SOGNANDO, SOGNANDO, CHE MALE MI FO’? LA CRITICA DI HOBSON A FREUD

Il sonno, entro certi limiti, offre al cervello l’opportunità di agire da solo e il risultato sono i sogni.                                                                                           Edward Clarke (1878)

Se è ragionevole pensare che alla base di ogni motivazione umana vi sia necessariamente un sogno (benché ad occhi aperti), discorrere di sogni e del sognare pare ugualmente ragionevole. Si tratta di un’attività mentale che si svolge durante il sonno e della quale è possibile conservare, dopo il risveglio, immagini, pensieri, emozioni che hanno caratterizzato la scena onirica. Discorrere e accennare alla critica che Hobson avanza nei confronti di Freud e della sua “Interpretazione dei sogni”, potrebbe sembrare strano e fuori luogo, considerata la natura del nostro Blog. Ma bambini, bambine, ragazzi, ragazze, uomini e donne, sognano. E volontari e tirocinanti a loro volta sognano. Dunque, nulla di strano se dedichiamo qualche minuto a discorrerne.

Nella presentazione a “J. Allan Hobson, La macchina dei sogni. Come si creano nel cervello il senso e il non senso del sognare, Firenze, Giunti, 1992”, Mario Bertini scrive: «Per chiarezza occorre sottolineare che il fuoco principale dell’interesse e della competenza di Freud è l’evento psicologico del sogno come contenuto da interpretare mentre, viceversa, per Hobson è la funzione del sognare, con un preciso ancoraggio sperimentale al versante biologico […] Mi sembra che proprio con il concetto di trasparenza, se esteso e radicalizzato, si possa arrivare a mettere in discussione anche l’ipotesi interpretativa, psicologica, di Freud. Lo sforzo sistematico di Hobson è di dimostrare la trasparenza del sogno. La fisiologia sottostante spiegherebbe, per esempio, perché i sogni appaiono spesso frenetici, pieni di movimento, di inseguimenti, cadute e fughe: la ragione potrebbe essere dovuta al fatto che durante la fase REM (movimento oculare rapido, fase finale del sonno, NdR) i neuroni delle aree corticali scaricano con la stessa rapidità di quando il sognatore si trova nello stato di veglia in piena attività. La caduta radicale del tono muscolare nella fase REM potrebbe ancora spiegare quelle sensazioni di precipitare o di volare spesso ricorrenti nel sogno. E fin qui, tutto bene, ma Hobson arriva anche a dire che se il sogno è ricco di significato, lo è in modo trasparente, non “opaco” o “degradato” […] In altri termini la bizzarria del sogno sarebbe pienamente riconducibile alle caratteristiche peculiari dello stato fisiologico descritto; secondo Hobson, non ci si dovrebbe cioè meravigliare se, non ricevendo la corteccia i consueti messaggi del mondo esterno ma dei segnali caotici interni, le storie prodotte risultano strane».

Per concludere, val la pena di osservare, con Mario Bertini, che – durante il sonno – l’organismo si trova come immerso in un mondo interiore.

Ed è questo mondo interiore, al di là e oltre il sogno e il sognare, che sarebbe bene ascoltare con un’attenzione maggiore rispetto a ciò che usualmente facciamo. Un mondo nostro e altrui.

Mario Bertini, Ordinario di Psicologia fisiologica presso l’Università di Roma, La Sapienza e dal 2008 Professore emerito.

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One Reply to “SOGNANDO, SOGNANDO, CHE MALE MI FO’? LA CRITICA DI HOBSON A FREUD”

  1. Di sicuro sognamo tutti la stessa cosa, credo, in questo periodo: poter tornare a vivere le relazioni con tutti i sensi e poter tornare a servire chi è nel bisogno, senza paura.

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