COVID-19 E SALUTE MENTALE.

SEMPLIFICARE IL SISTEMA DI RELAZIONE DOCENTE-ALLIEVO E’ COMPLICATISSIMO

Le considerazioni che al riguardo avanza Cristina Fratto si prefigurano come spunto di un ragionare che dovrà in ogni caso (e comunque andranno le cose) essere tenuto presente. A partire dal concetto dell’ansia indotta dall’interazione con la macchina computer che, per sua natura, è priva dell’indispensabile dimensione affettivo-relazionale. E, poi, il concetto di spazio di sviluppo prossimo, cioè di quello spazio di crescita personale che può svilupparsi unicamente in rapporto all’aiuto che la figura adulta (insegnante o genitore che sia, e comunque mai macchina) può dare al bambino. Come, quindi, valorizzare le competenze infantili spontanee e inespresse? La sfida è aperta.

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Oggi mi sono fermata a riflettere sullo stato psicologico, dei bambini in particolar modo, che caratterizza l’individuo esposto ad avvenimenti incontrollabili come quello che ci siamo trovati ad affrontare.

Mi è ritornato in mente il concetto di “learned helplessness”, che studiai durante il mio percorso di laurea triennale, introdotto per la prima volta da Seligman e Maier, volendo con ciò intendere quel comportamento internalizzante che consiste nell’indifferenza e nell’incapacità di apprendere davanti ad eventi stressanti o comunque incontrollabili, quindi una sorta di “impotenza appresa”, concetto che credo possa essere applicato ad ogni situazione di vita.

La percezione dell’evento diventa una minaccia per l’individuo che crede di non essere in grado di gestirlo, arrivando ad una sopravvalutazione degli aspetti negativi e ad una sottovalutazione degli eventi positivi. Bandura sostenne che le convinzioni di efficacia scolastica influenzano l’impegno impiegato e la costanza, dunque ritenere di avere scarse competenze scolastiche, accresce l’ansia. Quanto ciò può essere stato accentuato dall’essersi improvvisamente trovati senza quella figura di riferimento che nel contesto scolastico è l’insegnante?

Entrano in gioco una serie di sentimenti negativi, come le eccessive pretese su sé stessi, le interpretazioni sbagliate o le svalutazioni di se stessi, che ostacolano l’attivazione di processi adeguati come il problem solving, necessari in determinate situazioni.

Ricordando sempre con grande ammirazione il dialogo tra Borgna e Galimberti, è stata sottolineata l’importanza del “contesto”, nel senso più ampio possibile del termine. Il contesto sociale incide da subito sulle caratteristiche psicologiche generali di un individuo; nel caso di un bambino particolarmente importanti per un buon adattamento sociale e culturale sono la famiglia e la scuola. 

Generalmente, la presenza dei genitori nel percorso di istruzione del proprio figlio è fondamentale, perché fornisce motivazione, un alto senso di autoefficacia e alte aspettative di successo scolastico, considerando sempre l’integrazione tra il soggetto stesso e il proprio ambiente. Questo è un concetto maggiormente valido considerando una situazione come quella in cui improvvisamente ci siamo ritrovati catapultati: i genitori si sono dovuti per certi versi sostituire agli insegnanti, sono stati quella presenza fisica costante nell’arco dell’intera giornata, scolastica e non. E gli insegnanti? Quanto può essere difficile essere un reale supporto senza la presenza fisica? Quanto può risultare complicato farsi sentire vicini anche se lontani?  Credo sia stata un’esperienza comune avere alunni terrorizzati dalla bocciatura, ma quanto può essere complesso smantellare quest’impotenza appresa da dietro uno schermo?

Credo fermamente che il periodo post-pandemia, che dovrebbe coincidere con il tentativo di ritorno alla normalità, sarà forse più complesso della pandemia stessa, perché se per tentare di far ripartire un paese si possono fare previsioni su modalità e tempistiche, ricostruire l’integrità e la stabilità mentale di milioni di persone non ha tempi prestabiliti e soprattutto ha un prezzo che è il più caro di tutti: la salute. 

“Il cervello è come un filo di capello. Con la stessa facilità con cui un capello si stacca dal capo, la ragione umana può svanire da un momento all’altro”. Oltre ad essere, la nostra mente, uno straordinario tessuto magico dalle potenzialità sorprendenti e, il più delle volte, inespresse.

CRISTINA FRATTO

One Reply to “COVID-19 E SALUTE MENTALE.”

  1. Certamente dovremo fare i conti con le conseguenze negative di questa pandemia ma temo che la dura cervice di cui siamo dotati non ci consentirà di evolvere, umanamente parlando, grazie alla crisi come sarebbe opportuno accadesse. Lo spero ovviamente .

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