I COLORI CHE INDOSSIAMO RACCONTANO DI NOI STESSI (e del nostro vivere il mondo)

Quando scegliamo un abito di un colore, noi “indossiamo quel colore”, rivestendoci delle sue qualità, che producono determinati effetti a livello sia fisico sia psicologico. Infatti, all’interno di un certo colore, possiamo “sentirci bene” oppure “a disagio”, fino al punto di dire che «l’indumento mi piace, ma il colore non fa per me!». Qual è la causa di queste sensazioni?
In primo luogo occorre tener presente che i colori sono radiazioni elettromagnetiche, vibrazioni sotto forma di onde, di diversa lunghezza e frequenza, quindi energia capace di influenzare la materia, come le onde sonore.
In secondo luogo sappiamo che anche il nostro corpo emette vibrazioni e che ogni organo ha una sua specifica frequenza: i cosiddetti chakra sono particolari aree energetiche su cui si può influire tramite le corrispondenti frequenze dei colori e dei suoni.
Il colore dell’indumento svolge, perciò, una doppia azione su chi lo indossa: attraverso la percezione visiva, che influisce a livello psicologico sullo stato d’animo, e con la sua penetrazione a livello corporeo tramite la luce. Questa azione può avere effetti positivi e persino terapeutici, ma anche negativi, acuendo stati di squilibrio e di malessere.
Soprattutto va ricordato che i colori hanno uno stretto legame con le emozioni e i sentimenti, tanto da essere definiti «una lingua emozionale che è compresa a livello inconscio» (Lüscher). Ne consegue che non solo ci sentiamo attratti o respinti da essi per reazioni “istintive”, che spesso non sappiamo spiegare, ma è possibile agire in modo diretto e consapevole sul nostro inconscio, se conosciamo le specifiche valenze dei colori.
Può capitare, quindi, che i colori che più ci attirano corrispondano a dei bisogni “positivi” e che noi li cerchiamo per una naturale necessità di “ricarica” o di pace, ma può accadere anche l’opposto, cioè che, per affinità fra stati d’animo e colori, una persona, per esempio, depressa cerchi istintivamente il blu o una infelice si rifugi nel marrone, aggravando così la propria condizione.
Chi è introverso non ama i colori “caldi” (rosso, arancione, giallo), per la loro spinta esotermica e centrifuga, che li sollecita ad aprirsi al mondo, preferendo di gran lunga i colori “freddi” (blu, indaco, viola), per il loro carattere endotermico e centripeto, che favoriscono sia il raccoglimento interiore sia la chiusura al mondo esterno.
I caratteri “solari”, che vivono sentimenti di gioia e amano la socialità, ovviamente avranno inclinazioni cromatiche opposte. Non è un caso che i bambini prediligano i colori caldi, mentre il giovane può includere anche quella “cerniera” rappresentata dal verde (amore, comunione con la natura), oltre la quale l’adulto incomincia a propendere per il blu. Ma questo è un processo evolutivo naturale, in cui i colori si associano spontaneamente al progressivo livello di interiorizzazione del vissuto e della “realtà” in cui siamo immersi.
Il disagio o lo squilibrio si manifesta, invece, quando la propensione per un colore diventa esclusiva: vestiti, oggetti e arredamenti tutti dello stesso colore rafforzano l’aspetto cromatico negativo (presente in ogni colore, se portato all’eccesso e non equilibrato con gli altri) ed evidenziano il fatto che la persona interiormente manchi delle stesse qualità del colore che va compulsivamente cercando. In questi casi non si tratta semplicemente di “gusti” (a tutti piace o non piace un colore), bensì di propensioni esclusive o di rifiuti assoluti, che la persona avverte con tale intensità da dover assecondare senza una ragione apparente oppure sforzandosi di trovare una spiegazione.
