Da Antonio: alla cucina dei pensieri /9

MASCHILE, FEMMINILE E GENITORIALITA’.LA DEPRESSIONE POST PARTUM PATERNA.

Proviamo a pensare per un attimo al momento in cui viene al mondo un bambino.

La scena è la seguente. Mentre Mamma e Papà sono in sala parto, fuori un nutrito gruppo di parenti e amici attende l’annuncio della nascita. Ecco che all’improvviso il Papà esce dalla sala parto e va incontro ai propri supporters, dandogli la notizia che stavano tutti aspettando.

E’ qui in questo momento che vengono dette due frasi “Come sta il bambino?” E “ Come sta la Mamma?”. Frasi legittime, non dico il contrario, ma non pensate che ci si dimentichi sempre di qualcuno? C’è mai qualcuno che chieda “ E tu, Papà, come stai? Come ti senti?”.

A questo punto, visto il titolo, vi aspettereste subito una spiegazione della Depressione Post Partum Paterna, ma ci arriveremo gradualmente per cui seguitemi fino in fondo.

Perché nessuno si interessa al Papà nel momento nascita? Lo si fa perché riteniamo che la figura paterna, sia, in quel momento, marginale?

Senza ombra di dubbio dietro c’è un retaggio culturale che vede, in primis, la gravidanza come esclusiva della donna, perché è la donna che porta segni evidenti di cambiamento corporeo, cambiamenti d’umore, gioie e dolori tipici, appunto, della gravidanza.

Ma non basta a spiegare l’esclusione dell’uomo.

Aggiungiamo quindi il fatto che all’uomo gli è stato cucito addosso, dalla società, il vestito di supereroe. Un essere forte, autorevole, incapace di emozionarsi perché non deve mostrare di avere dei punti deboli. Lo stereotipo dell’Uomo che non deve chiedere mai. Diventa quindi normale dare per scontato che in qualsiasi situazione stia Bene.

Ahimè non è cosi, e vedremo perché.

Uno studio pubblicato nel 2013 sulla rivista Minerva Pediatrica, condotto da Alberto Pellai e altri 11 ricercatori (Cosa sanno, cosa pensano, cosa fanno i neo-papà: indagine su attitudini, conoscenze e comportamenti di 570 uomini rispetto al proprio ruolo paterno a poche ore dalla nascita del loro bambino) ha indagato le attitudini e i comportamenti associati alle trasformazioni che vivono gli uomini quando diventano padri. Attraverso un questionario autosomministrato, sono stati rilevati dati interessanti che, per esempio, mostrano scarsa conoscenza sui temi di cura del bambino e scarsa conoscenza sui cambiamenti della moglie. Addirittura il 47% ignora che la moglie possa soffrire di depressione.

Il dato importante che è venuto fuori da questo studio è che i papà sono preoccupati di non essere dei buoni padre, tanto da avere problemi di sonno durante la gravidanza. Inoltre, la maggior parte riferisce di avere difficoltà a condividere le emozioni e preoccupazioni con altri papà.

E qui ci riallacciamo a quanto vi dicevo prima. Un uomo non può mostrarsi debole con i suoi pari e quindi recita un ruolo che, magari in quel momento, gli sta stretto e addirittura potrebbe avere conseguenze serie.

Con un quadro del genere possiamo immaginare come sia plausibile il passaggio da una situazione di felicità per essere diventati papà, ad una fase discendente al punto di provare sofferenza, una sofferenza che potrebbe poi sfociare in altro.

Potrebbe diventare una vera e propria Depressione Post- Partum.

Una review pubblicata nel 2010 sulla rivista JAMA The journal of the American Medical Association ha preso in esame 43 studi sulla depressione paterna in associazione con quella materna. Risultato interessante: su 28004 padri,  la depressione post partum era evidente in circa il 10 % degli uomini, più alta nel periodo che va dal 3° al 6° mese. Dato significativo, se pensiamo che l’incidenza sulle madri è del 13%.

Siamo quasi sullo stesso livello.

Dobbiamo innanzitutto smettere di pensare che sia uguale a quella Materna o sia simile alla Maternity Blues.

L’esordio avviene nel terzo trimestre di gravidanza e nel secondo trimestre dopo il parto e i sintomi sono i seguenti:

  • Frequenti disturbi d’ansia;
  • Tensione, tristezza, voglia di estraniarsi, somatizzazioni frequenti, umore irritabile, disturbi del sonno e calo del desiderio sessuale;
  • Da un punto di vista comportamentale non è raro che si possano avere crisi di rabbia, che si cerchi di stare fuori casa e rimandare il rientro più a lungo possibile, magari restando ore a lavoro;
  • Possono nascere dipendenze e relazioni extraconiugali.

I fattori di rischio possono essere attribuiti ai conflitti di coppia, a qualcosa legato alla propria infanzia, alla depressione materna, ad una gravidanza non voluta, un aborto, difficoltà economiche e sociali.

Fortunatamente è possibile prevenire prima di curare, e lo si fa coinvolgendo il papà fin da quando si scopre di aspettare un bambino, rafforzando il legame di coppia. Non bisogna mai dimenticare che prima ancora di essere una famiglia si è una coppia e il legame instaurato deve essere sempre vivo.

Ma è fondamentale fare informazione, raccontare e far capire alle future mamme, ma anche alle figure sanitarie che operano in ambito ostetrico, che anche il Papà è importante tanto quanto la Madre. Anche Bowlby ci mise un po’ ma alla fine diede il giusto risalto anche alla figura paterna.

Ora, se vostro marito passa il tempo libero a giocare a calcetto con gli amici invece che con il vostro piccolino, drizzate le antenne perché in realtà non sta trascurando voi, ma potrebbe essere il primo segnale che qualcosa non stia andando per il verso giusto.

Dr. Antonio Viscardi

Dottore Magistrale in Psicologia Clinica e della Riabilitazione

Tel. 347.6256162

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