IL VALORE DELLE FAVOLE

Passo dopo passo, eccomi a trascorrere qualche ora a settimana allo spazio bimbi Don Gnocchi. Tra le varie attività che ogni giorno svolgiamo con i nostri bambini penso che sarebbe bello leggere loro una favola e così propongo a Carol, che insieme a me aiuta l’educatrice Irene il venerdì mattina, di scegliere una storia da poter leggere tutti insieme. “Che ne dici di Cappuccetto rosso? E’ una favola con una trama molto semplice e magari non tutti i bimbi la conoscono” mi dice lei…e così trovo lo spunto per riflettere su qualcosa a cui non avevo ancora pensato: chissà se anche loro, pur provenendo da culture diverse da quella occidentale e ancor più da quella italiana, hanno avuto modo di conoscere le favole che io sentivo raccontare da bambina.
Le favole hanno per natura una struttura molto semplice ma universale: il protagonista si trova di fronte a una sfida o a un’avventura da affrontare, incontra ostacoli e può cadere in un pericolo; solo se riuscirà a trovare un modo per superare la prova e se avrà qualcuno pronto ad aiutarlo allora la storia giungerà a un lieto fine che porterà il protagonista ad un’evoluzione ottenuta grazie ad un insegnamento appreso dall’esperienza vissuta.
Pensiamo ad esempio a Cappuccetto rosso: la bambina ha un compito preciso che le è stato assegnato dalla mamma, ovvero portare un cestino con tanti cibi buoni alla nonna che sta nella casetta in fondo al bosco (sfida), Cappuccetto però lungo il sentiero incontra il lupo (pericolo) che cerca di ostacolarla facendole cambiare strada; solo grazie all’intervento del cacciatore (aiuto) potrà salvarsi e capire che sarebbe stato meglio tirare dritto per la propria strada e non dare confidenza agli sconosciuti (insegnamento).
Pensiamo ora ad un racconto africano: quest’estate mi è stato regalato da un ragazzo del Mozambico un piccolo libricino dal titolo “Buonumore”; il racconto contenuto al suo interno parla di Spicy, un piccolo ragnetto che vive sospeso tra i banani e che non potrebbe desiderare luogo più felice in cui vivere. Un giorno però delle strane creature dai denti di metallo chiamate ruspe distruggono ogni centimetro della sua amata giungla (pericolo); per ritrovare il buonumore di sempre a Spicy non resta che partire e trovare una nuova casa (sfida). Grazie ai consigli del saggio re Giaguaro (aiuto), Spicy costruisce una zattera per tutti gli animali e li porta con sé in un posto sicuro, una foresta piena di alberi altissimi con foglie grandi e tanti frutti succosi; è così che Spicy capisce che con la buona volontà e un po’ di sacrificio si può ritrovare il buonumore perduto (insegnamento).
Non sembra quindi che la struttura di queste due storie sia poi così diversa: entrambe ci raccontano di un viaggio che il protagonista deve affrontare, seppure in due ambienti che non si assomigliano molto (il bosco e la giungla), e di un lieto fine che trasmette un messaggio molto più profondo.
Tutto ciò fa chiaramente pensare alla favola come ad un ambiente di apprendimento, uno spazio didattico in cui viene favorito lo sviluppo cognitivo: le favole trovano nei bambini degli attenti spettatori perché rispondono a un bisogno innato di farsi domande e di ricevere risposte. A tal proposito, la pioniera della psicoanalisi infantile Melanie Klein parla di questa spinta a esplorare, a conoscere, a dare un significato agli eventi della vita col termine di “pulsione epistemofilica”, che è proprio ciò che porta i bambini ad interessarsi ai racconti e alle favole.
Le favole raccontano delle storie nelle quali i bambini si identificano dal momento che per loro è come se vivessero la favola in prima persona, identificandosi nei personaggi che sentono più vicini a loro. E’ come se la favola svolgesse la funzione di “contenitore” (per citare un esponente della psicodinamica, Bion) poiché il contenuto con cui il bambino si identifica è più accessibile se trasformato in racconto.
Altri sono i benefici delle favole: secondo Bruner queste permettono lo sviluppo del pensiero narrativo, cioè la capacità cognitiva attraverso cui le persone organizzano la propria esperienza e costruiscono significati condivisi. E’ importante inoltre ricordare che soprattutto in un ambiente così speciale come quello dello spazio bimbi l’ascolto di un racconto può essere un valido sostegno all’apprendimento della lingua proprio attraverso le interazioni con le parole e i dialoghi tra i vari personaggi.
E’ così che ancora una volta possiamo favorire l’integrazione e la partecipazione a scuola.
Se due culture così diverse utilizzano lo stesso strumento, ovvero la favola, per comunicare il medesimo messaggio significa che in realtà non sono due mondi poi così distanti: la favola è solo il rivestimento di un significato che è universale, così come il colore della pelle è solo il rivestimento di un essere umano che resterà sempre un essere umano.
Cambiano i racconti, cambia il colore della pelle, cambia la lingua ma l’essenza è sempre la stessa, che si parli di favole oppure di persone.
Ah, dimenticavo… sapete cosa c’è scritto all’inizio del libricino “Buonumore”?
“Questo libro è per Simone e per tutti i bambini in viaggio verso la felicità”. Un messaggio che, ancora una volta, si rivela universale.

ALICE ARATTI

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