Mi spieghi –in parole povere – che cos’è la Psicologia ? – 5 –

PASSO NUMERO 5

Psicologia, per gli amici, Psi: Non so se te ne sei accorto, ma a me non piace essere riassunta e tenuta prigioniera nelle pagine di un manuale, nei capitoli di libri e Autori che il più delle volte nulla capiscono della mia vera e autentica personalità. Dunque, facciamo un patto: la prossima volta tu mi dici che cosa delle aree che abbiamo visto nel Passo precedente (4) ti interessa e ti incuriosisce di più. Così io andrò a scartabellare tra i miei appunti e cercherò di darti qualche risposta.
Dato che sono sicura che non te ne ricordi per nulla, ecco riassunti i principali capitoli del sapere di cui mi occupo: come le persone percepiscono le cose del mondo (con i cinque sensi); come ricordano (la memoria, quindi); come pensano (il pensiero); come parlano (il linguaggio); come e perché sognano (i sogni). E poi le emozioni e le motivazioni che spingono e animano l’azione umana. E ancora conflitto e frustrazione.
Tra tutto questo, dimmi di che cosa vorresti che iniziassi a parlarti dal mio personale punto di vista, evitando le noiose pagine di libri e manuali.
Però oggi mi lasci libera di raccontarti a mio modo un qualcosa che spero ti possa divertire e interessare.

Lui: Promesso. Prima dei prossimi Passi (6 o 7) troverò il modo di farti sapere che cosa mi incuriosisce di più. Tieni però conto che potrei anche farti sapere che ciò che mi hai detto finora basta e avanza. Potresti avermi annoiato, non credi ? Perché il problema è semplice: se le cose di cui vuoi parlarmi non servono a migliorare la qualità della vita che sto conducendo, è meglio non farne nulla e continuare a starsene tranquilli, magari a giocare a carte.

Psi: Bravo. Bell’esempio hai fatto con il gioco delle carte. Perché volevo proprio parlarti del gioco del Poker e della storia dell’ asino di Buridano. Sta a sentire.
Un bel po’ di tempo fa, un gruppo di miei brillanti allievi si era chiesto come mai i giocatori di Poker professionisti tendessero a perdere le prime mani della partita per poi alla fine vincere. Studia e osserva, sono arrivati alla conclusione che nella prima parte della partita prestano grande attenzione. Ma a che cosa ? Scoperta: si stanno calibrando sul comportamento dell’avversario. Cioè, stanno cercando di associare micro segnale non verbale (soprattutto, minime espressioni del viso) a carta giocata. Dopo di che, è come se l’avversario comunicasse in anticipo il gioco che ha in mente di fare e le carte che ha in mano.
Di qui alla vita di tutti giorni (anche tua, quindi) il passo è breve: per ogni essere umano è importante calibrarsi sull’interlocutore. Occorre avere il tempo sufficiente, che in realtà non è poi molto. Vuoi capire se uno ti dice una bugia ? Bene. Osservalo con attenzione e vedrai che qualche idea potrai fartela. A condizione di aver associato espressione verbale a micro movimenti, soprattutto (ma non solo) del volto.
Se vuoi, al riguardo ti potrei insegnare un esercizio da fare in gruppo. Se ti interessa, ricordamelo.

Ti dicevo poi dell’asino di Buridano. Ecco di che cosa si tratta. Serve però una breve premessa.
A raccontare di questo povero asinello destinato – come vedrai – a morire di fame è stato, tra gli altri, un mio importante allievo nato nel 1896 e morto giovane nel 1934. Uno studioso russo che si chiamava Lev Semionovic Vygotskij. Gli sono riconoscente perché ha detto molte cose sagge soprattutto sul rapporto tra pensiero e linguaggio. Il suo era un modo di pensare originale per l’epoca, tanto originale che l’ha portato a fondare addirittura una Scuola, detta Storico-culturale.
Secondo il suo punto di vista, ogni evento storico è prima di tutto determinato dai fattori economici: tecniche di lavoro e di produzione, rapporti di lavoro e di produzione, qualità, quantità e “stili” relazionali. E ciò vale su larga scala (la storia dell’umanità) e anche in rapporto alla storia di ogni singola persona. Ciò per dire che ogni essere umano è ciò che è – nel bene e nel male- in considerazione di ciò che la sua “storia” e di ciò che gli è successo l’ha portato ad essere quello che è. Anche per te dovrebbe valere la medesima cosa.
Ma veniamo al nostro asino.
Di fronte a due sacchi di fieno uguali, uno a destra e uno a sinistra, l’asino, che pure ha fame, non sa sceglie e muore di inedia. In termini un po’ tecnici: i due stimoli equivalenti (i due sacchi di fieno) producono due reazioni uguali ma di direzione contraria e il comportamento dell’asino viene inibito. Non sa che fare e muore.
Attento: in una situazione simile, un uomo potrebbe tirare una monetina e in base al risultato (testa o croce ?) scegliere tra i due stimoli. Può scegliere che cosa fare. In altre parole: l’uomo produce di sua iniziativa un nuovo stimolo (la monetina) che favorisce un comportamento e un agire altrimenti impossibile. Questi stimoli vengono chiamati, non a caso, stimoli-mezzo.
Come puoi ben capire, io mi occupo anche degli stimoli dati (esistenti nell’ambiente) e degli stimoli creati (dall’uomo). Come, tanto per fare un esempio diverso da quello della monetina, quando facciamo un nodo al fazzoletto per non correre il rischio di dimenticarci di un qualcosa di importante.
“La presenza di stimoli creati – scriveva il nostro buon Vygotskij – accanto a quelli dati è la caratteristica che distingue la psicologia dell’uomo dalla psicologa animale”.
Prova a pensarci: credo che anche nella tua esperienza quotidiana abbia fatto e faccia uso di stimoli-mezzo. O no ?
Alcune pagine interessanti su questo argomento sono state scritte da Luciano Mecacci nel suo Cervello e storia, pubblicato nel 1977.

LO SPIRITO FOLLETTO

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