I BAMBINI DEVONO POTER ESSERE FELICI. NE HANNO IL DIRITTO.

MA CHE COS’E’ LA FELICITA’?

«Ho provato la felicità ma non mi ha reso più felice»: questa è l’opinione di Emilie Muller.

Ma allora, in che cosa consiste la felicità e si può essere felici per tutta la vita?

Gianni Rodari la vede così, suggerendo una precisa strategia educativa:

«Per essere sicuro di non sbagliare a rispondere, sono andato a cercare in un grosso vocabolario la parola “felicità” e ho trovato che significa “Essere pienamente contenti per sempre o per un lungo tempo”. Ma come si fa ad essere “pienamente contenti” con tutte le cose brutte che ci sono nel mondo e con tutti gli errori che facciamo anche noi ogni giorno dell’anno? Ho chiuso il vocabolario e l’ho rimesso in libreria, con molto rispetto perché è un vecchio libro e costa caro, ma ben deciso a non dargli retta. La felicità dev’essere per forza qualche altra cosa, una cosa che non ci costringa ad essere sempre allegri e soddisfatti (e un po’ stupidi) come una gallina che si è riempita il gozzo. Forse la felicità sta nel fare le cose che possono arricchire la vita di tutti gli uomini, nell’essere in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie. E allora la felicità non è semplice e facile come una canzonetta: è una lotta. Non la si impara dai libri ma dalla vita e non tutti vi riescono: quelli che non si stancano mai di cercare e di lottare e di fare, vi riescono e credo che possano essere felici per tutta la vita».

Per Talete è felice «colui che ha un corpo sano, buona fortuna e un’anima bene educata». Dopo qualche secolo, della felicità è stata sottolineata la dimensione sociale: non può appartenere all’uomo nella sua singolarità bensì all’essere umano in quanto membro di un mondo sociale. Ed è questa la prospettiva di Gianni Rodari.

Bambine e bambini, quindi, potranno sperare di essere felici se inseriti e partecipi attivi delle cose del mondo, così come le vengono a conoscere a scuola e in famiglia. Il problema riguarda tuttavia il fatto che il più delle volte né la scuola né la famiglia sono attrezzate per “educare bene” (Talete) i nostri più giovani compagni di viaggio. Ed è forse questa la ragione per la quale Oscar Wilde annota: «Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia educazione».

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