“LA FANTASIA È BEN PIÙ IMPORTANTE DELLA CONOSCENZA” (ALBERT EINSTEIN). ALCUNE RIFLESSIONI DI ANDREA BONACINI E ALICE GARBIN

Andrea Bonacini e Alice Garbin hanno condiviso con il gruppo Psicocose (di cui fanno parte) alcune riflessioni inerenti il tema della Fantasia. Volentieri pubblichiamo sul nostro Blog i loro interventi, lineari, stimolanti e densi di potere euristico.

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Potrebbe suonare come un banale slogan se non fosse uscito dalla bocca di Albert Einstein e allora è quasi doverosa una riflessione più profonda.

La conoscenza è qualcosa che ci viene data in eredità da chi è venuto prima di noi, un pensiero convalidato e verificato, quindi utile e degno di rispetto proprio per lo sforzo l’intuizione e la fantasia di chi lo ha creato.

Ma se una conoscenza per valida e utile che sia, si dà per scontata e inamovibile, finisce per essere un ostacolo allo sviluppo di nuove conoscenze derivate dallo sforzo, dall’intuizione e da fantasie nuove, vive e pulsanti che tramite un processo di intuizione, astrazione, prove ed errori, porteranno a nuovi punti di vista e poi a nuove soluzioni.

Questa frase sembra parente stretta dell’altrettanto famosa “ Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che lo ha generato”, in cui Einstein ci ricorda che davanti a una situazione “problema X”, che finora non siamo stati in grado di risolvere, la cosa più saggia da fare a volte è utilizzare la fantasia per metterci nei panni di qualcun altro, fantasticare e farci contagiare da visioni che non sono quelle che frequentiamo abitualmente, perché se le abbiamo provate 100 volte senza risultato, è molto improbabile che la 101esima volta funzionino.

In effetti questa dinamica è in accordo anche il processo di “brainstorming”, metodo usato per cercare nuove soluzioni, in cui la prima fase è caratterizzata da un fluire di pensieri liberi, non imbrigliati da regole razionali che solo successivamente verranno vagliati, per individuare quelli più realizzabili che usciranno comunque arricchiti ed evoluti dalla prima fase.

Inoltre per mezzo della fantasia possiamo immaginare per la prima volta una nuova versione di noi stessi che bypassa le nostre convinzioni limitanti, primo fondamentale passo che può portare al cambiamento.

La fantasia quindi è una funzione della mente che riesce ad allargare lo sguardo e farci uscire dal nostro piccolo “io”, un atto creativo che genera al nostro interno, qualcosa che ancora non esiste e che può prendere forma solo se prima ci diamo il permesso di sognare.

ANDREA BONACINI

“LA FANTASIA È LA CULLA DI OGNI TEORIA SCIENTIFICA AFFERMATA”

“L’immaginazione è più importante della conoscenza perché la conoscenza è limitata mentre l’immaginazione abbraccia il mondo intero stimolando il progresso, dando vita all’evoluzione”. Se si considerano le parole di Einstein da un punto di vista puramente scientifico vi sono numerosi studi che dimostrano come la razionalità sia spesso un ostacolo al libero progresso della conoscenza umana e al contrario, come affermato da Ludwig Boltzman, “la fantasia è la culla di ogni teoria scientifica affermata”. Consideriamo per un attimo gli studi sul cosiddetto effetto Flynn: il quoziente intellettivo tende a crescere di circa 3 punti ogni decennio, tuttavia da uno studio del 2008 di T. W. Teasdale e D. R. Owen, sembra che questa tendenza si stia invertendo a partire dagli anni 90 e fino ai giorni nostri. Ma correlato a questo studio vi è quello di Kyung Hee Kim che data sempre negli anni 90 l’inizio del declino di un altro fattore umano fondamentale: la creatività. Sembra che con la rapidissima evoluzione della tecnologia, la fantasia sia stata imbrigliata nell’uso di computer e smartphone e ciò che più preoccupa è che questo sta accadendo anche alla più grande e importante (a mio parere) fonte di creatività cioè i bambini. Fino ai 16 anni, ma nel corso di tutta la vita in modo differente, il cervello è in formazione ovvero soggetto a cambiamenti importanti a livello sinaptico e di sviluppo delle diverse aree. Si ritiene che le esperienze effettuate nei primi 3 anni di vita siano quelle indelebili e che definiscono anche il successivo sviluppo psicofisico della persona. Tutto questo è direttamente collegato alla creatività poiché la corteccia prefrontale che è deputata al controllo e alla censura, matura dopo rispetto all’amigdala, destinata all’elaborazione delle emozioni. Ciò significa che fino alla fine dell’adolescenza (tra i 18 e 25 anni) il censore interno di ciascun individuo non opera ancora a pieno regime il che rende possibile essere molto creativi al pari dei bambini che, non avendo ancora una conoscenza estesa della realtà, si permettono di immaginarne una differente e a loro misura.  Anzi, già Maria Montessori aveva intuito che “ciò che il bambino apprende deve essere interessante, deve affascinarlo: bisogna offrirgli cose grandiose, per cominciare offriamogli il mondo”.

