LETTERE RICEVUTE. La difficoltà dell’insegnante di convivere costruttivamente con l’“invisibile”

«Ho appena letto l’intervento sul blog (Per una critica costruttiva della formazione a distanza, NdR) ed è inevitabile che io condivida ogni singola parola, ogni singolo pensiero.

Forse perché mi ci trovo completamente dentro, forse perché la sto vivendo in prima persona, ma ogni parola la sento mia, ogni pensiero mi appartiene in maniera globale.
Stiamo vivendo qualcosa di surreale. Ci sforziamo a far sembrare tutto “normale”, tutto come ormai un’abitudine, ma non è e, e per quanto mi riguarda, non sarà mai così.
Ogni weekend è una continua preparazione di materiale per la settimana successiva, l’agenda si riempie ogni ora di più inserendo voti, interrogazioni, compiti. Ma cosa c’è di vero e di autentico dietro a tutto ciò? Forse nulla.
I compiti di bambini che a mala pena raggiungevano la sufficienza, ora sono compiti perfetti, con l’evidente mano del genitore onnipresente. Le interrogazioni producono voti che probabilmente sono frutto delle risposte messe davanti agli occhi e che noi insegnanti non vediamo.
E le video-lezioni? Il genitore che dietro parla al telefono, il fratellino che piange, gli occhi ancora assonnati.

Ci hanno privato di quello spazio che era nostro e soltanto nostro, che permetteva di produrre, di immagazzinare, di verificare, di chiarire. E che purtroppo non sappiamo quando tornerà ad essere nostro e soprattutto come. Si parla di provvedimenti come la misurazione della temperatura all’ingresso, allora mi chiedo: cosa diventerà l’andare a scuola? La diffusione del terrore? Quanto dovranno lottare i genitori perché i bambini vogliano uscire da quella capanna che li protegge da quel “fuori” che ormai è diventato l’inferno perché c’è il mostro invisibile?
Si parla continuamente di “convivenza con il virus”, ma le misure poi Non combaciano con la convivenza, ma col terrore, con la paura.
L’unica certezza che abbiamo per ora, come insegnanti, è una: il nostro futuro è un grande punto interrogativo».

CRISTINA FRATTO

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Cara Cristina,
Grazie della tua testimonianza, che descrive puntualmente lo “stato” in cui si trovano insegnanti (e la tua esperienza è al riguardo significativa), allievi, genitori e un po’ tutto il mondo della scuola.
L’auspicata convivenza con l’ “invisibile” comporta – credo – lo sviluppo di nuove procedure “diagnostiche”, adeguate a “leggere” una realtà che ci si presenta sotto un profilo quasi del tutto ignoto. E’ come se ci si sia venuti a trovare all’improvviso in una giungla sconosciuta, dove il quoziente di intelligenza (QI) ha una più che scarsa rilevanza. Al contrario, è l’uso creativo dei cinque sensi che potrà garantire l’articolarsi di una conoscenza efficace. Occorre recuperare la capacità infantile di tradurre in musica, in melodia, le note dello spartito esistenziale che la Natura ci sta presentando con forza, rigore e severità. Gli unici che ci possono aiutare sono i bambini. Si tratta di vedere “come”: è una sfida, un gioco, che non vedrà né vinti né vincitori. A patto di ascoltare quei naturali interpreti della voce del mondo che – appunto – sono i bambini, impermeabili ad ogni forma di pregiudizio.

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