IL TEMPO AL TEMPO DEL COVID-19

Alice Aratti segnala un breve intervento di Alessia Agliati, docente di Pedagogia interculturale presso l’Università di Milano Bicocca. Riflessione che si inserisce nell’alveo di post già pubblicati sull’argomento. A ciò è possibile aggiungere e tener presente la considerazione che avanza Stefano Mancuso: le piante, proprio in quanto obbligate a stare ferme, quando e se hanno un problema, non possono evitarlo ma lo devono per forza risolvere. Gli umani possono al contrario muoversi ma questa straordinaria opportunità comporta un limite: il problema può essere aggirato, evitato, ma (a volte) non risolto. Mancuso sottolinea come le piante siano intelligenti, se per intelligenza intendiamo (come è corretto fare) la capacità di adattamento. COVID19 è senz’altro antipatico ma, da un certo punto di vista, obbligandoci a ridurre la nostra mobilità, chissà che non favorisca la nostra capacità di adattamento, proprio a partire dall’essere obbligati a “stare fermi”. Ispirandoci, per quanto possibile, al modello vegetale.

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Il tempo oggi è morto, appeso, bloccato, fermo dal momento che ci ritroviamo sospesi in un presente incerto che ci porta a vivere il tempo futuro come inesistente, perché nell’incertezza non è possibile fare programmi. La necessità di programmare il futuro e di pianificare questo tempo nasce da un nostro bisogno di controllo dettato dalla società in cui viviamo, che ci induce ad essere sempre performanti, a raggiungere obiettivi e a porci in un costante stato di progettualità, limitando così il vivere nel presente con coscienza e con consapevolezza.

Questo Covid-19 e le relative instabilità che ne conseguono a livello sociale, politico, medico ed emotivo ci offrono però l’opportunità di percepire il presente come lento e di conseguenza come un momento nuovo e tutto da riscoprire. Non possiamo pianificare il futuro e non sappiamo cosa aspettarci dal futuro, l’unica certezza è il presente: siamo obbligati a stare nel qui ed ora, a riportare la mente al presente poiché non possiamo programmare il domani.

Ecco che si pone il quesito fondamentale: questa imposizione di riscoprire il presente può essere fonte di apprendimento per la nostra società? O resterà solo una forma di adattamento momentaneo a una situazione di bisogno e di sopravvivenza a questa pandemia?

Suggerimento: cogliamo l’incertezza per allenarci a sfruttare il qui ed ora e a riscoprire il presente come un tempo nuovo.  

ALESSIA AGLIATI

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