FATMA SVELA UN PREGIUDIZIO RADICATO E DIFFUSO Il secondo evento conclusivo al termine del progetto RadicaMi

Martedì 25 settembre World Bridge Education, terzo partner nel progetto RadicaMI, ha organizzato il secondo evento a conclusione dell’intervento. Ad attendere i partecipanti, la tradizionale merenda di cultura araba. Distribuita su un invitante banchetto, imperava una teiera dal classico design mediorientale.
L’Associazione World Bridge Education, all’interno del progetto patrocinato da Fondazione Cariplo e in collaborazione con UVI e il Politecnico di Milano, ha operato nella scuola elementare “G. Lombardo Radice” di Milano.
Si è occupata di facilitare la comunicazione dei bambini stranieri, fornendo un kit di strumenti funzionali a insegnanti, educatori e volontari. La maggior parte dei bambini è egiziana, parla la lingua araba e abbraccia la fede islamica.
Mentre la responsabile dell’iniziativa Chiara Dellea avvia la presentazione (seguita, poco dopo, da un interessante spunto autobiografico di Maral Shams) , la mia attenzione è catturata da una presenza silenziosa a fondo campo. Gli abiti lunghi e un velo ben fissato ai capelli che ne contorna il viso, indicano la chiara appartenenza culturale. Tiene in braccio un bambino di pochi giorni, che ogni tanto accenna a un vagito. Attentissima a non disturbare la riunione, di tanto in tanto si alza per cullarlo.
Non è truccata, le unghie sono in ordine e non laccate. Non porta né tacchi, né gioielli. Il vestito è in mono tinta carta da zucchero, di una fattura molto semplice. Nonostante l’abbigliamento sia molto coprente, emana femminilità da tutti i pori (almeno quelli scoperti), compresi movimenti e discrezione.
Rapita dai miei pensieri, perdo un pezzo di presentazione…
Immagino sia la mamma di uno dei tanti bimbi che frequentano la scuola Radice, invitata per l’occasione. Non escono spesso dalle loro case e comprendo quanto non le sia stato facile partecipare all’iniziativa. Sono certa che prima della conclusione ascolterò la sua voce, grazie ad un intervento in rappresentanza di tutte le altre.
La mia previsione rimane disattesa e ipotizzo che si è evitato di metterla in imbarazzo per la sua presunta difficoltà a comunicare. Aggiungo che forse non è poi così libera di esprimersi.
Nel momento dei saluti mi avvicino a lei con una scusa. Mi accoglie con un sorriso e mi domanda per chi collaboro. Iniziamo a dialogare su quanto sia importante per i bimbi imparare la lingua del luogo. Si tratta di bambini di seconda generazione, che costituiscono un anello di congiunzione tra il quartiere e l’immigrazione passata/presente.
Mentre parla, in perfetto italiano, comincio ad avere qualche perplessità riguardo al profilo delineato dalla mia immaginazione e la sua adesione alla realtà.
Racconta di quanto sia importante per lei che i figli mantengano come prima lingua l’arabo e la cultura d’origine, cui affiancare l’apprendimento della lingua e la cultura del paese che li ospita.
Dopo qualche minuto di conversazione mi chiede se possiamo procedere in inglese: la aiuta a esprimersi meglio. Mio malgrado acconsento, cercando di nascondere l’ansia da prestazione per una lingua che non parlo da almeno quindici anni. Il suo inglese è fluente e molto chiaro, non ha inflessioni, né sbavature. Con una punta di sorpresa, riesco a seguirla senza grosse difficoltà.
Racconta che l’arabo è parlato in oltre venti paesi al mondo ed è auspicabile una formazione di base, sia per lingua sia per cultura, per le nostre maestre. Oggi nelle classi non è più così insolito avere immigrati arabi. Questo faciliterebbe non solo la comunicazione verbale, ma anche quella non verbale, permettendo una connessione empatica con il bambino per non farlo sentire isolato. Conoscere la cultura di provenienza, è importante per comprenderne i sentimenti.
Mi è sempre più chiaro che collabora con la struttura World Bridge Education e al momento dei saluti ne ho la conferma. Si accomiata sperando di avermi nel corso italiano-arabo, in partenza a breve, da lei tenuto.
Annuisco e sorrido dicendole che come adulto non mi sarebbe facile apprendere una nuova lingua ma secondo lei è solo questione di superare la prima fase, poi diventa tutto facile.
Le tendo la mano per salutarla ma è già rivolta verso la sua quinta creatura, che lamenta la sua presenza dalla carrozzina. La moderatrice dell’incontro, chiede il consenso per cullarlo e mentre ho davanti a me un quadretto molto materno, mi salutano augurandomi di collaborare presto di nuovo insieme.
Torno a casa e, chissà perché, la cerco su internet:
Fatma è nata in Egitto, prima figlia di una numerosa famiglia in cui è cresciuta parlando Arabo Egiziano. Frequenta gli studi dalle scuole elementari fino al liceo in Arabia Saudita. Qui impara perfettamente sia l’Arabo del Golfo, usato nella vita di tutti i giorni, che l’Arabo Standard Moderno, usato come lingua ufficiale per l’istruzione. Così Fatma impara l’Arabo Standard Moderno, l’Arabo Egiziano e l’Arabo del Golfo, come lingue madre.
Tornata in Egitto, prosegue gli studi laureandosi con successo in Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università di Tanta, arrivando a essere accreditata come traduttrice ed interprete simultanea professionista dall’American University del Cairo, volendo riuscire a diffondere la sua passione per la propria lingua e cultura anche a livello internazionale.
Fatma inizia ufficialmente la sua carriera come professionista, partecipando a diversi progetti di alto profilo: come traduttrice e interprete per diverse stazioni radio e canali televisivi egiziani, come traduttrice ufficiale del famoso progetto IDSC per lo sviluppo della provincia di Gharbia e partecipando alla conferenza dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, tenutasi al Cairo nel 2004.
Allo stesso tempo, Fatma continua ad allargare i suoi orizzonti e si interessa sempre più anche al mondo dell’educazione e dell’istruzione, ricercando e sperimentando numerosi metodi didattici. Una volta trasferitasi in Italia, l’insegnamento si rivela essere la sua vera passione: Fatma oggi insegna con metodi sempre più all’avanguardia la Lingua Araba, nelle sue diverse forme, sia come lingua straniera che come prima lingua, ad adulti e bambini.
Rimango sorpresa su molti fronti e soprattutto riguardo alla mia prima impressione.
Capisco che forse dovrei lasciare da parte i pregiudizi, a favore di una maggiore conoscenza della loro storia, del loro presente e della loro cultura.

Marina Trionfi

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