La preziosa arte dell’ascolto

Pubblicato da M. REBECCA FARSI l’ 8 SETTEMBRE 2020

Da: Orme svelate

[…]

UNA CURIOSA RASSEGNA: I 10 CATTIVI ASCOLTATORI
Jill Geisler ha identificato 10 tipologie di ascoltatori inadeguati, condensandone le caratteristiche principali in una serie di quadretti, ironici e pittoreschi, di cui val la pena dare menzione.

  • L’ascoltatore multi-attivo: è quello che ascolta mentre sta facendo altre cose, millantando di riuscirci benissimo perché lui è capace anche di fare anche più cose insieme, in un’infallibile modalità multi-tasking. Questo soggetto esorta a parlare mentre ha la testa china sul computer, o sta guardando il telefono, prepara qualcosa ai fornelli, o aiuta i figli a fare i compiti. E intanto, evitando ogni contatto oculare, se ne va in giro per la stanza costringendoci a seguirlo per avere la sua attenzione, o si allontana dal nostro raggio visivo borbottando frettolosamente qualche commento, che non ha nulla che fare con ciò che abbiamo detto. Una delle sue frasi tipiche è : “ Parla parla, tanto ti ascolto….”
  • Il finisci-frasi: è l’ascoltatore che ha la pessima abitudine di terminare i discorsi al posto di chi sta parlando, nell’erroneo ed egocentrico tentativo di sostituirsi a lui nell’esprimere il contenuto di un messaggio. È un onnipotente, uno che sa sempre tutto, anche ciò che l’altro vuol dire. In realtà il suo è solo un modo per invadere la personalità altrui  e condizionarla dei suoi vissuti e dei suoi intenti. Dice spesso: “So benissimo dove vuoi arrivare.”
  • Il mondano: è l’interlocutore super impegnato, quello che se potrà ci ascolterà, ma non ci può fornire indicazione sul dove e sul quando perché ha sempre mille cose da fare.
  • Il contraddittore: è l’interlocutore che la pensa sempre in modo diverso dal nostro. Uno snervante oppositore, il classico bastian contrario, che non parla tanto per conoscere l’opinione altrui ma solo per palesare il proprio punto di vista contrario. Contraddice a priori, insomma.
  • Lo sputa-risposta: è colui che non concede all’altro il tempo di parlare, e a se stesso di elaborare il contenuto del messaggio, commentando alla fine: In fondo potevi cavartela anche da solo. Questo è il mio consiglio, poi fai come ti pare.
  • Il filosofo: questo interlocutore si profonde in elucubrazioni autogestite sul senso della vita e su onerosi concetti esistenziali che si attribuisce il vanto di conoscere; è un teorico, un astratto, un conversatore di se stesso e con se stesso; una delle sue frasi tipiche può essere: Vedi, ora ti spiego io come stanno davvero le cose….
  • L’autobiografico: è colui che, appena sente l’altro affermare o raccontare qualcosa su di sé, dichiara prontamente di aver vissuto la stessa esperienza, o addirittura qualcosa di peggiore. Non riesce a staccare il focus attentivo da se stesso; non ascolta l’altro per sentire ciò che dice, ma solo per parlare di Sé. È un narcisista, insomma, che dice spesso: Ah, sapessi  cosa è successo a me. A tal proposito stai a sentire… e inizia a parlare lui.
  • Lo scruta-orologio: è colui che mentre parliamo fissa distrattamente l’orologio. Uno che ha fretta, che non può perdere tempo nell’ascolto empatico dell’altro. Al massimo può prestare l’orecchio a ciò che dice. Ma non è assicurato nemmeno questo. Il messaggio implicito è quello di tagliar corto, dunque, di farla breve, ché lui non può soffermarsi ad ascoltarci.
  • Il superveloce: è uno che esibisce la propria agenda di impegni, occupatissima e pienissima, e la oppone come ostacolo all’ascolto. Ha mille cose da fare, e mentre si allontana dice…ne riparleremo quando ho più tempo. Così va ad invalidare uno dei fattori essenziali dell’ascolto, ovvero la concessione di spazio e tempo al messaggio.
  • Lo smemorato: sembra che stia a sentire, ma in realtà sposta lo sguardo su mille altre cose mentre parliamo; insomma è attirato da tutto tranne che dall’interlocutore. Non mantiene l’aggancio oculare, non annuisce empaticamente, perde il filo del discorso. E alla fine dice…grazie per esserti confidato con me; se mi ricordo, ne riparleremo un’altra volta.

Ognuno di noi realizzerà di essersi imbattuto, almeno una volta, in uno di questi modelli di ascoltatore, e in egual modo riconoscerà di aver interpretato a sua volta, più o meno fedelmente, uno dei ruoli descritti. Prendere coscienza che si sia trattato di un errore relazionale servirà anche ad evidenziare quali sono le modalità più giuste per approcciarsi all’altro, in una direzione costruttiva che tenga conto della funzione basilare dell’ascolto: capire cosa l’altro vuol dirci e perché.
Certo non è facile….
L’arte dell’ascolto implica in primo luogo l’allontanarsi dalle proprie muraglie esistenziali, dalle proprie certezza narcisistiche, dalle convinzioni superbe e rassicurate per compiere un cammino, talvolta incerto e faticoso, verso l’altro, per esplorare il suo universo psichico ed emotivo ed accettare la possibilità di lasciarcene modificare. Ascoltare vuol dire arricchirci dell’altro e dei suoi contenuti interiori, vuol dire mettere all’angolo la nostra individualità per esaltare una dualità, delicata quanto preziosa, che nell’ascolto trova la massima possibilità espressiva. Vuol dire smettere di essere Io per diventare NOI.
Spesso non ci capiamo perché non ci stiamo a sentire. Ascoltare è la via elettiva per aggirare il conflitto, evitare il fraintendimento, negoziare le incomprensioni. Se solo imparassimo a farlo..

M. Rebecca Farsi

Riferimenti bibliografici:
Burley—Allen, M. (2015) Imparare ad ascoltare. Come cogliere i segnali deboli, ottenere le informazioni desiderate, migliorare le relazioni interpersonali, Franco Angeli, Milano;
Lugli, L. Mizzau, M.  (2010) L’ascolto, Il Mulino, Bologna;
http://formamediazione.blogspot.com/2013/01/i-dieci-cattivi-ascoltatori.html.

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One Reply to “La preziosa arte dell’ascolto”

  1. Bellissimi esempi di persone in cui ci si imbatte, purtroppo, spesso. La necessità di mettere l’io al centro, sminuendo gli altri con il proprio “poco interesse” succede spesso. Mettere le “relazioni tecnologiche” in primo piano, rispetto a chi ci sta davanti, altra consuetudine. Speriamo che il dopo “lock down” ci aiuti a ritrovare la realtà.

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