NATURA E PERSONE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

PUBBLICATO DA: LA PENNA DI LORENZ, IL 16 settembre 2020

La riflessione che pubblichiamo richiama alla memoria, con un po’ di fantasia, il concetto di Ecologia della mente, di Gregory Bateson. Nel senso che offre l’occasione di ripensare al nostro essere temporaneamente vivi (ognuno di noi è assunto a tempo determinato nella grande organizzazione della Natura) in un’ottica olistico-ecologica.

Una prospettiva dove anche virus e batteri partecipano al gran ballo della vita. Sta a ciascuno di noi imparare a tenere il passo di una danza ballata al suono di un diffusa cultura del rispetto. E Lorenz, con la sua penna, ci indica il sentiero dove indirizzare il nostro pensiero.

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La tragedia del Coronavirus, che ha investito drammaticamente il nostro pianeta, ha richiamato l’attenzione di ciascuno di noi sulla fragilità dell’uomo di fronte ad eventi nuovi ed inediti, ma al tempo stesso ha sottolineato la necessità e l’urgenza di un intervento, a livello planetario, per arrestare il progressivo degrado ambientale e per curare le ferite che quotidianamente vengono inferte alla Natura, che io immagino come un organismo vivente, di smisurata e straordinaria grandezza, che respira, si muove di continuo, prova gioia e dolore e, qualche volta, si indigna scatenando le sue collere attraverso terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, cicloni o pandemie.

Un organismo vivente composto da uomini, piante, animali ma anche virus, batteri, funghi, tutti strettamente legati tra loro attraverso un complesso sistema di rapporti e di legami che esistono tra aria, acqua e suolo da una parte, e i miliardi di esseri viventi che abitano il nostro pianeta dall’altra. Questo sistema si chiama equilibrio naturale.

In passato si è addirittura creduto che morbi, pestilenze, terremoti e pandemie, fossero una maledizione inflitta da Dio all’uomo per via dei suoi molti peccati; per cui bisognava chiederne il perdono e invocare il suo intervento, con preghiere, processioni, esposizioni di santi e di madonne pellegrine.

Oggi, come allora, c’è chi ritiene che il Covid-19 sia una specie di vendetta della Natura nei confronti dell’uomo, principale responsabile dei disastri ambientali.

Ora, io non credo che la Natura sia questo terribile mostro che interviene per “punire” la presunzione e l’arroganza dell’uomo; e tuttavia penso che l’intervento della Natura sia solo legato alla difesa e alla restaurazione di quell’equilibrio che assicura la vita sul nostro pianeta; equilibrio oggi compromesso da un modello di sviluppo perverso che finora ha creato solo guasti e danni.

La mia opinione è che siamo già sull’orlo del baratro; e responsabile di ciò è soltanto l’uomo, il quale, rispetto a tutti gli altri esseri viventi, non solo riesce ad adattarsi all’ambiente ma, grazie anche alle moderne tecnologie, ha la capacità di modificare e di utilizzare a suo vantaggio, ampiamente sfruttandole, tutte le risorse che l’ambiente gli offre.

Ma queste risorse non sono inesauribili e sempre attingibili, per cui penso sia giunto il momento di fermarsi a riflettere e di accettare alcuni sacrifici a vantaggio di un ambiente più sano e più vivibile: sacrifici che già oggi si stanno coraggiosamente affrontando, con le rigide misure in atto, e che si dovranno sicuramente compiere in un futuro prossimo.

Certo, anche questa “nottata” passerà e sarà sicuramente la Scienza a dare la risposta a quella che sarà ricordata, in futuro, come la “peste” del terzo millennio.

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