QUANDO LA SOTTOMISSIONE DEL FEMMINILE AL MASCHILE SI COLORA DI SANTITÀ LASCIANDO COSÌ AGLI UOMINI LA POSSIBILITÀ DI ESPRIMERSI CON BRUTALITÀ E VIOLENZA.

Il Blog è anche lo spazio e il luogo dove si discorre di ciò che accade nel mondo. E nel mondo le violenze maschili possiamo dire che siano all’ordine del giorno. Il problema è che a nulla servono le Leggi che al riguardo sono state scritte a difesa delle donne. Perché? Forse perché in larghissima misura sono state e sono scritte da uomini. Il problema, come stiamo per vedere, affonda le proprie radici nel tempo antico.

«Innocenzo, vescovo, servo dei servi di Dio, saluta e dona apostolica benedizione alle dilette figlie in Cristo, a Chiara badessa e alle altre sorelle del monastero di San Damiano di Assisi». Così inizia la bolla di papa Innocenzo IV (1243-57), approvando così la forma di vita proposta da Chiara. La bolla di Innocenzo IV riporta letteralmente la lettera di Rainaldo di Segni, cardinale protettore dell’Ordine e futuro pontefice Alessandro IV. Rainaldo, il 16 dicembre 1252, aveva approvato la regola di Chiara, sottolineando in particolare «…la scelta di abitare recluse…». La regola di Chiara di Assisi così inizia «La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere, che il beato Francesco istituì, è questa […] Chiara, indegna serva di Cristo e pianticella del beatissimo padre Francesco, promette obbedienza e rispetto al signor papa Innocenzo e ai suoi successori canonicamente eletti e alla chiesa di Roma».

Con assoluta evidenza, Chiara ha in Francesco il proprio padre spirituale. Nella regola di Chiara riecheggiano qua e là le parole della regola (bollata e non bollata) di Francesco, che tuttavia si presenta come deciso assertore della separazione tra maschile e femminile (e qui Chiara sembra non seguirlo). Possiamo infatti leggere: «Tutti i frati, dovunque siano o vadano, si guardino dallo sguardo cattivo e dal frequentare donne […] Chi guarda una donna per desiderarla ha già compiuto adulterio […] Ordino fermamente a tutti i frati di non avere relazioni e colloqui sospetti con donne e di non entrare nei monasteri di monache». Il sesso, poi, doveva essere proprio una bestia nera, l’espressione diretta del demonio: «Qualora un frate, per istigazione del diavolo, fornicasse, venga spogliato dell’abito, che egli ha perso per la sua turpe iniquità, lo deponga del tutto e sia radicalmente espulso dalla nostra Religione». E qui Chiara proprio non lo segue: «La badessa e le sue sorelle devono guardarsi dall’irritarsi e dal turbarsi per il peccato di qualcuna, perché l’ira e il turbamento in sé e negli altri impediscono la carità». E nella regola di Chiara non si trova alcun passaggio dove si vieti alle sorelle di avere “colloqui sospetti” con uomini. Un tema, questo, dove è senz’altro possibile rintracciare l’arroganza maschile a fronte di un femminile più maturo, solido e accogliente.

Però…c’è un importante però, in quanto, e comunque, le Regole monastiche femminili sono state tutte scritte – ad eccezione della regola di Chiara, che in ogni caso si rifà a Francesco – da uomini. A partire dall’Ordo Monasteri (395 circa). Cesario, ordinato vescovo di Arles nel 503, scrisse la regola per le vergini; e anche Aureliano, successore di Cesario, scrisse la propria regola, anch’essa per le vergini. A seguire, la regola di Colombano, di Leandro, di Valdeberto, di Donato, di Benedetto, di Abelardo, giungendo, con la regola di Roberto d’Arbrissel, al 1101.

Scrive Francesco Furlan: «All’ostinato silenzio delle donne si oppone una loquacità, magari relativa ma persistente, degli uomini. Trattandosi non di verba ma di scripta, di parole non pronunziate ma vergate sulla carta, è innanzi tutto con chierici, con filosofi e letterati, con medici e giuristi che abbiamo a che fare [ricordiamoci che si sta discorrendo della donna, della famiglia e dell’amore tra medioevo e rinascimento, NdR]. Lo schermo ch’essi innalzano è senz’altro uno schermo maschile e sovente collaudato e concepito a partire da ambienti nei quali la donna è assente, dai quali anzi – com’è per gli ecclesiastici – essa è esclusa».

E ai nostri giorni? Mah…forse è proprio con uno “schermo maschile” che si scrivono le Leggi a difesa della donna, evidentemente non in grado di difenderla dalle aggressioni e dalla violenza maschile.

Testi di riferimento:

  • Regole monastiche d’occidente, Torino, Einaudi, 2001
  • Regole monastiche femminili, Torino, Einaudi, 2003
  • Francesco Furlan, La donna, la famiglia, l’amore tra medioevo e rinascimento, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2004

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2 Replies to “QUANDO LA SOTTOMISSIONE DEL FEMMINILE AL MASCHILE SI COLORA DI SANTITÀ LASCIANDO COSÌ AGLI UOMINI LA POSSIBILITÀ DI ESPRIMERSI CON BRUTALITÀ E VIOLENZA.”

  1. Condivido appieno… in assenza di leggi a tutela delle donne (e anche scritte dalle donne) nessuna di loro potrà mai sentirsi sicura nel denunciare perché il sistema a difesa della loro incolumità è sostanzialmente inesistente. Benissimo i centri anti violenza per all’accoglienza di donne e figli vittime di violenza domestica… non è che forse si potrebbero aprire anche dei centri anti violenza per gli uomini? O meglio, dei centri “anti violenza” per intervenire sugli uomini e sulla violenza messa in atto dagli uomini stessi nei confronti delle proprie mogli, compagne, ex fidanzate. Come Comunitá di psicologi forse sarebbe il caso di farci un pensiero.

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