L’ORTICELLO DEI DESIDERI

Le nuvole, di tanto in tanto, scendono sulla terra e – non viste – coltivano gli orticelli dei desideri. Eh, sì…perché, adagiati nel morbido delle nuvole, ci sono tutti i desideri di tutti i bambini del mondo e fin dall’inizio del tempo le nuvole si son date da fare perché i desideri dei bambini si potessero realizzare. Il compito non era e non è facile. Alla più anziana delle nuvole (era tutta grigia, data l’età) venne l’idea di coltivare degli orticelli magici dove i bambini possano andare, esprimere i propri desideri e – con pazienza – aspettare che si avverino.
In genere i desideri si avverano, a meno che non siano troppo bizzarri. Per esempio, una volta un bambino aveva espresso il desiderio che al maestro spuntasse una coda. Il Consiglio delle Nuvole, naturalmente, lo respinse, facendo però sapere al bambino che – forse – avrebbe potuto, osservando la forma di una nuvola in cielo, vedervi proprio il maestro con una coda così lunga che lo faceva addirittura inciampare (sembra che le nuvole vogliano ricordare a tutti che, immaginando, i desideri si possono comunque avverare).
Il problema però, per le nuvole, era come far sapere ai bambini quale fosse l’orticello magico a loro più vicino. Dovevano per forza chiedere aiuto a qualcuno che conoscesse il territorio e le abitudini dei bambini. Ma a chi? Alla solita nuvola anziana venne in mente di rivolgersi alle lucciole salterine, animaletti che passano il tempo a esplorare il territorio con una lampada, accesa di notte e spenta di giorno.
In breve tempo, le lucciole salterine (sono diverse dalle lucciole che molti bambini conoscono: nessuno le può vedere, tranne le nuvole. Nessun bambino le può vedere ma tutti possono leggere i messaggi che lasciano sul petalo di un grande fiore).
Nell’arco di qualche giorno, le lucciole salterine – guidate dalle nuvole, che sapevano dove si trovavano gli orticelli magici – riuscirono a far sapere a ciascun bambino quale fosse l’orticello a lui più vicino.
Da allora, per permettere a ciascun bambino di andare al proprio orticello magico (vi si doveva andare di notte) senza che i grandi se ne accorgessero, ogni nuvola prendeva le sembianze del bambino che aveva avuto il compito di aiutare e di seguire: si metteva sotto le lenzuola e stava lì, buona buona, fino al suo ritorno. Così nessuno poteva accorgersi della sua assenza.
Potreste chiedervi: ma i bambini non avevano paura ad andare da soli fino all’orticello dei desideri, per di più di notte con magari un buio fitto? Certo, un po’ di paura all’inizio l’avevano. Ma poi avevano capito che non erano soli. Erano accompagnati da tutti gli animali del bosco: ogni animale, piccino o grande che fosse, poteva andare al medesimo orticello dei desideri, proprio come ciascun bambino. Le formiche, per esempio, esprimevano il desiderio di non essere schiacciate e le mosche di non essere imprigionate dalle ragnatele dei ragni. E poi il lupo, che desiderava che ci fosse sempre un agnellino a sua disposizione perché potesse nutrirsi. Ma anche l’agnellino andava all’orticello dei desideri, mormorando piano piano (non voleva, per prudenza, che il lupo lo sentisse): «Fai in modo, orticello mio, che il lupo non mi trovi e che io possa vivere sempre in santa pace».
Per il Consiglio delle Nuvole sorse allora un bel problema: l’orticello dei desideri avrebbe dovuto soddisfare il desiderio del lupo o dell’agnello? Fino ad oggi le nuvole non sono riuscite a decidere quale, dei due desideri, soddisfare. Pensate che, quando grandina, piove o scoppia il temporale, è perché nel Consiglio delle Nuvole stanno litigando e quasi quasi si stanno per mettere le mani addosso!
Lo Spirito Folletto

 

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