UN CERCHIO DI FUOCO AVVOLGE IL PIANETA E I SUOI ABITANTI. NE DISCUTE STEFANIA VACCARINO, CORRISPONDENTE UVI.

Un quadro devastante quello descritto dalla nostra corrispondente.  Un oceano disperante in cui annegano milioni e milioni di bambini e bambine. Maria Teresa di Calcutta ebbe a suo tempo notato: “Ciò che faccio non è che una goccia nell’oceano esistenziale che lambisce le coste del mondo. Ma senza questa goccia, l’oceano non sarebbe l’oceano”.  Così è la goccia dell’azione via via condotta dai volontari che animano UVI. Un piccolo raggio di luce, quasi un faro che indica comunque porti tranquilli in un mare emotivo in tempesta.

*

La guerra in Ucraina sta seminando migliaia di vittime; a queste parole il pensiero corre subito ai civili vittime dei bombardamenti, alle città distrutte, alle famiglie dilaniate dalla guerra. Eppure a partire da questa terribile guerra io vorrei volgere lo sguardo ad altre terre che stanno risentendo di questo conflitto: la Somalia, il Sudan e l’Afghanistan.

Infatti l’aumento del prezzo di beni alimentari (come il grano, per esempio), sommato ai cambiamenti climatici e agli effetti provocati dalla pandemia, ha provocato una crisi umanitaria senza precedenti.  Come riportato dall’UNICEF sul suo blog, “dal Corridoio Arido dell’America Centrale ad Haiti, dalla regione del Sahel alla Repubblica Centrafricana, dal Sud Sudan al Corno d’Africa, dalla Siria allo Yemen e fino all’Afghanistan, un cerchio di fuoco si estende per tutto il mondo, nel quale i conflitti e gli shock climatici hanno portato milioni di persone sull’orlo della carestia.

Nel mondo, la fame acuta mette a repentaglio la vita di 276 milioni di persone in 81 Paesi.

In un mondo sempre più instabile che sta ancora affrontando le conseguenze della pandemia di Covid-19, mentre la crisi climatica incalza e i prezzi dei generi alimentari sono già balzati a livelli record, la crisi ucraina potrebbe ora ridurre alla carestia altri 47 milioni di persone. 

Le persone più a rischio sono quelle che vivono nei Paesi dipendenti dalle importazioni di generi alimentari ucraini e russi, ma anche quelle povere che spendono una quota sproporzionata del loro reddito per acquistare generi alimentari. Sono ad alto rischio anche coloro la cui alimentazione è maggiormente basata sulle colture colpite, come frumento, orzo, mais e olio di girasole.

In questo quadro così desolante, ancora una volta le prime vittime sono i bambini. 

Afghanistan

Dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, il costo della vita e il prezzo dei beni di prima necessità sono aumentati così tanto da non essere accessibili a buona parte della popolazione. Come segnala Save the Children sul proprio blog, “Nel Paese la metà della popolazione – 23 milioni di persone, tra cui 14 milioni di bambini e bambine – fa i conti con la fame quest’anno, un aumento allarmante da agosto 2021.

Le ragioni sono il costo della vita e i prezzi del cibo saliti alle stelle. Ad esempio, un chilogrammo di grano costa quasi il 45% in più rispetto al giugno 2021, nel mentre, secondo le stime della Banca Mondiale, i redditi al contrario sono diminuiti di circa un terzo negli ultimi mesi del 2021. Questa settimana i media locali hanno riportato la notizia di un uomo che si è dato fuoco in piazza Dehmazang a Kabul a causa delle difficoltà economiche. 

LA GUERRA IN UCRAINA INCIDE SULLA SITUAZIONE IN AFGHANISTAN

L’Ucraina è uno dei maggiori esportatori di grano per l’Afghanistan. Per questa ragione la guerra in atto oggi nel Paese potrebbe far crescere i prezzi della vendita di questo bene in Afghanistan, peggiorandone così la situazione.

Le bambine e i bambini sono i più vulnerabili durante una crisi alimentare: senza cibo sufficiente e senza la giusta alimentazione rischiano la malnutrizione, che può a sua volta causare malattie, infezioni, arresto della crescita e morte”.

Sudan 

Save the Children nel proprio blog riporta la drammatica notizia della morte di due bambini sudanesi causata dalla malnutrizione. In particolare viene riportato che “Ricevere la notizia della morte di una bambina e di un bambino per mancanza di cibo è straziante. È successo nella città di El-Fashir, nello Stato sudanese del Darfur settentrionale. A confermare le drammatiche cause della morte dei due piccoli, sono stati i sanitari del posto. 

Purtroppo, questo è solo uno dei tanti preoccupanti segnali che arrivano da un Paese che ha dovuto affrontare tassi di inflazione estremamente elevati, con una media del 336% negli ultimi 12 mesi. Il conflitto in Ucraina ha esacerbato la situazione in Sudan, con un aumento globale dei prezzi dei generi alimentari che li rende inaccessibili per milioni di famiglie povere.

