DISCORRENDO DI DIDATTICA E SOCIETÀ INCLUSIVA CON TRE GIOVANI COMPAGNE DI VIAGGIO: BIANCABLU, FRAGOLINA,  TESTACUORETEMPESTA

Biancablu, Fragolina e Testacuoretempesta (pseudonimi che hanno scelto in creativa sostituzione del proprio nome e cognome) sono tre ragazze che frequentano l’ultimo anno dell’Indirizzo Socio-Sanitario, a Milano, e che hanno trascorso in UVI un mese all’interno del progetto “Alternanza Scuola-Lavoro”. Abbiamo ritenuto di sentirne il parere rispetto al concetto di scuola e didattica inclusiva.

All’invito di descrivere il paesaggio che venisse loro in mente pensando a una scuola inclusiva e facendo riferimento alla propria esperienza, ecco i loro appunti:

Fragolina: «C’era una volta una città molto lontana, dove al suo interno abitavano delle persone magiche e ciascuna di loro possedeva dei superpoteri. Erano differenti l’una dall’altra. Il paesaggio era formato da case volanti, eroi coraggiosi, creature fiabesche. Vi era un ampio spazio magico».

Biancablu: «Una scuola in mezzo alla natura selvaggia, dove poter osservare un paesaggio in cui campeggia tutta la flora, dal girasole alle orchidee. Una scuola dove i bambini possono sentirsi un tutt’uno con la natura e con gli animali. Una scuola dove puoi osservare l’universo solo alzando lo sguardo, vedendo tutte le stelle e i pianeti che lo abitano. Una scuola vicino a un vulcano e al mare, dove si possa osservare il sole che tramonta. Una scuola dove la natura sia la prima insegnante di vita e che così possa educare. Dove i bambini possano sentirsi legati alla natura».

Testacuoretempesta: «C’è un enorme parco ricoperto da erba fresca e verdeggiante. Ci sono gli scoiattoli che girano liberi e che ogni tanto si avvicinano ai contenitori pieni di noccioline, preparati ogni mattina perché possano mangiare. Se si alza leggermente il capo, si vedono delle nuvolette fluttuare vicino ai bambini e ai ragazzi, così vicine che i più bravi possano fare un bel salto e star loro a cavallo per ore. Ci sono uccelli e pappagalli di ogni specie, ogni tanto si vede comparire qualche dolce cerbiatto. Spostandosi un po’, arrivando al centro del parco, si può trovare un immenso lago, dove ogni specie di animale acquatico vive amichevolmente e serenamente. Non ci sono barriere architettoniche: banchi e classi sono abolite. Le lezioni vengono svolte così: un po’ di alunni seduti sul prato e, chi vuole, anche sulle sofficissime nuvolette».

Descrivi il paesaggio che ti viene in mente pensando a…” è una tecnica semiproiettiva che bene mette in luce e chiarisce che cosa le nostre giovani interlocutrici ritengano possa intendersi e sia una scuola definibile in quanto “inclusiva”.

Discorrendone, si è poi condivisa l’opinione che una qualsiasi scuola (anche la loro, quindi) sia un sottoinsieme dell’insieme più ampio definibile in quanto società (anche quella società in cui le ragazze stanno vivendo). Di qui, l’identificazione dei fattori che, in linea di massima, caratterizzano scuola, didattica, società perché possano definirsi “inclusive”, accoglienti e valorizzanti le diversità.

Dal blog di Save the Children (gennaio 2018):

UNA CLASSE INCLUSIVA È

  • Rispettosa: nessun bambino deve essere escluso o emarginato. Tutti i bambini, indipendentemente dalla classe sociale, dal genere, dall’etnia e dalle proprie capacità, devono essere inclusi in aula. Fondamentale è il fatto che tutti i bambini vengano trattati in maniera eguale: con assoluto rispetto.
  • Bambino-centrica: gli insegnanti penseranno in maniera personalizzata alle attività da svolgere, rispettando così i bisogni dei singoli bambini. Ad esempio, si potranno proporre diversi metodi d’insegnamento per chi impara meglio leggendo, scrivendo, disegnando, guardando ecc. Il tutto coinvolgendo i bambini al massimo, chiedendo di esprimere opinioni, sensazioni e stati emotivi provati durante le attività.
  • Salutare: i bambini devono sentirsi a proprio agio all’interno della classe e dell’intera scuola. Questo significa che tutti i servizi siano accessibili a tutti e il sistema scolastico si impegni a integrare dei laboratori e delle lezioni sulle corrette pratiche igienico- sanitarie. In una classe inclusiva non devono esistere né barriere architettoniche né barriere mentali.
  • Protettiva: ogni bambino deve essere protetto da abusi e violenze, verbali e fisiche. Tutti devono essere incoraggiati a proteggere il prossimo. Non devono essere ammesse né punizioni corporali né punizioni verbali. Per raggiungere tutto ciò, dovrà essere creato un codice di condotta per i rapporti tra insegnanti e studenti.
  • Familiare: genitori e parenti devono essere inclusi nel processo educativo. Questo deve avvenire attraverso singoli colloqui che prendono in considerazione non solo l’andamento scolastico, ma anche lo stato emotivo e di salute dei bambini. Genitori e famiglie vengono inclusi in attività scolastiche aperte a tutti.

