UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE AL TEMPO DEL DISTANZIAMENTO FISICO, AFFETTIVO E MORALE.

Le nuove abitudini che siamo tenuti ad adottare per ridurre il rischio di infezioni da Corona virus, implicano un radicale cambio di passo per quel che concerne la socialità umana. Se vogliamo essere più precisi e concreti: è necessario scrivere un nuovo Contratto Sociale. Magari, che ciascuno se ne scriva uno tutto e solo per sé.

Ma se dovessimo decidere di impegnarsi in questa avventura, non potremmo fare a meno di scorrere le pagine del Contratto Sociale scritto da Jean Jaques Rousseau (1712 – 1778) e pubblicato nel 1762.

Rousseau nell’Emile, scrive: «Bisogna studiare la società attraverso gli uomini e gli uomini attraverso la società: chi volesse trattare separatamente la politica e la morale, non capirebbe mai niente né dell’una né dell’altra».

E, per mettere bene in chiaro quale sia l’argomento del suo Contratto Sociale, precisa all’inizio del libro: “L’uomo è nato libero, e dovunque è in catene. C’è chi si crede padrone di altri, ma è più schiavo di loro. Come è avvenuto questo cambiamento? Lo ignoro. Che cosa può renderlo legittimo? Ritengo di poter risolvere questo problema. Se non considerassi che la forza e l’effetto che ne deriva, direi: “Finché un popolo è costretto ad obbedire ed obbedisce, fa bene; non appena può scuotere il gioco e lo scuote, fa ancora meglio: perché, recuperando la sua libertà con lo stesso diritto con cui gli è stata tolta, o è giusto che egli la riprenda, o non era nemmeno giusto che altri gliela togliesse”. Ma l’ordine sociale è un diritto sacro che serve di base a tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non viene dalla natura, è dunque fondato su delle convenzioni. Si tratta di sapere quali siano».

Ecco il punto: tutto ciò che è definito “per convenzione” può essere cambiato o addirittura “deve” essere cambiato in considerazione del mutare delle condizioni. Per convenzione, ci si dava la mano. Ora non più. Per convenzione, ci si abbracciava. Ora non più. Ma il problema principale riguarda i mutati schemi relazionali: la sfera emotiva non può essere mediata dalla seppur sofisticata tecnologia. Una didattica che sia solo “da remoto”, non è didattica. A meno che non la si intenda come processo per “istruire”, quando è ormai nota e condivisa l’idea che la scuola è prima di tutto luogo di socialità e di socializzazione. Un processo che non può svilupparsi unicamente da remoto. Insegnare non vuol dire “istruire” bensì educare ad essere cittadini liberi, pensanti e attivi tra i cui compiti c’è senz’altro anche quello di scrivere un nuovo Contratto Sociale. A beneficio di se stessi e della comunità.

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