UN’EMERGENZA FAME DESTINATA A PEGGIORARE

L’incombente crisi della fame in Sudan è in gran parte dovuta agli effetti combinati del conflitto, della crisi economica e degli scarsi raccolti. E le future stime, che derivano dai dati forniti dalla Nazioni Unite, fanno aumentare l’allarme per il popolo sudanese. Infatti, si prevede che entro settembre il numero di persone che affronteranno la fame estrema salirà a 18 milioni. 

In un contesto di crisi estrema come il Sudan, è urgente dare priorità alla risposta umanitaria. E la triste fine dei due poveri bambini, ne è una testimonianza. È necessario fornire cibo, di cui c’è disperato bisogno, e assistenza allo sviluppo a lungo termine per le bambine, i bambini e le loro famiglie colpiti dalla crisi”.

Somalia

È sempre Save the Children a riportare notizie sulla drammatica situazione in Somalia (e, in particolare, nel Somaliland): “La crisi climatica incombe senza sosta in Somalia. La mancanza di piogge sta peggiorando le condizioni di vita di intere comunità, intaccando la loro sicurezza alimentare ed economica, costringendo più di mezzo milione di persone ad abbandonare le proprie case, in cerca di cibo e acqua per sopravvivere.

Come conseguenza, negli ultimi 4 mesi, si è visto aumentare il numero dei nuovi arrivi nei campi di Hargeisa, dalle regioni colpite maggiormente dalla siccità. 

LE MINACCE DELLA CARESTIA

Ciò che la popolazione somala teme di più, è sicuramente il ripresentarsi della carestia avvenuta nel 2011, che ha ucciso oltre 250.000 persone, metà delle quali erano bambini sotto i cinque anni. Inoltre, gli esperti avvertono che c’è il rischio reale che anche la prossima stagione delle piogge, generalmente prevista tra ottobre e dicembre, non arrivi, aggravando ulteriormente la già difficile emergenza umanitaria.

La prolungata siccità, l’inadeguatezza dei finanziamenti umanitari, le catene di approvvigionamento interrotte a livello globale, i prezzi dei prodotti alimentari saliti alle stelle a causa del conflitto in Ucraina. Il concatenarsi di questi eventi, sta producendo conseguenze devastanti per molte persone, ed è necessario un aumento urgente e tempestivo dell’assistenza umanitaria per evitare la morte e la devastazione delle famiglie in tutta la Somalia. Al momento sono 6 milioni le persone che soffrono la fame estrema e oltre 81.000 vivono in condizioni simili alla carestia.

“Il tasso di malnutrizione tra le bambine e i bambini è in costante aumento e le Nazioni Unite hanno avvertito che 350.000 bambini potrebbero morire entro l’estate se non interveniamo, ma la finestra di opportunità per agire e scongiurare una catastrofe si riduce ogni giorno che passa”, ha dichiarato Mohamud Mohamed, Direttore di Save the Children in Somalia”.

Riflessioni finali

Si potrebbero analizzare situazioni analoghe anche nel nord Africa, nello Yemen (peraltro già martoriato a sua volta da una lunga e sanguinosa guerra civile) e altri Paesi africani; tuttavia basta guardare a questi tre Stati a titolo esemplificativo per capire la gravità della situazione globale.

Nel precedente articolo abbiamo letto le parole cariche di sgomento di Rufino Tirannio: “Come si può aver l’animo di scrivere? Si è circondati da armi nemiche e d’attorno non si vedono che città e campi devastati”. Purtroppo lo stesso sgomento proviamo anche noi guardando questi Paesi martoriati dalla fame. Come ben ci ricorda l’UNICEF: “Il mondo si trova a un bivio”. 

Porre fine alla fame e alla malnutrizione è un imperativo morale. Se la comunità mondiale non agisce ora, la spirale creata da fame, disordini, violenza e fuga potrebbe raggiungere proporzioni mai viste fino ad ora. 

I conflitti e l’instabilità spingono i Paesi a regredire, mandando in fumo i progressi compiuti in termini di sviluppo e distruggendo i propri mezzi di sussistenza. I Paesi nei quali in passato si sono spesso verificati disordini causati dalle economie deboli e dal prezzo inaccessibile dei generi alimentari, sono particolarmente a rischio. 

Per questo è più che mai importante coprire i bisogni umanitari immediati e nel contempo sostenere programmi che sviluppino su larga scala la resilienza a lungo termine delle persone. Dobbiamo fare in modo che siano in grado di nutrirsi in modo autonomo senza dover abbandonare il Paese d’origine. 

Senza i mezzi urgentemente necessari per affrontare questa carestia senza precedenti, il mondo pagherà un prezzo ancora maggiore per il sostegno degli sfollati, la ricostruzione delle società e il superamento delle perdite, poiché vengono ribaltati i risultati di anni di sostegno allo sviluppo.”

Fonti www.unicef.ch   www.savethechildren.it

STEFANIA VACCARINO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: