IL VOLONTARIO-MILITANTE-EDUCATORE, PROTAGONISTA DEL PRESENTE E DEL FUTURO

Augusto Boal (1931 – 2009), Il Poliziotto e la Maschera. Giochi, esercizi e tecniche del teatro dell’oppresso, Molfetta (BA), La Meridiana, 1996.

Dalla quarta di copertina:

«Il Poliziotto e la Maschera non è un libro sulle tecniche teatrali ma sugli strumenti per trasformare la realtà. Può servire, quindi, ad animatori, insegnanti, militanti, educatori, conduttori di gruppi, volontari, operatori culturali, sociali e sanitari, persone qualsiasi…a quanti vogliono liberare se stessi e gli altri, da soli e con gli altri, dalle oppressioni che tutti noi subiamo senza sapere come reagirvi…Non è un testo per specialisti ma una proposta di strumenti (giochi, esercizi, tecniche, linguaggi…) per affrontare, capire e trasformare le nostre oppressioni…a livello corporeo, psicologico e socio-politico. Nel Teatro dell’Oppresso, infatti, lo spettatore generico viene aiutato a liberarsi della sua passività, dei suoi freni – del suo poliziotto – per divenire, tramite il teatro – la maschera -, soggetto-protagonista non solo del presente ma anche del futuro. Lo spettatore capace di un atto liberatorio durante una seduta di “teatro immagine” sarà così pronto a liberarsi della passività anche nella vita reale. Il teatro degli oppressi, sebbene nato nella realtà latinoamericana, si è evoluto continuamente anche rispetto a contesti diversi. Boal riesce in queste pagine ad adattare gli stessi strumenti teatrali a realtà tipiche del mondo occidentale in cui l’oppressione si fa più sottile e sofisticata, più fragile è la frontiera tra l’oppresso e l’oppressore e meno manifeste ma altrettanto gravi sono le ingiustizie».

Si tratta di un’antologia di strumenti a disposizione di chiunque (volontari compresi, quindi) sia impegnato nel gestire relazioni di aiuto finalizzate all’educare persone libere e pensanti. Eccone un sintetico elenco:

TEATRO-IMMAGINE

Si domanda agli spettatori di formare un gruppo di statue che mostri, visivamente, un pensiero collettivo su di un determinato tema. Ad esempio: l’amore, la famiglia, gli immigrati, la vecchiaia, la disoccupazione. Uno dopo l’altro ogni spettatore mostra la propria statua. Uno comincia e se il pubblico non è d’accordo rifarà la statua in modo diverso; se invece è solo parzialmente d’accordo modificherà in parte la statua di base o la competerà. Quando tutti saranno finalmente d’accordo si arriverà alla statua definitiva e reale, che sarà sempre la rappresentazione di un’oppressione.

TEATRO-INVISIBILE

Un punto dev’essere chiaro: il Teatro-Invisibile è teatro, deve avere un testo scritto che sarà inevitabilmente modificato secondo le circostanze per adattarsi agli interventi degli spettatori. Bisogna scegliere un soggetto scottante che si sa interessi veramente e profondamente i futuri spettatori. A partire da ciò si mette in scena una piccola rappresentazione. Gli attori devono interpretare il loro personaggio come se recitassero in un teatro tradizionale, per degli spettatori tradizionali. Di fatto, quando lo spettacolo sarà pronto, sarà svolto in un luogo che non è un teatro (in una metropolitana, in un ristorante, nelle strade) e per degli spettatori che non sono spettatori. Esempio di temi: molestie sessuali (un complesso di quattro azioni), razzismo etc.

TEATRO-FORUM

Gli spettatori potrebbero essere operai di una stessa fabbrica, abitanti di un medesimo quartiere, i fedeli di una stessa chiesa, gli studenti di una stessa scuola. Il Teatro-Forum è una sorta di lotta o di gioco e come ogni gioco o lotta ha le sue regole. È importante che possa nascere una discussione feconda e profonda. Bisogna creare le condizioni perché si discuta di situazioni reali. Lo spettatore può intervenire proponendo la propria visione di come, secondo lui, stanno le cose.

La scuola e, in generale, ogni spazio, tempo e luogo “socializzante”, può essere inteso (e forse, dovrebbe intendersi) come palcoscenico dove ogni attore agisce il proprio pensare e il proprio pensarsi in eterna lotta con il poliziotto che incatena e comprime emozioni e sentimenti. Obiettivo: essere attivi a fronte della passività indotta dal “sistema”.

Lo schema proposto da Boal si adatta a una popolazione adulta ma ci si potrebbe ispirare per modificarne la struttura in modo che sia proponibile a una popolazione infantile o adolescenziale. Bambini e ragazzi parteciperebbero senz’altro con creativa disponibilità ad analizzare costruttivamente le criticità vissute e percepite. Educatori e volontari potrebbero trarne utili spunti e suggerimenti.

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