LE BESTIE SANNO IL TEMPO IN TEMPO, QUANDO SERVE SAPERLO. PENSARCI PRIMA È LA ROVINA DEGLI UOMINI (VERMI, ANGELICA FARFALLA, SUPERBIA DEA DELLA GUERRA: PER DISCORRERE DELLE NOSTRE GIORNATE).

Andiamo per punti:

  • I Signori della Guerra sono superbi: hanno un’esagerata stima di sé e dei propri meriti (reali o presunti) che si manifesta con un atteggiamento altezzoso, sprezzante e con un ostentato senso di superiorità nei confronti degli altri.
  • Nel Purgatorio le anime dei superbi procedono lente, quasi rannicchiate a terra, con sulle spalle grandi sassi: “…non v’accorgete voi che noi siam vermi / nati a formar l’angelica farfalla…?”  (Purg. X, 124-125)
  • Presso gli Atzechi la farfalla è simbolo dell’anima o del soffio vitale sfuggito dalla bocca dell’uomo in agonia: una farfalla svolazzante tra i fiori rappresenta l’anima del guerriero. Il verme è simbolo della vita che rinasce dalla putredine e dalla morte.
  • Eugenio Montale chiosa: “CACCIA. C’è chi tira a pallini / e c’è chi spara a palla. / L’importante è far fuori / l’angelica farfalla”.
  • Domenico Scandella, detto Menocchio (1532 – 1599 circa) fu condannato dal Santo Uffizio per aver sostenuto una singolare cosmogonia i cui tratti erano costituiti dal formaggio, dal latte, dai vermi-angeli, da Dio-angelo creato dal caos. Ipotesi intollerabile per la Chiesa, fattasi Istituzione violenta. Il fatto poi di essere difeso, davanti all’Inquisizione, dall’avvocato Trappola non giocò di certo a suo favore…La cosmogonia di Menocchio era, nella sostanza, materialistica e tendenzialmente, scientifica. E ciò gli costò tortura e morte.
  • Erri De Luca racconta:

«Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. È novembre, tempo di duelli e il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” per quanti ne ha uccisi. Erri De Luca

Spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’imminenza e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini»

È la sorte sperimentata da tutti coloro che, non educati alla pace, scelgono la via del conflitto guerresco.

Una breve antologia di spunti evocativi che potremmo tener presente per ragionare intorno alle nostre umane e tragiche solitudini che si fanno violenza quotidiana. Putin docet.

Referenti bibliografici:

Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi, il cosmo di un mugnaio del ‘500, Torino, Einaudi, 1976

Erri De Luca, Il peso della farfalla, Milano, Feltrinelli, 2016

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