Continuando a fare riferimento alla propria, diretta esperienza, ognuna delle tre ragazze ha valutato ciascun fattore, avendo a disposizione un punteggio da 1 a 5 (1, minimo; 5, massimo; nessun altro vincolo). Due le categorie oggetto della valutazione:

la mia classe” e “la società in cui vivo”.

Stavolta, sono state le ragazze a dare i voti, rispettivamente alla loro classe e alla società in cui vivono.

Fragolina

La mia classe:

Rispettosa: 3

Bambino-centrica: 1

Salutare: 2

Protettiva: 2

Familiare: 3

La società:

Rispettosa: 3

Bambino-centrica: 2

Salutare: 2

Protettiva: 2

Familiare: 4

Biancablu

La mia classe:

Rispettosa: 4

Bambino-centrica: 2

Salutare: 3

Protettiva: 3

Familiare: 2/3

La società:

Rispettosa: 2

Bambino-centrica: 1

Salutare: 2

Protettiva: 3

Familiare: 2

Testacuoretempesta

La mia classe:

Rispettosa: 2,5

Bambino-centrica: 2

Salutare: 2

Protettiva: 1,5

Familiare: 2,5

La società:

Rispettosa: 1

Bambino-centrica: 1

Salutare: 1,5

Protettiva: 1

Familiare: 1,5

Quello che abbiamo ricavato è un susseguirsi di parametri quantitativi che evidenziano quanto critica sia l’opinione in merito al concetto di “inclusione”, riferito sia alla “classe” che alla “società”.

Si tratta di vissuti e, come è noto, il vissuto personale non può essere messo in discussione. Non possiamo che prenderne atto.

I margini di miglioramento sono evidenti. Va sottolineato, in ogni caso, come il modulo descrittivo offerto dall’ottica adolescenziale (paesaggi compresi) sia molto più efficace e avulso dalle stereotipie rispetto alle modalità interpretative in genere proposte dal mondo adulto, non a caso, “adulterato”.

Perché non estendere il nostro discorso a situazioni di vissuto diverso, sempre di studio (dalla scuola all’università), ma anche di lavoro, e, in generale, di vita sociale e relazionale?

In ogni caso, si tratta di vedere l’inclusività come un gioco di squadra, in cui noi tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per favorire il nostro prossimo nell’accessibilità e nella partecipazione alla vita di ogni giorno (studio, lavoro ecc.), tenendo conto dei bisogni di ciascuno, nel rispetto delle libertà di tutti.

Ci piace dire che bisognerebbe trovare tempo e spazio per sviluppare adeguate procedure di ascolto attivo dei bisogni e delle condizioni esistenziali che definiscono l’essere nel mondo di ciascuno di noi, non dimenticando che l’essere nel mondo può presupporre situazioni in cui un soggetto si (ri)scopra “fragile” e “diverso” e si trovi a dover (ri)strutturare la propria identità (a seguito di momenti di difficoltà di varia natura, di malattia, di traumi ecc.).

Noi tutti, per molteplici ragioni, possiamo essere e/o diventare “diversi”, se per “diverso” intendiamo ciò che non corrisponde (più) ai canoni di normalità stabiliti, e in ciò dobbiamo essere capiti, riconosciuti nella nostra (nuova) identità, rispettati e protetti. Inclusi, e non discriminati, per essere come (ora) siamo.

Per saperne di più:

Caprin, C., & Zudini, V. (2015). Lev Vygotskij, figura e opera da (ri)scoprire. Un contributo alle teorie dell’educazione. QuaderniCIRD, 11, 32-55.

Mecacci, L. (2017). Lev Vygotskij. Sviluppo, educazione e patologia della mente. Firenze: Giunti.

Mecacci, L. (2019). Storia della psicologia. Dal Novecento a oggi. Roma-Bari: Laterza.

Morganti, S. (1994). Le voci del silenzio. L’ascolto nella comunicazione interpersonale. Roma: Editori Riuniti.

Vygotskij, L. S. (2022). La mente umana. Cinque saggi. A cura di L. Mecacci. Milano: Feltrinelli.

Silvio Morganti

   e

Verena Zudini

Referente scientifico-organizzativo NRD

Dipartimento di Matematica e Geoscienze

Università di Trieste

Con il contributo di Fragolina, Biancablu e Testacuoretempesta,

che ringraziamo per le riflessioni che hanno voluto regalarci.

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