VEDO ROSSO, SONO NERO, SONO GIALLO D’INVIDIA, HO UNA FIFA BLU: I COLORI SONO LA MUSICA DELL’ANIMA (la tavolozza del Volontario)

I Volontari sono uomini e donne – o meglio: persone – che dipingono di musica colorata il tempo dedicato a strutturare relazioni di aiuto. Con se stessi e con i loro più giovani compagni di viaggio, bambini o adolescenti che siano.
Chi, tra i naviganti, fosse interessato ad approfondire la tematica presentata da Cesare Peri, può prendere contatto diretto con l’Autore al seguente numero: 348.597.61.22: si è gentilmente reso disponibile a organizzare corsi e laboratori, dedicati a tutti coloro interessati a colorare la propria e l’altrui vita. Per ulteriori informazioni, può essere visitato il sito http://www.lafontepreziosa.org

«Vedo rosso», «Sono nero», «Sono giallo d’invidia», «È una giornata grigia», «Ho una fifa blu», «I miei anni verdi», «Sogno un avvenire rosa» … Sono semplici modi di dire o modi di essere?
Sappiamo quanto in realtà siano significative le parole e le espressioni figurate che una persona usa: sgorgano dalla parte più profonda e istintiva della mente e rivelano aspetti importanti del mondo interiore.
L’associazione tra colori e stati d’animo ne rappresenta un esempio a prima vista curioso, soprattutto se si considera l’universalità delle reazioni psicosomatiche alle vibrazione energetiche (perché di fatto si tratta di energia) dei colori: i colori “caldi” (rosso, arancione, giallo) aumentano la pressione sanguigna, innalzano la frequenza cardiaca, favoriscono l’attività, stimolando il sistema nervoso simpatico e incrementando le onde beta, proprie dell’eccitazione, mentre i colori “freddi” (verde, blu, indaco, viola) producono effetti contrari, agendo sul sistema nervoso parasimpatico, incrementando le onde alfa e, di conseguenza, un senso di pace e di distensione. E questo a prescindere da età, sesso e cultura dei soggetti.
Evidentemente dagli albori dell’umanità si è impresso nel nostra DNA un bioritmo che associa il buio, e di conseguenza i colori scuri, al riposo e la luce, con i colori vivaci, all’azione, così come le altre esperienze legate alla caccia, all’attacco e al sangue (rosso) o alla difesa e al riparo (verde) hanno lasciato in noi tracce indelebili.
I colori assumono dunque una grande importanza per il loro radicamento nell’inconscio: Lüscher, l’ideatore del noto test dei colori, li definisce «il linguaggio emozionale dell’inconscio». Ciò significa che essi non solo rivelano i nostri veri bisogni, desideri, rifiuti e le paure, ma permettono anche di comunicare con l’inconscio e di agire direttamente sugli stati d’animo e, di conseguenza, sulla salute, dal momento che ogni pensiero-emozione produce un preciso mutamento biochimico. I “persuasori occulti”, che scelgono un determinato colore per ogni prodotto e consumatore, conoscono bene gli effetti psicologici dei colori…

Approfondire le valenze energetiche, psicologiche e simboliche dei colori costituisce, in effetti, un’esperienza importante sia a livello fisico sia a livello psicologico, anche come possibilità di autoconoscenza: essere attratti o respinti da un colore, infatti, è una reazione istintiva che può rivelare una spiegazione chiarificatrice per il proprio essere. Se poi analizziamo il significato simbolico dei colori, in una visione non astratta o “culturale”, ma olistica, ci rendiamo conto che essi, nella loro successione secondo lo spettro solare, esprimono in modo dettagliato gli stadi evolutivi della coscienza, le fasi esistenziali che ogni uomo deve attraversare o affrontare, in perfetta corrispondenza con l’antica scienza dei chakra, offrendo spunti concreti per un percorso spirituale.

La meditazione cromatica
Sulla base di questi dati, dopo anni di sperimentazioni di varie tecniche meditative, ho sviluppato un metodo cromatico, costituito da una parte teorica e da una pratica.
La prima parte (Dall’io al Sé) si potrebbe definire filosofia o antropologia cromatica, in quanto interpretazione integrale dell’essere umano: i colori primari (rosso, giallo, blu) ne rappresentano le componenti fondamentali (corpo, mente, spirito), mentre quelli secondari (arancione, verde, viola) il processo evolutivo attraverso esperienze esistenziali, di carattere prevalentemente relazionale (amore sensuale, sentimentale, spirituale). Inoltre i rapporti di complementarità, con perfetta (e sorprendente) corrispondenza tra coerenza cromatica e coerenza valoriale, evidenziano i collegamenti tra la natura delle nostre esperienze e le componenti fondamentali che le determinano.

La seconda parte, di carattere pratico (Vivere i colori), costituisce la trasposizione della teoria interpretativa a livello di esercizi, con l’utilizzo non solo delle tecniche della cromorespirazione e cromovisualizzazione, ma anche della gestualità cromatica e della sperimentazione sinestetica (ad ogni colore corrisponde un sapore, un odore, un insieme di sensazioni e di associazioni mentali). Si tratta di esercizi semplici e dolci, da eseguire lentamente, accordando i movimenti, la respirazione e la visualizzazione, così da coinvolgere corpo, mente e spirito.
L’esperienza dell’interiorizzazione del colore, se vissuta intensamente, produce effetti di benessere e di riequilibrio psicologico ed energetico quanto le irradiazioni con faretti colorati (se non di più), poiché la mente inconscia non fa distinzione tra un’esperienza reale e una fortemente immaginata. Diversamente dalla cromoterapia tradizionale, infatti, la Meditazione cromatica richiede la partecipazione attiva del soggetto.
Tengo però a precisare un’altra fondamentale differenza del mio Corso rispetto alle varie tecniche della cromoterapia (irradiazione luminosa, cromopuntura, cristalcromoterapia, acque solarizzate…), e questa consiste nella finalità stessa, non orientata verso obiettivi terapeutici, bensì psicologici e soprattutto spirituali. Se un’esperienza di carattere meditativo e di autoconoscenza tramite i colori può rivelarsi significativa, piacevole e rasserenante, anche la componente somatica, di conseguenza, potrà esserne beneficiata.
Per questo associo agli esercizi anche ritmi e vibrazioni musicali, perché le onde sonore agiscono non solo a livello mentale, ma anche sulla materia, e quindi sul corpo, proprio come le onde, di natura elettromagnetica, dei colori. Di fatto i benefici sono quelli, ormai ben noti, della meditazione, che viene praticata in diversi contesti con varie tecniche e discipline: tra queste si può annoverare a buon diritto quella cromatica, come un percorso autonomo e non come semplice mezzo o supporto della cromoterapia.
Qualcuno ha giustamente definito i colori come la musica dell’anima, e in effetti essi costituiscono non solo il linguaggio dell’inconscio (un linguaggio di luce!), ma anche le nostre qualità naturali, nonché gli stadi evolutivi della coscienza, dall’istintività del rosso alla spiritualità del blu, fino alla trascendenza del viola.
I colori parlano di noi e mandano continui messaggi a noi stessi e agli altri (il colore del vestito che indossiamo, degli occhi, dei capelli, degli oggetti di cui ci orniamo) ed è bene, perciò, che noi, a nostra volta, parliamo dei colori. Parafrasando il famoso motto delfico, potremmo dire: «Conosci i tuoi colori e conoscerai te stesso!».

Cesare Peri

 

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