Il giocare dei bambini

Alla nascita un bambino potrebbe essere paragonabile ad un bellissimo campo, dove la terra è rigogliosa e aspetta solo di essere seminata. Attraverso le capacità affettive e cognitive i bambini assimilano ed elaborano gli stimoli esterni che, nel tempo, danno vita alle abilità e alle competenze di apprendimento.                                                    Lo strumento più importante per la sua crescita è la Relazione, principalmente con la mamma e il papà, poi con tutte le persone che gli vivono accanto e che si occupano di lui. Dalle esperienze positive di relazione con le persone, i bambini sviluppano la fiducia di base, cibo per l’evoluzione della personalità in tutti i suoi aspetti.

Se la relazione è principale veicolo di sviluppo, il Gioco e gli Oggetti sono gli “accessori” fondamentali con cui adulti e bambini, bambini e bambini stabiliscono contatto e comunicazione fra loro. Potremmo dire, utilizzando di nuovo una metafora, che il gioco rappresenta uno dei semi preziosi che l’adulto semina in questa meravigliosa terra. Dal gioco possono nascere e svilupparsi fantasia o apatia, creatività o noia, intelligenza e curiosità o stoltaggine e pigrizia…

Così come risulta significativo il modo di Amare, anche il modo di Giocare è importante per il bambino perché condiziona i futuri germogli del suo giardino.

Ad ogni età i bambini evolvono il tipo di gioco. Fino all’Anno il gioco preferito è l’insieme dei gesti legati al contatto corporeo con la madre, quindi sono importanti le carezze, i baci, gli abbracci, il solletico… Successivamente il bambino gioca manipolando oggetti nuovi e conosciuti, soprattutto quelli di uso familiare: i giochi preferiti del bambino diventano le stoviglie, i mestoli di legno, i cassetti…su cui produrre effetti evidenti come i rumori, i suoni, i cambiamenti di colore…                                                                                     A mano a mano che acquista capacità di spostamento nello spazio e impara i movimenti del corpo più complessi, giocare significa scivolare, rotolare, gattonare, lanciare gli oggetti e poi correre e saltare. Dopo i Due anni si affinano anche il gioco di finzione, quello creativo e di manipolazione: si gioca con le bambole, con le macchinine, con le plastiline, con la farina, con la carta. Il bambino sviluppa progressivamente il disegno e le abilità manuali più precise come dipingere con un pennello, piegare, ritagliare e incollare la carta. A partire dai tre anni il gioco è sempre più correlato sia agli aspetti simbolici: finge di essere la mamma che stira o prepara la pappa, o il papà che guida, parla al telefono o fa la barba; sia agli aspetti cognitivi: smonta e rimonta un oggetto, costruisce con i lego o con i puzzle e si chiede il “perché” delle cose.

Anche l’adulto cambia il proprio modo di giocare con i bambini.                                            Se all’inizio è molto orientato a stimolare e aiutare il bambino nelle diverse attività, progressivamente ne prende le distanze, spinto anche dal bambino stesso, che nel frattempo ha sviluppato autonomia e desiderio di iniziativa personale. E’ giusto, quindi che il genitore lasci organizzare il proprio gioco al bambino, partecipando solo su richiesta e agendo soprattutto  un’azione di controllo. E’ assolutamente fondamentale per i nostri figli essere compresi sotto questo aspetto perché giocare significa sperimentare, esplorare, e mettersi alla prova. Osservare con attenzione e disponibilità i vari modi di giocare di un figlio aiuta enormemente a capirlo e non ha nulla a che fare con l’eccesso di oggetti che siamo più o meno disponibili a regalare.                               Prima di comprare un giocattolo è bene verificarne il significato del suo utilizzo, l’età consigliata per l’uso perché sia adeguata all’età del nostro bambino, il messaggio che invieremo con quel giocattolo e soprattutto verifichiamo anche con noi stessi perché decidiamo di comprarlo. Una cameretta troppo scialba e priva di giocattoli può risultare ipostimolante, ma al contrario una cameretta perennemente in disordine e con eccesso di giocattoli può risultare iperstimolante e quindi comunque negativa.

Un giocattolo dovrebbe anche tenere conto delle attitudini e dei bisogni del bambino in quel preciso momento evolutivo, essere stimolante della fantasia e della creatività e poco condizionante da un punto di vista sociale. La libertà di pensiero con la quale il bambino esprime un’emozione è il più prezioso strumento di gioco e di crescita di un bambino.


Eleonora Alvigini

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