Quindi è importante non limitare il bambino nelle attività che si considerano più adatte alla sua età ma anzi lasciare che sperimenti tutte le esperienze poiché spesso dalla loro curiosità di situazioni nuove e impreviste, possono sviluppare nuove competenze: il fatto stesso di poter immaginare delle soluzioni (anche se non applicabili alla realtà) costituisce un esercizio della fantasia fondamentale. Essere in grado di uscire dalla concretezza delle situazioni per poter immaginare altro, plasma il cervello tanto quanto trovare delle soluzioni logiche ad un problema. Per esempio, un esperimento di Pascual-Leone ha dimostrato che immaginare di suonare il pianoforte con una sola mano permette lo sviluppo dell’area cerebrale che controlla le dita in modo analogo a quando si mette in pratica questo esercizio.

Queste considerazioni dovrebbero far sorgere il dubbio che la realtà in cui i bambini sono calati nella società contemporanea stia remando contro l’importanza dello sviluppo della fantasia. A sostegno di questo vi è uno studio del 1968 di George Land in cui si considerarono i livelli di creatività di 1600 bambini testati a 5, 10 e poi 15 anni e infine dopo i 20 anni: la creatività sembra ridursi dal 98% dei bambini di 5 anni al 2% degli adulti. Una prima spiegazione di questo può essere riscontrata nei metodi scolastici attuati che prediligono la trasmissione del sapere piuttosto che lo stimolo delle capacità di ciascun individuo. Gli insegnanti, ma anche i genitori e le figure educative di riferimento, dovrebbero essere una guida grazie alle quali i destinatari possano non essere depositari del sapere da attori attivi.

E per noi adulti? Non è davvero più così importante la fantasia?

No, al contrario, saper fantasticare ha importanti effetti sulla progettazione ma anche sullo sviluppo delle relazioni: nel primo caso immaginare una realtà non ancora concretizzata permette di vagliare le possibilità, escludendo quelle non realizzabili o quelle che abbiamo già sperimentato in passato in modo più o meno soddisfacente. Nelle relazioni la fantasia interviene quando definiamo dei modelli ideali di amici, partner, colleghi…e poi li confrontiamo con la persone reali con cui ci confrontiamo. La corrispondenza di tutte o alcune caratteristiche immaginate, può determinare il buon esito di una relazione o al contrario lo scioglimento di un rapporto.

Questo senza contare quanto siano state considerate importanti le fantasie espresse in modo più o meno esplicito, per Freud che ha basato gran parte delle sue teorie proprio sulla capacità della persona di reprimere desideri e fantasie al fine di adattarsi alle convenzioni della società a lui contemporanea.

Altrettanto interessanti sono le nascenti teorie che studiano gli effetti della realtà virtuale sullo sviluppo e manifestazione della fantasia, considerando che le aree cerebrali coinvolte sono differenti… Ma per questo dovremmo aspettare qualche tempo per avere studi approfonditi e completi per poter aprire un nuovo capitolo sul rapporto tra fantasia e realtà nell’uomo.

BIbliografia

“Le potenzialità del cervello nell’infanzia”, Valle Mario, estratto dell’intervento al convegno

“Leggere l’inclusione-Letteratura, educazione e neuroscienze tra stereotipi e innovazione”, 13/11/2019

“Cervello e fantasia”, Manzelli Paolo in Neuroscienze.net

“Come funziona la fantasia” , AA.VV., in Focus.it, 1/9/2016

ALICE GARBIN

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