La stessa ragione vale per il rifiuto: alla persona manca quello che il colore rappresenta e ciò è avvertito non come un bisogno, ma come qualcosa di totalmente estraneo o che può destare la sgradevole sensazione di una carenza, e perciò viene respinto. Così, ad esempio, il rifiuto del rosso o dell’arancione può rivelare mancanza di vitalità, di forza sessuale o di gioia di vivere, il che vale, con minore intensità, anche per il giallo, insieme ad un’eventuale scarsa propensione verso la ricerca intellettuale, le novità e i cambiamenti della vita. Rifuggire il verde può associarsi ad un disagio interiore, ad una mancanza di armonia, di equilibrio e di legame con la natura, mentre il rifiuto del blu indica spesso instabilità interiore, difficoltà nella comunicazione e un desiderio di prendere le distanze dai legami affettivi e dai propri problemi emotivi, così come la negazione assoluta dell’indaco e del viola può celare assenza d’interessi spirituali.
Naturalmente si tratta di constatazioni di carattere generale, che ciascuno può riportare a se stesso in un confronto personale, e che soprattutto deve applicare agli altri con prudenza: infatti, se è difficile conoscere veramente se stessi, pretendere di “giudicare” gli altri dall’apparenza risulta impossibile. Così, per esempio, una persona che si senta attratta dal rosso non è detto che sia per forza aggressiva e impulsiva (come in genere accade), perché potrebbe invece essere timida e compensare istintivamente questo suo aspetto. Viceversa un amante del verde potrebbe non essere spinto da un amore per la natura e da un grande equilibrio interiore, ma, al contrario, fuggire dal mondo circostante, percepito come minaccioso (rosso), nel tentativo di sopire il proprio disagio. I colori, insomma, possono aiutarci a capire noi stessi e gli altri (come per l’interpretazione simbolica dei sogni), a condizione che ci sia almeno una base di conoscenza di sé e dell’altro, per non scivolare in facili generalizzazioni.
Perché, in definitiva, certi colori, indossati, ci fanno “stare bene”? Perché rafforzano le nostre qualità e tendono anche a compensare alcuni aspetti energetici e psicologici. Inoltre si accordano con i colori della nostra aura, secondo i principi della complementarità; e, d’altra parte, che cosa colora l’aura, se non l’insieme delle nostre componenti psicofisiche?
Si dice poi, giustamente, che «l’abito non fa il monaco», ma dal punto di vista cromatico, almeno relativamente a noi stessi, esso rivela chi siamo e il nostro stato d’animo, offrendoci altresì un valido aiuto per esplorare in modo realistico il mondo interiore, fatto di aspirazioni, di bisogni e di stati emotivi, a condizione che conosciamo le valenze simboliche dei colori.
Possiamo allora scegliere di indossare i colori in modo consapevole in base alle circostanze e non solo per gusto o moda. Perciò, se dobbiamo affrontare prove intellettuali, è consigliabile il giallo, perché fortifica nervi e cervello (la parte sinistra, sede della razionalità), mentre l’arancione è più adatto a prove di carattere affettivo, favorendo la comunicazione e la gioia. Se poi vogliamo essere particolarmente cordiali e disponibili, è bene ricorrere al rosa.
Il desiderio di trasmettere (e di sperimentare) calma, equilibrio e tranquillità, placando l’agitazione, è rafforzato dal verde, mentre un bisogno più intenso di pace si realizza con il blu e quello di “alleggerimento” e di riposo con l’azzurro. Dopo un lavoro mentale eccessivo indossiamo il turchese, che, assommando le qualità del verde e del blu, evoca profonda distensione. In questi casi indumenti rossi, arancioni o gialli creerebbero effetti decisamente “disfunzionali”.
Se poi preferiamo passare inosservati, vestiamoci di grigio e teniamo presente che il bianco e il nero, per qualsiasi motivo intendiamo prediligerli, di fatto difendono dall’ambiente esterno e perciò non facilitano le esperienze relazionali.
La cosa migliore resta evitare il monocolore e alternare un po’ tutti i colori, in perfetta analogia con una dieta variata. Perciò, cari amici, se possibile, vivacizzate cromaticamente il vostro guardaroba, privilegiando i materiali naturali (la seta, per esempio, è ottima), perché quelli sintetici, oltre a produrre cariche elettriche statiche, risultano impermeabili o quasi alle energie elettromagnetiche, cioè a quelle meravigliose radiazioni che il sole ci invia alla velocità di 300.000 chilometri al secondo e che noi percepiamo come colori.

Cesare Peri

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