome, ne apprezzò molto anche un altro molto colorato. “Chissà che bel nome gli avranno dato. Magari lo hanno chiamato Albero dai Mille Colori”.
Si mise in disparte, in un angolino, pensando di non essere visto (Babbo Natale porta una lunga barba bianca perché non vuole che ci si accorga di quando arrossisce, tanto è timido). Ma i bambini sono svegli e, vedendolo, gli hanno cantato una canzone per invitarlo, nel caso avesse deciso di non portare i regali, a ricordarsi che anche lui è stato bambino e anche un po’ monello. Babbo Natale si è commosso al ricordo di quando, piccolo piccolo e senza barba, guardava le stelle cadenti che – questo lo sapevano anche le renne – nelle loro code luminose avevano tanti pacchetti con tanti giocattoli per tutti, grandi e piccini. Sperava, allora, che qualche cosa di bello potesse cadergli vicino. E quando le stelle cadenti se ne andavano nel vuoto del cielo senza lasciar cadere nessun giocattolo (avrebbe desiderato tanto avere una slittina) il Bambino Natale si metteva a piangere, solo soletto.
Ma è proprio questo lontano e triste ricordo che lo ha portato, ora che non è più Bambino ma un grande e grosso Babbo Natale, a voler incontrare i bambini di tutto il mondo per regalar loro almeno un momento di felicità. Aveva del resto letto nel libro di un grande scrittore che “Nessuna ragione al mondo giustifica le lacrime di un bambino innocente”. E così, vinta la timidezza, cominciò a chiamare per nome, uno per uno, tutti i bambini e le bambine presenti. Ha avuto una carezza per tutti e a tutti ha dato un sacchettino di carta argentata. Che cosa il sacchettino contenesse nessuno lo ha mai saputo, ad eccezione del bambino che lo ha ricevuto.
Prima di andarsene, salutò tutti con un gesto delle sue grandi mani promettendo che, da lì a poco, i bambini presenti avrebbero incontrato altri bambini che parlavano una lingua diversa dalla loro e che le mamme e i (pochi) papà presenti avrebbero incontrato altre mamme e altri papà, di un’altra religione, credenti e non credenti e di altre abitudini.
“Perché” – scrisse con il suo pennello magico su di una grande carta dorata – “tutti devono imparare a capirsi, ad ascoltarsi, a rispettarsi l’un l’altro”. Ma questo non à possibile se gli uni non capiscono la lingua degli altri.                                                      “Che ognuno” – gridò quando ormai era lontano, sulla slitta trainata dalle sue amiche renne – “continui a parlare la propria lingua, ma non ne faccia una barriera insormontabile. Gli uni si aprano e si interessino alla cultura degli altri”. Un concetto difficile per i grandi, ma i bambini l’hanno capito subito e benissimo e, prima a gesti, sorrisi, sguardi e poi con poche e diverse parole, hanno fatto amicizia. I bambini e le bambine di quello che è chiamato Spazio Bimbi sono scesi in strada chiamando altri bambini e altre bambine del quartiere e – tutti insieme – hanno cominciato a fare un grande Girotondo che sta durando ancora adesso e forse non finirà mai.
Per dovere di cronaca: a questa strana e bella festa festosa hanno partecipato molte altre persone: l’educatrice, le volontarie, docenti, rappresentanti dell’UVI e di SOSBambini, un gruppo di studenti della Scuola del Design del Politecnico di Milano, due tirocinanti dell’Università di Milano-Bicocca. Un gruppo di persone adulte che – ancora una volta – hanno imparato dagli sguardi e dalle voci dei bambini a non perdere l’abitudine di stupirsi del proprio essere nel mondo. Che, in fondo in fondo, è un po’ più bello di quanto in genere non si immagini.

 

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