UTILE O INUTILE?

Nella pratica didattico-pedagogica che vede educatrici e educatori impegnati quotidianamente nel portare avanti la propria azione formativa, può capitare che, quando i bambini (o i ragazzi) se ne tornano da dove sono venuti, ci si sorprenda a chiedersi: «Ma quando ho alzato la voce minacciando il castigo per tutta la classe, il mio intervento è stato utile o inutile?».
Un tema che viene di norma affrontato dal Professore ordinario di Ingegneria Speculativa (Facoltà delle Scienze inutili). La sua cattedra, infatti, descrive e illustra in particolare le opere civili inutili, come – ad esempio – i ponti isotornanti, cioè che ritornano sempre allo stesso punto di partenza. E’ esperienza diffusa nelle équipe di ogni ordine e grado quella di sperimentare la sensazione che tanto detto, discusso e concordato, non abbia portato alla fine alcun beneficio. La riunione è stata isotornante. O, nel nostro caso, inutile potrebbe essere stata la minaccia del castigo.
Ragioniamo, tentando di approfondire l’argomento. Possiamo definire “utile” il mezzo o lo strumento per raggiungere un fine qualsiasi. O, anche, ciò che appaga i bisogni della persona o soddisfa i suoi interessi. Ora: qual è il fine che, in generale, persegue un’organizzazione che architetta, progetta e sviluppa azioni didattico-pedagogiche? Per insegnare che cosa (sia che gli alunni siano bambini di quattro o cinque anni o ragazzi nel pieno dell’adolescenza)? E poi: quali i bisogni e gli interessi di educatori e educatrici e quali gli interessi e i bisogni di coloro che abbiamo la consuetudine di chiamare “i loro più giovani compagni di viaggio”?
Sarebbe bene e – appunto – utile, oltre che necessario, che di tanto in tanto si tentasse di dare risposta a questi interrogativi, via via appuntando sul Diario di bordo le considerazioni al riguardo avanzate. Un Diario a disposizione di chiunque abbia deciso di solcare i flutti dell’oceano educativo. Navigando a vista o avvalendosi dei più sofisticati strumenti che le Scienze – più o meno utili – mettono a disposizione.
Chi fosse interessato a discorrere con se stesso del più e del meno in relazione a quest’ordine di argomenti, potrebbe divertirsi a sfogliare il libro di Paolo Albani e Paolo della Bella: Forse Queneau. Enciclopedia delle scienze anomale, Bologna, Zanichelli, 1999.
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